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Il ritorno della Neve – Franci Gi

Cento personaggi in cerca di Editore di Carlo Amedeo Coletta
“Questa rubrica nasce con la speranza di aiutare un incontro importante, quello tra scrittori ed
editori. Ci sono libri mai nati perché non è scoccata la scintilla, perché non ci si è incontrati al
momento giusto, nel posto giusto, con parole giuste. Ce ne sono altri mai nati perché proprio non ci
si è incontrati. Noi vogliamo aiutare un libro a nascere, uno a settimana!
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Ho letto per primo: Il ritorno della Neve
Autore: Franci Gi
Genere: Narrativa – Soprannaturale
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Che viaggio ragazzi! E senza neanche pagare il biglietto perché questo libro non è ancora venuto
alla luce e quindi, per il fortunato me stesso, è stato tutto gratis! Neanche nella miglior agenzia di
viaggi dell’occulto avrei potuto trovare itinerario più interessante ed emozionante. Ve ne
accorgerete da soli, ne sono sicuro, quando avrete modi di acquistarlo in libreria e leggervelo tutto
d’un fiato. Non capita spesso di sentire i brividi mentre si legge qualcosa, neppure a me che soffro il
freddo e sono temporaneamente privo di copertina da divano. Questa volta ho davvero letto un libro
che mi rimarrà nel cuore e nella testa per molto tempo. Vi giuro che queste non sono parole
adoperate a sproposito e resta a maggior ragione un mistero il fatto che non abbia appena terminato
un best seller ma, al contrario, un libro mai nato. Ed è strano parlare di libro mai nato quando si
viene a sapere che, in giro per il mondo, ci siano bambini che paiono aver vissuto due volte.
Sapevate del recente caso di quel bimbo di 4 anni che è convinto di essere Lady D.? Incredibile.
Il ritorno della Neve, scritto e ideato da Franci Gi, è un magistrale esempio di come la quiete possa
essere molto più esplosiva dell’azione. Pensate che i protagonisti della storia si contano sulla punta
delle dita, in apparenza. Un’allegra, giovane e spensierata famiglia ligure, papà Davide, mamma
Lara e il piccolo Nivio; un cugino, Sergio, fissato con il paranormale; un’anziana signora
incartapecorita dall’età oscillante tra gli ottanta e i centoventi anni. Fine. Sai che emozioni possono
nascere qui in mezzo. Un pannolino che cade sui pantaloni dello zio e l’anziana signora che soffoca
ridendo, direte voi.
Cosa pensereste se, invece, vi immedesimaste nel ruolo di giovane genitore e sentiste vostro figlio
imparare a parlare, pian piano, come tutti i bimbi, infilando tra una smorfia e l’altra, parole che non
sembrano a voi familiari? E se, pian piano, iniziasse a raccontarvi di persone a voi sconosciute ma
che al bimbo sembrano così vicine? Colpa della televisione, pensereste. Colpa dell’asilo, forse. Uh,
che fervida immaginazione questi bambini.
Certo che se i racconti di vostro figlio, Nivio in questo libro, divenissero sempre più dettagliati,
allora tutto cambierebbe. Se iniziasse a pronunciare parole in un’altra lingua con la stessa
naturalezza con cui parla in italiano, qualche volta vi si mozzerebbe il fiato in gola. E se poi vi
raccontasse di avere un altro papà, un’altra mamma, un cane di nome Pitù e una sorellina? Bè, non
so voi ma io darei di matto. E invece ci sono genitori come quelli di Cameron Macaulay. Cercatelo
su internet, andate pure e poi tornate qui a leggere. Sbigottiti per sbigottiti, iniziate con qualcosa di
semplice.
Comunque, la prima reazione di chiunque sarebbe quella di impazzire. E’ ciò che accade a Davide e
Lara, sbigottiti spettatori dei discorsi di Nivio. Che pensare? Il bambino potrebbe avere qualcosa
che non va? Da dove arrivano questi ricordi se di ricordi si tratta?
Sarà il cugino di Lara, Sergio, a mettere in Davide la pulce nell’orecchio. E sarà una riflessione
profonda la sua argomentazione: io, Sergio, credo che le anime possano viaggiare di corpo in corpo,
tornando qui per terminare qualcosa di incompiuto in una vita precedente, ma non lo posso
dimostrare. Tu non credi in questo, credi nel paradiso, nel purgatorio, nell’inferno oppure credi che,
dopo la morte, non ci sia nulla. Anche tu, però, non lo puoi dimostrare. Il più grande mistero della
vita che accomuna tutti noi, ironia della sorte, è la fine della vita stessa.
