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El Cagon. Origini del soprannome di Massimiliano Allegri ed analisi dell’attuale validità di esso

Tutto ebbe inizio in quel lontano 5 maggio 2015 quando, tra le mura dell’allora Juventus Stadium, andava in scena la semifinale d’andata della UEFA Champions League tra i bianconeri di Massimiliano Allegri ed il Real Madrid di Carlo Ancelotti, fresco della decima sollevata l’anno prima contro l’Atletico Madrid di Simeone. Il match di quella sera non è ricordato solamente come uno dei più emozionanti della storia recente della Juventus, ma anche come il punto cardine della nascita di un soprannome che mister Allegri non riesce a togliersi di dosso: “El Cagon”. L’autore del commento Carlos Tevez il quale, dopo essere stato sostituito a 4 minuti dalla fine da Roberto Pereyra, viene inquadrato dalle telecamere sussurrare un qualcosa di poco comprensibile, ma che non testimoniava il suo entusiasmo per la sostituzione. “Gli ha detto cagon, puto” ha sostenuto il quotidiano sportivo argentino Ole. Una sorta di “Fifone, ‘cagasotto'”. Lo sfogo era stato riassunto da Olé con un gioco di parole: “Que Boquita!”, traducibile con “Che boccaccia”. Tesi la cui attendibilità venne certificata nei successivi mesi, quando proprio Carlitos Tevez confermò in un’intervista le parole che gli vennero attribuite. L’inizio della fine sia del rapporto dell’Apache con la Juventus, sia della reputazione di Massimiliano Allegri.

Ancora oggi il tecnico della Vecchia Signora è un Cagon?

2014-2015:

Il suo concetto di “idea di gioco” non ha mai soddisfatto il pubblico dello Stadium, eccezion fatta nel 2015, dove la Juventus vantava il possesso di uno dei primi due o tre centrocampi del mondo, con la mestria di Pirlo, il talento soprannaturale di Pogba, la polivalenza di Marchisio e la grinta di Vidal. Doublete nazionale in bacheca, finale di Champions persa 3-1 contro un Barcellona illegale, che non ha chiuso il primo tempo sul 4-0 solo per i miracoli di Gianluigi Buffon.

2015-2016:

L’anno seguente, nonostante l’addio di pezzi grossi come Tevez, Vidal, Pirlo, Llorente ed una partenza in campionato condita da 10 punti in 12 giornate, arriva la sua seconda vittoria consecutiva del duo Serie A-Coppa Italia.

Tuttavia, l’ottavo di Champions di Monaco di Baviera non giocò a favore del mister il quale, mentre vinceva 0 a 2 contro una delle migliori squadre al mondo, invece di tentare di affondare l’avversario, al 65′ ha assegnato alla squadra un atteggiamento di chiusura difensiva, togliendo Morata, il giocatore migliore di quella Juventus. Risultato? 2-2 al 90’, 4-2 ai supplementari e la formazione torinese fuori dalla Champions League.

2016-2017:

La stagione successiva, nonostante l’arrivo di Dani Alves, Higuain, Pjanic e del promettentissimo Marko Pjaca, in Italia si vince, grazie all’adozione del 4-2-3-1, modulo che ha fatto fare sfracelli ai bianconeri sia in patria che in Europa. Il 3-0 rifilato al Barcellona è la testimonianza di una squadra nuova, che dimostra di avere le carte in regola per vincere quella maledetta Coppa.

La finale di Cardiff però vide Massimiliano Allegri rinnegare quel 4-2-3-1, lasciando fuori uno strepitoso Cuadrado che sulla destra, con Daniel Alves, aveva fatto ammattire ogni avversario. Ritorna la difesa a 3, con la BBC che diventa a 5 con l’abbassamento dei terzini. Risultato? Juventus 1-4 Real Madrid, duodecima ai blancos, settima finale persa per la società bianconera.

2017-2018:

Fine di un ciclo? Per nulla! Anzi, arriva un bel rinnovo di contratto al tecnico, con uno stipendio pari a 7 milioni di euro a stagione.
Tuttavia, la Champions continua ad essere la sua kriptonite. Eliminato il Tottenham con la fortuna in qualità di attore protagonista, lo 0-3 subito in casa dal Real Madrid sancisce una nuova fine. Ma la Juventus muore quando non te lo aspetti, e si rivitalizza quando sembra già morta, e riesce a recuperare grazie ad un leggendario 0-3 al Bernabeu.
Ma ecco qui che un’altra volta, invece di affondare approfittando dell’assenza di Sergio Ramos e della presenza di un Vallejo da censura, ti chiudi dietro, non usufruendo di un cambio a disposizione come quello di Juan Cuadrado, uno che salta l’uomo senza se e senza ma. Al 93′ rigore per la formazione di Zidane trasformato da Cristiano Ronaldo e la Juventus ritorna a casa. Episodio ”dubbio o non dubbio” che sia, sempre frutto della mentalità da cagasotto del tecnico livornese. La bacheca di arricchisce di un’altra coppa Italia, e anche della Serie A più immeritata di sempre, con un Napoli di Maurizio Sarri che dimostrò di gran lunga la sua superiorità verso lo scacchiere di Allegri, aiutato ancora dalla buona sorte.

Oggi invece

La stagione in corso vede l’arrivo di Cristiano Ronaldo e di Joao Cancelo appositamente per la Champions. L’attaccante portoghese è andato in contro ad una normalizzazione europea, con un solo gol siglato contro il Manchester United in casa. Proprio lui, quello che ha fatto la storia della competizione con 120 reti e con 5 coppe vinte da protagonista principale. Risulta piuttosto lecito domandarsi se la Juventus stia approfittando del fatto di avere un fenomeno così dalla sua parte. Cancelo, a detta di molti il terzino destro migliore al mondo, viene usato col contagocce a discapito di un De Sciglio improponibile in certi palcoscenici, ma che tuttavia rassicura l’esigenza difensiva di Allegri, lasciando da parte la spinta, la tecnica e l’eleganza europea di cui usufruisce il laterale ex Inter. Nonostante i due portoghesi, anche l’utilizzo di Paulo Dybala in qualità di mediano rifinitore lascia davvero tanto a desiderare.
Ora, la Juventus ha tutte le carte in regola per portarsi a casa almeno il campionato, ma la coppa Italia è già svanita, ed il
2-0 subito dall’Atletico Madrid al Wanda Metropolitano lascia poche speranze di rimonta per una squadra che non riesce a sfruttare il suo potenziale offensivo.
Si specificava di quanto la Juve fosse imprevedibile, di come riesca a rivitalizzarsi quando sembra morta, e di come riesca a morire quando sembra poter spaccare il mondo. Beh, questa volta non è né viva né morta, ma sepolta.

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