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In tempo di guerra | Barbara Tampieri (Lameduck)

Mercoledì 9 gennaio, grazie all’invito dell’amico Antonello Zedda e sotto lo sguardo fiero e sornione di Boss, ho l’onore e il piacere di ritornare in diretta  dalle ore 21.00 su Meglio di niente Radio per una chiacchierata che spero solleciterà nuove riflessioni sul tempo che stiamo vivendo e su come affrontare le enormi sfide che ci sta proponendo, soprattutto a livello nazionale, questa guerra non dichiarata ma rumorosamente sottintesa nella quale ci ritroviamo tutti a combattere non per onore o gloria ma per la nostra mera sopravvivenza.

Per darvi un’idea di cosa stiamo vivendo. Ottant’anni fa c’era la guerra, si, devastante, terrificante per il prezzo di milioni di vite umane sterminate non solo in battaglia ma con la scusa della battaglia in corso, ma oggi non si tratta più di un puro conflitto tra nazioni, per la spartizione di risorse, comandato dai soliti potentati finanziari che tutto manovrano sulla scacchiera della storia per il puro gusto del potere alimentato dalla droga del denaro. No, oggi siamo nel mezzo di un attacco concentrico alla civiltà, a tutto ciò che siamo e che siamo diventati nei secoli. In uno di quei momenti di noia che probabilmente seguono alle quotidiane schermaglie tra potenti, tra una teoria strampalata e l’altra, è stato deciso di distruggere la nostra civiltà, di azzerarla per provare a farla ripartire da zero. Così, per gioco.
Il materialismo, in qualunque declinazione vogliamo vederlo, anche in quella apparentemente progressista, si è messo in testa di azzerare ciò che tutto sommato è servito ad inventarlo ed è avviato verso la realizzazione non della società ideale ma dell’anarchia totale, ovvero l’espressione tipica del Potere che sostanzialmente vuole solo fare ciò che vuole, come scriveva Pasolini. Se ogni tipo di sovranità: di popolo, personale, fisica, mentale è sotto attacco è perché si è deciso di dichiarare guerra non solo alla carne ma alla spiritualità, a ciò che è patrimonio di memoria, cultura e tradizione e che nessuna crisi economica, nessun piatto vuoto a pranzo e a cena dovrebbero mai mettere in secondo piano o sottovalutare, perché è da questi valori che nasce la vera volontà di ribellione e di opposizione a tutto ciò che identifichiamo come il male. Tutto ciò che subiamo oggi, e con noi milioni di persone in tutto l’Occidente, viene fatto in nome di un fantomatico cambiamento calato dall’alto che richiede di cancellare tutto ciò che  è stato conseguito fino ad oggi, per sostituirlo con qualcosa che non viene nemmeno nominato perché, francamente, è innominabile.
Eppure la salvezza sta proprio in quella spiritualità e in quel misterioso legame che in situazioni di pericolo lega i simili in un patto di reciproca solidarietà e che, in qualche modo, ha fatto si che non solo in Italia ma potremo dire in tutto quel mondo che viene messo in discussione, i popoli si stiano ribellando e rivoltando contro chi li vuole condurre al macello al suono del “è per il tuo bene”.
Parleremo delle difficoltà che questa battaglia comporta, delle forze in campo (e anche dei suoi bluff) e di come reagire soprattutto all’arma più letale che possano scatenarci contro: la depressione che fa venir voglia di mollare tutto e chiudersi in sé stessi in attesa dell’inevitabile. La parola chiave è attesa. Trovare il senso dell’attesa nella certezza che, compreso il suo valore, essa ci condurrà alla vittoria.
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