Seguendo i suggerimenti del cugino, lo scettico Davide inizierà un viaggio emozionante,
destabilizzante e rivelatore, cercando il luogo che ha dato origine a quelli che ormai ritiene i ricordi
che Nivio ha portato con sé da chissà dove. Ma davvero sarà Nivio a portare con sé qualcosa da
concludere in questa vita? Solo lui?
Sulla trama non posso riverlarvi molto di più, rovinerei il gioco e toglierei a questo viaggio il sapore
che saprà portare nel vostro animo.
E che sapore è, scusa? Chiederete voi. A parte che potreste rilassarvi un po’ e rivolgere delle
domande migliori, è giusto mettere in evidenza quelli che sono gli ingredienti sapientemente
utilizzati dall’autrice. Intanto la scorrevolezza del testo, reso veloce e accattivante dal fatto che
l’intero libro è caratterizzato da tanti dialoghi, alcuni divertenti, alcuni più profondi, altri quotidiani.
Ogni registro utilizzato si sposa alla perfezione con la situazione e ogni personaggio è se stesso in
qualsiasi momento. Mettete poi una bella scorza di riflessioni. Parliamo di vita, di morte, dell’aldilà,
di ciò che potrebbe essere il dopo, anche il nostro. Già, perché la circostanza centrale del racconto,
gli strani ricordi di Nivio, porteranno inevitabilmente a un’analisi profonda, in alcuni momenti
toccante. Ed ecco, pronta sul vassoio, l’ultima ma non meno importante nota del piatto: le emozioni.
Ognuno di noi, parlando di ciò che sarà il futuro, porta con sé emozioni nate tanto tempo prima.
Quando si parla di vita, di morte, di prima e di dopo, aprendo mente e cuore, mettiamo a nudo non
solo chi siamo ma anche come lo siamo divenuti. Siamo sempre il frutto del seme piantato in
precedenza e ogni nostra azione, ogni nostra parola, porta conseguenze, effetti.
Se queste parole non vi portano ad apprezzare il concetto, provate a ricordare le vostre serate in
spiaggia, oppure chiusi in auto soffocati dal fumo delle sigarette. Ripensate a ciò di cui parlavate
con i vostri amici o con qualche sconosciuto occasionalmente incontrato a qualche falò. Provate a
ripensare quanto vi abbiano fatti sentire vicini, uniti, quei discorsi così importanti e profondi da non
sembrare neppure pane per i vostri denti. Pensate a come vi siete sentiti inorgogliti dal saper
utilizzare parole difficili in momenti così intimi. Ecco, questo sarà il sottofondo emotivo in cui
vivrete questo viaggio che, al contrario di quanto possa sembrare, corre a un ritmo serrato,
trascinandovi senza possibilità di tornare indietro o fermarvi a riflettere. Sì, sembra strano non poter
riflettere su questi temi dopo che vi ho scassato mezz’ora i cabbasisi (se lo dice Camilleri lo faccio
anche io, aggiungendo un semplice Cit.) con la storia dei pensieri profondi. La maestria dell’autrice,
che mi ha profondamente colpito e che ho ammirato sin dalle prime pagine, sta proprio in questo:
farvi correre come matti, non vedere l’ora di voltare pagina. Se pensate che sia un viaggio
nell’interiore umano avete capito male. Questa è una scusa per viaggiare nel tempo, nella fantasia,
in luoghi sconosciuti tranne a chi c’è già stato pur avendo solo 3 anni. E per chi non ricorda di
esserci stato, magari un secolo prima. E’ un viaggio tra parole non dette, non ancora, nonostante chi
avrebbe dovuto dirle non c’è più. Ma magari c’è ancora chi avrebbe voluto ascoltarle.
Cari editori, ci sono tanti libri che prendono polvere in tante case dopo aver dato il meglio di sé
nelle prime cinque pagine. Questo è un libro che dà il meglio di sé dalla prima fino all’ultima e lì,
con grande sorpresa, riesce ancora a sorprendere, regalando un plot twist importante e, forse, molto
atteso. Dategli una possibilità, non fatevelo scappare. Ne rimarrete esterrefatti come me. Parola di
lupetto.
Se volete contattare la nostra egregia autrice senza bisogno di una trasmigrazione dell’anima, potete
scriverle all’indirizzo
fra.gu@tiscali.it
oppure tramite i social, cercando la nostra FRANCI GI.
A presto e, spero, buona lettura!

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