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Un filo d’erba che solletica il cielo Emanuele Cilenti

 

Ho letto: Un filo d’erba che solletica il cielo
Autore: Emanuele Cilenti

Recensione di Carlo Amedeo Coletta

Sono quasi sicuro che nella mia auto, anzi, sono quasi sicuro che nelle varie auto che ho guidato esistesse e attualmente esista una bolla temporale. Una bolla in cui tutto sembra lontano, il tempo, il lavoro, gli affetti e le persone, pedoni a parte. In questa bolla temporale in cui mi rifugio, riesco a concentrarmi, se voglio, oppure sognare, se mi va. Dato che sono fissato con le vecchie auto svedesi, sono sicuro anche del fatto che esistano grossi problemi di comunicazione tra l’auto, la bolla temporale e il mio cervello. A volte penso a cosa scrivere e mi ritrovo in un sogno a occhi aperti in cui vinco la Champions League. Succede anche questo, sì. Spero per voi che tifiate per la squadra di cui, nel sogno, vesto la maglia. E spero anche che non decidiate di attraversare la strada proprio mentre sto per segnare il gol vittoria. Non so se mi fermerei.
Tempo addietro, contemplando lungo la strada alcuni ricordi di scuola accompagnati dal ritmico ticchettio della freccia per svoltare a destra, certo del fatto che l’Infinito di Leopardi sia “Leopardare” e che il Passero Solitario di Leopardi sia un tristissimo porno, mi sono chiesto che fine abbiano fatto i poeti e chi siano quelli che, magari tra vent’anni, saranno studiati a scuola dai nostri figli, nipoti e futuri avi.
A volte la vita è strana perché a questa domanda mi è giunta subito risposta. Non ai numeri del lotto che attendo da tempo. Non a chi vincerà lo scudetto. No, nulla di così serio. La vita ha deciso di rispondermi proprio a questa domanda. Sapete come ha risposto? Facendomi trovare un libro di poesie. Poesie moderne. Poesie vere. Mi sono trovato davanti agli occhi il libro di Emanuele Cilenti intitolato Un filo d’erba che solletica il cielo. Ti poni una domanda, arriva una risposta, che fai? La ignori? Certo che no. E allora ho iniziato a leggere.
Ho vissuto, leggendo gli agili versi di Emanuele, un amore difficile, un amore lontano, di quelli che qualcuno o qualcosa vuole strapparci dalle mani perché troppo belli per essere lasciati andare con il primo che passa. Un amore intenso e appassionato, straziante ed errabondo nel suo doversi allontanare.
Ho sentito sulla pelle un’onda del mare giungere a riva, cercando il mio corpo per accarezzarlo e chetare le pene di una vita ingiusta, forse, difficile sicuramente.
Mi è parso di vedere una lanterna alzarsi in cielo per confondersi con le stelle, come a gareggiare con esse contendendone la bellezza. Poteva essere la notte di San Martino, non so, ero rapito dallo spettacolo e non ho controllato.
Certo, facile cantare l’amore, la bellezza, il mare. Se hai il dono di saper scrivere, ci sguazzi quanto ti pare. Che ci vuole? Una pennellata di amore, un bicchiere di dolore e del mar agitato l’odore. Ecco fatto. Che altro c’è in questo poeta?
C’è un’invettiva verso le follie e i controsensi di questo nostro strano mondo. C’è un abbraccio, forte e grande, a chi soffre o ha sofferto, a chi ce l’ha fatta e a chi non ancora. Già, non ancora. C’è sempre la speranza. Se apriamo gli occhi e vediamo l’alba, è almeno un altro giorno di speranza.
Emanuele Cilenti è un poeta moderno. Diciamola tutta, non sono qui a dire di dimenticare i capolavori del passato. Non sono pazzo. Forse lo sono, in effetti, ma non per questo motivo. Certo è che anche la poesia ha la naturale necessità di rinnovarsi. Perché? Come perché? Il mondo è cambiato, la società è cambiata, le espressioni sono cambiate. Dai! Provate a dire a vostro figlio: amore, porgimi la tua pargoletta mano. Hai fame? Vuoi un verde melograno dai bei vermigli fior? Vediamo cosa succede e quanto impiega il 118 a farvi ricoverare.
Un filo d’erba che solletica il cielo non si limita a questo strano esercizio di allungamenti delle braccia. Con molto meno sforzo, raggiunge il cuore, quando vuole, oppure la mente, quando preferisce.
Tornando ai miei sogni di gloria calcistica, coccolati e vissuti al volante della mia auto svedese quasi trentenne, un paio di versi mi hanno lasciato l’amaro in bocca.
…….
Una sfera pazza
Dietro una pazza sfera

Si, è il nostro strano mondo in cui esiste ancora la poesia. Non sarà quella del calcio, ovviamente. Ma il futuro mi sembra più roseo dopo aver letto questo libro.
Quindi, se vi va, mettevi tra le mani Un filo d’erba che solletica il cielo, ne vale la pena
A presto e buona lettura!

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