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PARLIAMO DI PINGUINI Il nuovo gioiello dei Rodeo Clown

 

PARLIAMO DI PINGUINI
Il nuovo gioiello dei Rodeo Clown

Articolo di Riccardo Gramazio (Ricky Rage)

 

Operazione enorme per i Rodeo Clown, un messaggio, il loro, assolutamente forte e controcorrente. Il mercato musicale dettato dai singoli immediati sembra non convincere la band sarda. La proposta musicale ha bisogno di tempo per essere compresa, per essere assaporata e metabolizzata. Un po’ come succedeva tempi indietro. Il nuovo capitolo della storia, dell’ormai lunga storia, è allora un super concept composto da tre dischi, da tre atti. Progetto ambizioso e, a nostro modo di vedere, semplicemente fantastico. Tanta musica, tante idee e tanta qualità. Possiamo sbilanciarci? Bene, sbilanciamoci. Il nuovo disco è un gioiello, un prodotto che merita tutte le attenzione del mondo. Musica come si deve, che richiama i giganti della storia, dai Beatles ai Beach Boys, dalle formazioni punk agli Who. Diamo la parola a loro e… ai pinguini! Per la precisione, abbiamo inviato le domande e i nostri hanno risposto insieme. Una vera squadra…

Il vostro ultimo Let’s Talk About Penguins è davvero monumentale. Siamo davanti a un’opera rock incredibilmente ricca, ambiziosa, davvero straordinaria. Realizzare un prodotto, un concept album di questa portata, insomma, non è affatto semplice. Quanto tempo avete impiegato?

La bellezza di cinque lunghi anni, suddivisi in varie fasi, concepimento, gestazione, travaglio e nascita…e primo dentino, primo compleanno, la prima volta che ha detto mamma. Ora è pronto per uscire di casa e iniziare le elementari (si scherza). Alcune canzoni sono nate in sala e altre sono venute fuori piano piano. Scrivere è un po’ come disegnare: alcune cose vengono naturali come se fossero già sul foglio altre hanno bisogno di un lavoro più complesso.

In fase di scrittura e di composizione come vi siete comportati?

Diciamo che è stata una novità per tutti, non tanto per la creazione di nuovi pezzi, ma come modus operandi. Arriviamo tutti da background musicali e metodologie di lavoro differenti. È stata anche la prima volta in cui si è scritto un album tutti e tre insieme (in quello precedente Paul è arrivato a lavoro già iniziato, ed è saltato sul treno in corsa) e abbiamo tentato di far coesistere tutte le idee che avevamo. Ognuno proponeva qualcosa e ci si registrava in sala, alcune idee sono nate improvvisando, altri pezzi sono un Frankenstein di tante bozze, per non parlare degli audio di Tony (gli venivano le idee in strada e spediva degli audio ansimando in mezzo alle macchine!!!). In parole povere è stato un delirio controllato.

Una storia divisa in tre atti e una collezione di brani, o meglio, di capitoli in musica. Cosa avete voluto raccontare?

Avevamo l’idea di fare un album diverso, il punk rock immaginato come qualcosa di più di un album sotto i trenta minuti lo abbiamo sempre avuto in mente, ma esattamente cinque anni fa Tony e Joe si sono ritrovati nel baretto sotto casa a parlare di sogni strambi e dischi che ci hanno ispirato, la storia è venuta fuori per caso. Un professore matto che negli anni dell’università si era dato alla pazza gioia psichedelica aveva un sogno: sistemare il mondo ribaltandolo, portando al nord quello che c’era al sud e viceversa (come i pinguini non presenti nel polo nord), in un’isola immaginaria, l’Isola “Ananas” dove compiere esperimenti. Qualcosa va storto e fra i pinguini, uno diventa un ragazzo vero e proprio e in quel momento arrivano i problemi. La storia è lunga, parla di crescita, presa di coscienza e la consapevolezza delle proprie azioni, con la conseguente comprensione dei propri limiti. È una specie di nostro Ulisse, Pinocchio e Gesù Cristo metropolitano. Nascita, vita e morte. Un concept album alla vecchia maniera, ci ispirava il fatto di declinarlo in salsa punk, con tutte le nostre influenze.

