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L’ANIMA DEL JOKER – Intervista a Joseph Kerr cantante dei JOKER GANG

L’ANIMA DEL JOKER
a cura di Riccardo Gramazio (Ricky Rage)

 

Il panorama underground in Italia è davvero pieno di artisti validissimi, con tante cose da dire, da cantare e da suonare. Veri e propri artigiani della canzone, autori che hanno scelto di omaggiare l’arte a prescindere da tutto e che meritano davvero ascolto e visibilità. Creare è l’unico scopo, nessun secondo fine. Chi sto per intervistare ha sposato convinto tali concetti, concentrando la propria attenzione solo ed esclusivamente sulle emozioni che il mondo, che ci piaccia o no, offre al quotidiano. Ho avuto modo di conoscere bene questo personaggio, di collaborare più volte con lui e, credetemi, la sa lunga, molto lunga…

Facciamo un gioco. Io e te non ci conosciamo, chi sei?

Bella domanda, è tutta la vita che cerco una risposta. Pensa che addirittura alcuni aspetti di me a volte vengono fuori solo con le mie canzoni che ho l’impressione diano voce spesso al mio subconscio, e io con il senno di poi mi dico “ecco cosa volevo dire”. Mi chiamo Joseph Kerr e sono il fondatore del progetto Joker Gang. Mi piace autodefinirmi, con un pizzico di superbia ma pur sempre mantenendo la giusta umiltà, un Rock-cantautore, mi piace scrivere, comporre, arrangiare e arrangiarmi il più possibile per realizzare tutto questo.

Cos’è per te la musica?

La musica è vita, una necessità, il mio pane quotidiano, davvero perché se passo un giorno senza ascoltare musica o senza scriverla mi sento davvero come se non avessi mangiato.
È uno sbattere la testa contro i muri a volte con tanto di dolore che ne può conseguire ma adoro farmi male in questo modo. È uno scivolare dolcemente in atmosfere astratte a me sconosciute e quando ci riesco mi sento una sorta di esploratore dell’ignoto. A volte diventa uno stato di trance dal quale non vorrei uscire mai.

Come definiresti la tua? Cosa proponi al pubblico?

La mia musica è un’entità dispettosa, un’essenza sfuggente a volte che se non catturo in tempo scappa via, un po’ come le emozioni. Posso definire la mia musica così: è un’emozione che riesco a catturare anche se a volte lo faccio solo in parte. È come una fotografia. Pensa che a volte se non la cerco mi cerca lei nei sogni con tanto di arrangiamento già perfetto. A quel punto mi sveglio e ne ricordo solo il 30%

Artisti che ti hanno ispirato?

Io nasco come musicista nel 1996 ascoltando la fabbrica di plastica di Gianluca Grignani, un album che mi ha fatto capire che dovevo imbracciare una chitarra e far nascere le mie canzoni. Mi ha sempre affascinato la musica italiana, dal cantautorato di Lucio Dalla e Battisti al rock di Vasco Rossi, Litfiba, Timoria e Negrita. Ovviamente col tempo si espandono i propri orizzonti e si comincia A amare anche artisti internazionali: Doors, Nirvana, Queen, Red Hot Chili Peppers, David Bowie, Alan Parsons Project, Phil Collins e tutti i colossi della musica (per citare Verdone) che hanno gettato le basi, la strada da seguire. Strada che purtroppo si è interrotta nel mondo, spero solo per lavori in corso.

Cosa non riesci proprio ad ascoltare?

Ecco appunto. Spesso mi piace fare cover come avrai visto e provo assolutamente emozioni diverse e incompatibili quando riproduco una cover di un pezzo di allora e una proveniente dai giorni nostri. Riesco a riconoscere quando un brano nasce da un’emozione e quando nasce purtroppo, solo per necessità discografiche.

Sei piuttosto attivo sul web. Oltre al tuo materiale quali contenuti offri?

Cerco di non stare mai fermo, mi piace condividere con chi mi segue le mie strimpellate e le mie esercitazioni in studio sul mio canale YouTube, social che adoro più di tutti.
Recentemente sto anche creando contenuti sulle mie sessioni di registrazione e preparazione di demo per eventuali produzioni future.

Quanto è difficile oggi essere cantautore?

Chiunque può essere cantautore al giorno d’oggi, la tecnologia aiuta moltissimo e i social spingono appunto le condivisioni. La vera difficoltà è catturare l’attenzione della gente che spesso viene rapita più dalle stronzate.

Uso un termine forte. Chi sono i colpevoli?

L’unico colpevole è il tempo che passa, il progresso, l’evoluzione. Ciò che ci rende sempre meno attenti e sempre più indifferenti. Il paradosso sta proprio nell’offerta di contenuti che sta diventando per assurdo di gran lunga superiore alla domanda. Tutti credono di saper fare tutto e di possedere tra le mani delle grandi verità che altri non possiedono. Questa è la convinzione comune. Vuoi la prova di questo: parliamo della trappola del nostro secolo, i Talent show. Una volta c’era l’ascoltatore e c’era il musicista, la domanda e l’offerta. Oggi la domanda qual è? Apparire. E l’offerta? La vetrina. E così nasce il business.

Cosa serve per migliorare le cose?

Cambiare mestiere?

Il tuo pezzo più rappresentativo? Quello che ami di più…

Forse è un brano che ho scritto di recente e che si intitola “Libertà di parola”, ovviamente solo a livello di demo è ancora da ultimare. Insieme a “Branco animale”. Sono le due stesure rock più forti che ho messo giù quest’anno quindi non posso non Indicarle come più rappresentative del mio stato d’animo attuale. Vorrei citarti Bruce Banner con la frase: “Io sono sempre arrabbiato”.

Un aneddoto divertente.

Concerto in un locale, dicembre anno 2012, nevicata pazzesca, arriviamo miracolosamente sul posto, suoniamo davanti all’aria, solo un ubriaco ci segue e canta insieme a noi canzoni che neanche conosce. Canto e mi scappa da ridere.

Un aneddoto triste.

Concerto in un locale, dicembre anno 2012, nevicata pazzesca, arriviamo miracolosamente sul posto, suoniamo davanti all’aria, solo un ubriaco ci segue e canta insieme a noi canzoni che neanche conosce. Canto e mi viene da piangere.

Cosa pensi del mondo indipendente o esordiente?

Mani nei capelli: come ti dicevo prima non tutti ma la maggior parte si sentono dio in terra, si atteggiano suonando nei locali come se fossero a Woodstock per ricevere come gratificazione un bicchiere di birra e tanta indifferenza. Non c’è collante tra artisti perché non c’è la comprensione di questa necessità. Ognuno guarda il proprio orticello e spesso anche cose semplici come condividere una data (dividendosi anche intelligentemente la strumentazione) diventa un problema.

Progetti nel breve?

Sono indeciso tra una riedizione del mio album “Verso un cielo nuovo” con l’aggiunta di alcuni singoli (tra cui “Maschere” il pezzo che abbiamo prodotto insieme) e la produzione di un album semiacustico fatto di demo fatte in casa, in attesa della vera e propria produzione.
Nel frattempo vi ringrazio di cuore per questo spazio e per aver dato voce ai miei folli deliri. Questa di chiama appunto “Libertà di parola”.

 

Per acquistare l’album di Joker Gang su ITunes

https://music.apple.com/it/album/verso-un-cielo-nuovo/1382122101?fbclid=IwAR0NgOg8QXvqu6Rd5CKNbNWgZu-Sgk7-wRVIhNGyX1taZyzc-1mwlXEn9EU

 

 

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