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Benvenuti in Oceania | Luigi Pecchioli

Benvenuti cari visitatori in Oceania, uno dei tre macro-Stati in cui è suddivisa la terra. Qui la popolazione vive serena e ha tutto quello che le serve per vivere una vita sobria, ma dignitosa. Il cibo non manca, come il vestiario e ogni bene di prima necessità (o almeno di solito non manca…), la criminalità è pressoché inesistente e i rapporti umani sono improntati alla massima correttezza, ogni eccesso, ogni istinto è stato messo a freno e ciò ha portato alla scomparsa della violenza, privata e sociale. Certo, ci sono anche dei lati negativi: i nemici interni, quelli che vorrebbero distruggere questo sistema di pace, sono sempre pronti a sabotare il benessere e sono la quinta colonna del nemico esterno. Eh sì, infatti a minacciare questa pacifica società vi è purtroppo anche un Paese, uno degli altri due macro-Stati, che ci fa guerra. Sono anni e anni che si combatte e, pur riportando spesso ampie vittorie, non si riesce ancora a debellarlo definitivamente. Per far vedere che non temiamo nemici, sia interni che esterni, abbiamo la possibilità di esprimere tutto il nostro sdegno nei Due Minuti d’Odio, dove virtuosamente ma decisamente inveiamo e malediciamo le immagini dei leader nemici, soprattutto quella del capo dell’odioso gruppo terroristico che agisce all’interno di Oceania.

La televisione ci aiuta a essere buoni cittadini, sia informandoci dei progressi civili e bellici, sia insegnandoci a amare e preservare la nostra società e i leader che ci guidano. La televisione è sempre stata un mezzo efficace per educare: i miei nonni ricordano quando la società ancora non era perfetta e c’erano tensioni sociali e soprattutto la diffidenza verso l’altro, il diverso da te per provenienza o razza (parola proibita, ormai scomparsa, ma che uso per farmi capire meglio). La televisione in quell’epoca buia, che gli storici definiscono Evo Odioso, fu uno strumento vitale per indirizzare gli animi verso il Bene: i programmi di approfondimento e discussione, che si chiamavano curiosamente talk show, anche se in effetti spesso era più il conduttore a parlare che gli ospiti, i reportage, i telefilm e ancor più le serie TV e naturalmente i telegiornali, non facevano giustamente che esaltare l’accoglienza, la tolleranza, l’affratellamento dei popoli, anche la pazienza per chi non è avvezzo ai tuoi costumi, in maniera quasi incessante. Naturalmente al contrario veniva stigmatizzato ogni tentativo di difendere le proprie radici culturali e la propria economia come becero populismo (questo termine me lo sono fatto dire dal nonno, perché non esiste più e non è stato facile per me capire il significato: una specie di psico-reato sociale… boh). I virtuosi politici, gli opinionisti, financo i cantanti e gli attori al sentir parlare di frontiere e controlli e addirittura di regolamentazione dei flussi migratori (allora c’erano i piccoli Stati con le loro piccole Costituzioni che difendevano il loro piccolo popolo e la sua piccola cultura) aggrottavano la fronte e bollavano queste richieste come fascismo, razzismo, idiozia, ignoranza (che il nonno curiosamente usa in modo spregiativo…) e altri termini per me incomprensibili. Quella che allora era solo un embrione della futura Eurasia, l’Unione Europea, spendeva miliardi per rafforzare questa narrazione e cercava di vietare l’espressione di ogni dissenso, soprattutto nella Rete (un posto orribile, dove ognuno poteva dire quello che pensava e addirittura fare informazione contro quella ufficiale!) e finanziava campagne pubblicitarie per far capire i benefici dell’unione e l’ineluttabilità della scomparsa dei singoli Stati. C’era un personaggio a capo della Banca di questa Unione che emetteva moneta per tutti (come accade adesso) che si sgolava a ripetere che la moneta era irreversibile (pensate, c’erano personaggi buffi che parlavano di utilizzare una moneta per ogni Stato, perché, dicevano, era più adatta alla singola economia), che la UE (così si chiamava) era irreversibile, che il nuovo stile di vita era irreversibile e insomma che il futuro era quello, nolenti o volenti. Naturalmente aveva ragione e colpisce che dovesse sforzarsi tanto per spiegare l’ovvio.

Oltre a questa comunicazione la televisione per il popolo era piena di storie edificanti con protagonisti preti e suore (una specie di consulenti morali) che ne combinano di tutti i colori e fanno anche gli investigatori, ma sempre con bontà e tolleranza, famiglie incasinate, ma simpatiche, episodi storici sempre incentrati su accoglienza e accettazione delle diversità, e poi giochi (mica di abilità, di cultura generale, molto generale, per non far sentire nessuno un ignorante), spettacoli buffi a quanto pare anche un po’ scollacciati (altro termine che mi sono fatto spiegare: uno psico-reato sessuale, ma non grave), insomma tutto quello che serviva per allietare le persone senza farle troppo pensare.

Poi il nonno mi ha detto che c’era anche una televisione diversa per le classi sociali un po’ più elevate: dei canali a pagamento dove si trasmettevano spettacoli culturali, concerti, opere, con serie TV molto diverse, dove la realtà era raccontata senza filtri, con dialoghi sul senso della vita, sulla miseria umana, insomma una televisione meno tranquillizzante, con meno messaggi educativi, ma tuttavia giustamente sempre orientata ai valori della diversità e dell’arricchimento culturale. Anzi in questa TV, meno vincolata dalla morale familiare, spesso si mostrava la normalità dei più disparati costumi sessuali, per favorire la tolleranza, in modo da facilitare la crescita di persone non più attaccate ad un genere preciso, ma “fluide”, come deve essere un cittadino del mondo.

Ecco, questa antenata della televisione attuale, che interagisce con noi e non ci abbandona mai, secondo la nonna ha avuto il merito di plasmare intere generazioni, ma senza farle pensare, senza creare traumi, con leggerezza. Se siamo il popolo felice che siamo adesso lo dobbiamo a essa: non è meraviglioso?

Adesso vado, tra poco distribuiscono la razione di cioccolato che secondo la TV è aumentata a 250 grammi: strano, io mi ricordavo che fosse 300 grammi, ma devo sicuramente ricordare male… Fortuna che il Ministero della Verità è sempre pronto a mostrarci come era il passato e come i nostri ricordi spesso sono sbagliati.

Vi saluto cari visitatori e di nuovo benvenuti nel nostro paradiso.

Luigi Pecchioli @lupecchioli

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