Il lavoro presenta un volume intenso di sonorità, di idee e di situazioni melodiche. Possiamo parlare di punk, di surf rock o di rock and roll più classico. Tuttavia è praticamente impossibile stilare una lista precisa delle influenze o delle proposte. Cioè, io ho percepito un mondo, anzi, un universo. Ditemi, quali artisti hanno davvero guidato i vostri passi?

Beh, sì, ne hai azzeccate molte. Ci sono le influenze che hai sentito tu, ma anche tante altre. Ascoltiamo musica diversa e ognuno di noi attinge dal proprio bagaglio musicale. Abbiamo suonato in varie band e ogni esperienza te la porti dietro. La musica alla fine è un’eterna condivisione e reinterpretazione. Nel disco ci sono tante idee particolari, ma anche citazioni, sarà un bel gioco scoprirle tutte. Il fatto di scrivere con diversi strumenti musicali (compresi quelli etnici e inusuali per il punk rock) e poi reimpostare le strutture delle canzoni più e più volte ci ha fatto seguire il percorso che molte band prima di noi hanno fatto e dovevamo per forza compiere anche noi, una specie di Leap Of Fate.

Ragazzi, che dire, a questo punto sono costretto a espormi da ascoltatore: Let’s Talk About Penguins è eccezionale. In più, nonostante l’abbondanza, tutto scorre alla perfezione…

Grazie, siamo contenti che vi sia piaciuto

La domanda sorge spontanea. È possibile portare questo disco dal vivo? Chiaro, quando ci sarà la possibilità…

In un primissimo momento ci siamo posti quel problema, proprio quando abbiamo iniziato a mettere insieme i pezzi, ma per il tipo di progetto che avevamo in mente pensare all’esecuzione dal vivo ci avrebbe tarpato le ali. Appena si potrà provare in sicurezza inizieremo a lavorarci, ci sono tante cose da valutare, ma di sicuro, come è sempre stato per i Rodeo, i live saranno una storia a sé stante. Molte volte è bello anche che certe canzoni siano irripetibili dal vivo, abbiamo cercato di dare forma anche a quello che non eravamo riusciti a fare per problemi di tempo su di un disco fino ad ora, abbiamo registrato tanto, volevamo qualcosa di più.

Estrarre singoli da questo grande progetto non mi sembra affatto facile. Come vi siete comportati e come vi comporterete?

Abbiamo fatto un ragionamento molto semplice: essendo un disco molto vario e diverso dai precedenti, si è cercato di far capire la diversità e la complessità, ma allo stesso tempo far sentire che la matrice è rimasta la stessa. Quindi è stato un percorso fatto di cinque singoli con i quali, in un primo momento, abbiamo spiazzato l’ascoltatore abituale per poi tranquillizzarlo all’ascolto successivo, facendo sentire le varie ambientazioni. Poi in futuro si cercherà di estrarre anche un video con un sesto singolo (virus permettendo). Già, scegliere le canzoni per l’album è stato difficile, abbiamo scritto molto materiale negli ultimi sette anni, ma volevamo essere sicuri di registrare solo le cose migliori. Ogni canzone secondo noi ha una potenzialità da singolo.

Le tracce che più amate? Una per ogni atto, magari…

Questa domanda è difficilissima, sia perché abbiamo gusti differenti sia perché le tracce sono diverse fra loro, quindi magari piace di più una per un genere, ma non in modo assoluto. Davvero difficile, se dovessimo dare preferenze poi magari una canzone si potrebbe offendere. Facciamo che le più belle saranno le prossime che scriveremo (sempre virus permettendo).
Di solito le nostre preferite sono quelle con il feedback più energico da parte del pubblico durante i live; tra quelle degli scorsi album sappiamo bene quali funzionano meglio e crediamo ce ne siano diverse anche in quest’ultima fatica.

