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🌹Inferno XVIII | La divina commedia letta da Silvana Torto

 

I nostri due poeti giungono, in groppa al sommozzatore volante Gerione, nella prima bolgia dell’ottavo cerchio. Qui son puniti i Fraudolenti “semplici”, coloro che hanno frodato senza tradire. Dante descrive accuratamente questo nuovo luogo, le Malebolge, tutto di pietra e di color grigio ferro, dove si trovano nuovi dannati e nuovi fustigatori. Demoni cornuti frustano le anime dannate senza dar loro tregua. Dalla figura di Venèdico Caccianemico, un noto guelfo bolognese, che Dante riconosce subito, possiamo dire che si tratta dei ruffiani: “Quaggiù m’hanno sommerso le lusinghe/ ond’io non ebbi mai la lingua stucca.” La pena inflitta alle anime ruffianiere produce e perpetua la prassi medievale di punire il lenocinio con la fustigazione. Una pena scurrile e umiliante come la colpa che castiga. E qui i diavoli hanno le corna, cosi’ come se li dipinge da sempre il popolo cristiano, assimilandoli agli antichi satiri e forse alludono anche ai mariti delle femmine indotte al tradimento dai ruffiani stessi. Poi si vede arrivare l’anima di Giasone, che sedusse  e abbandonò, tra le altre, la maga Medea e Ipsipile. Seduttore e mentitore, Giasone conserva anche nell’Inferno un grande contegno e una virilità regale. Il canto si chiude con orde di adulatori immersi nello sterco. Tra questi, la puttana Taide. Un canto, il XVIII, di grande sperimentazione sonora con rime molto aspre e dissonanti a rendere perfettamente la “materia orribile e fetente”, come dice Dante stesso, di questo basso Inferno. su twitter: Eccoci entrati nelle Malebolge, nel basso Inferno. I fraudolenti. I ruffiani, primi fra tutti, frustati da diavoli cornuti. Poi li vediamo impelagati nella merda del mondo…buon ascolto. Divina Commedia, canto XVIII.

 

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