Avete diversi dischi all’attivo. Avete voglia di ripercorrere le varie tappe?

Cercheremo di essere brevi perché la nostra storia è praticamente quella di tutte le band. Ci siamo formati nel novembre/dicembre 1996 a Sassari, eravamo quattro ragazzi tutti ventenni o quasi. L’idea era quella di una band di punk rock alla “californiana” con influenze del filone europeo, molto in crescita in quel momento storico. Tutti avevano varie influenze, dal punk rock all’italiana (Senza Benza / Persiana Jones) all’hardcore melodico e lo ska-punk (altro genere del periodo). Nel 1998 la prima demo e nel 1999 la formazione rimase a tre elementi. Con il passare al nuovo secolo e un cambio alla batteria i Rodeo hanno abbracciato sonorità più surf, rock ’n’roll e pop punk, mantenendo una costante di potenza nella distorsione delle chitarre. Abbiamo fatto negli anni un botto di live, è sempre stata la cosa che ci è piaciuta di più. Escludendo l’ultima release in tutto abbiamo all’attivo 9 album più 3 EP, live in tutta la Sardegna, nord Italia e sette tour in Inghilterra e Galles. Dopo vari cambi di formazione diciamo che siamo gli stessi da sette anni, Let’s Talk About Penguins è il secondo, terzo e quarto disco insieme (il primo è stato Unsinkable Sam nel 2015).

Voltiamo pagina. Senza filtri: situazione della musica in Italia.

Se stiamo a più di un metro e all’aperto possiamo anche togliere il filtro. Scherzi a parte, l’analisi della situazione dipende dal punto di vista. Da persone che fanno musica per passione vediamo che è quasi impossibile vivere di musica, ma non solo per colpa del sistema (sicuramente non è sano). E’anche colpa un po’ della visione sociale del musicista; ormai non viene più visto come un mestiere, come del resto le arti in genere, di conseguenza non gli viene riconosciuto un valore.
Il musicista è sempre fermo tra l’essere una prostituta che fa quello che gli chiedono o l’artista, il creatore di cose bellissime, che però finiranno in un museo dove non entrerà mai nessuno.
Detto questo però c’è tanto fermento in Italia, tanti prodotti di enorme valore, che purtroppo vengono dispersi nell’oceano della digitalizzazione. Con la curiosità e la voglia di cercare si trova tanta qualità per ogni tipo di genere musicale.

E in Sardegna, invece?

Idem, siamo in pochi quindi meno locali dove poter suonare e organizzare live. Quello che rimane non è l’ideale per il rock… pure d’estate, quando la possibilità potrebbe essere più ghiotta, in realtà ci si ritrova a spingere molto intrattenimento musicale che si allontana diametralmente dalla musica suonata live. Anche qui però c’è tanta qualità e voglia di fare, ne sono un esempio le persone che ci hanno aiutato in questo disco, sono tanti e sono artisti fenomenali.

Avete consigli da dare ai giovani musicisti?

L’unico consiglio che si può dare è di divertirsi. Noi non sapremmo che altro poter dire. Se vi piace la musica e quello che fate, investite sulle vostre passioni, magari non diventerete delle rockstar, ma almeno avrete cercato di esprimere la vostra creatività in uno dei modi più belli possibile. Comprate strumenti, imparate a suonarli, migliorate la vostra saletta, cercate di suonare live e non abbattetevi se avrete dieci persone come platea. Caricate le vostre canzoni online, molte volte il messaggio ha solo bisogno di un mezzo per arrivare, magari arriva in ritardo, ma arriva.

Salutate a modo vostro i lettori di MDN

La vostra soddisfazione è il nostro maggior successo (cit.) Grazie per lo spazio dedicatoci, è stata una bella chiacchierata!

https://www.facebook.com/rodeoclownband/

https://www.youtube.com/channel/UCPngqZpOwSosGgl4onzOU2A

 

 

 

 

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