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Il CUOCO DELL’ALCYON di Andrea Camilleri

Articolo di Carla Murialdo
Tutto è indecidibile, sogno e realtà, vero e falso, maschera e volto, farsa e tragedia, allucinazione e
organizzata teatralità di mosse e contromosse beffarde, in questo thriller che impone al lettore, tallonato
dal dubbio e portato per mano dentro la luce fosca e i gomiti angustiosi dell’orrore, una lettura lenta del
ritmo accanito dell’azione. Tutti si acconciano a recitare, nel romanzo: che si apre drammaticamente
con i licenziamenti degli impiegati e degli operai di una fabbrica di scafi gestita da un padroncino
vizioso e senza ritegno, detto Giogiò; e con il suicidio, nello squallore di un capannone, di un padre di
famiglia disperato. Da qui partono e si inanellano le trame macchinose e la madornalità di una vicenda
che comprende, per «stazioni», lo smantellamento del commissariato di Vigàta, la solitudine scontrosa
e iraconda del sopraffatto Montalbano, lo sgomento di Augello e di Fazio (e persino dello sgangherato
Catarella), l’inspiegabile complotto del Federal Bureau of Investigation, l’apparizione nebbiosa di «’na
granni navi a vela», Alcyon, una goletta, un vascello fantasma, che non si sa cosa nasconda nel suo
ventre di cetaceo (una bisca? Un postribolo animato da escort procaci? Un segreto più inquietante?) e
che evoca tutta una letteratura e una cinematografia di bucanieri dietro ai quali incalza la mente gelida
di un corsaro, ovvero di un più aggiornato capufficio dell’inferno e gestore del delitto e del disgusto.
«L’Alcyon […] aviva la bella bitudini di ristari dintra a un porto il minimo ’ndispensabili e po’ scompariri».
Il romanzo ha, nella suggestione di un sogno, una sinistra eclisse di luna che incombe (detto alla
Bernanos) su «grandi cimiteri». La tortuosità della narrazione è febbrile. Prende il lettore alla gola. Lo
​disorienta con le angolazioni laterali; e, soprattutto, con il tragicomico dei mascheramenti e degli
equivoci tra furibondi mimi truccati da un mago della manipolazione facciale. Sorprendente è il duo
Montalbano-Fazio. Il commissario e l’ispettore capo recitano come due «comici» esperti. «Contami
quello che capitò», dice a un certo punto Montalbano a Fazio….
Il commissario Montalbano è il personaggio più conosciuto della TV italiana, nato dalla penna di Andrea
Camilleri si muove nella Sicilia di oggi e le sue indagini trattano sempre argomenti attuali. Quando a
Vigata appare un vascello, che si ferma solo per fare provviste, e con esso arrivano ragazze bellissime
di dubbia moralità, tutto questo risveglia la curiosità del commissario. Ma una chiamata del questore
obbliga Montalbano ad andare in ferie; con il suo allontanamento il commissariato viene smantellato:
Fazio, Augello e Catarella vengono trasferiti in un altro commissariato, tutto questo per isolare
Montalbano. Quando poi si presenta sulla scena un agente del FBI la confusione è totale. Quanto di
quello che succede è vero oppure è teatro? Il commissario si muove tra belle ragazze e una barca
misteriosa, ma è tutto fumo negli occhi. Sembra che tutti recitino una parte scritta su misura per
l’occasione.
Questo romanzo i puristi di Montalbano non l’ameranno; è un Camilleri inedito, come scrive lui stesso
in una nota in conclusione al libro;
Questo racconto è nato una decina di anni fa, non come romanzo, ma come soggetto per un film italo-
americano. Quando è venuta a mancare la coproduzione, ho usato quella stessa sceneggiatura, con
alcune varianti, per un nuovo libro di Montalbano che, inevitabilmente, risente, forse nel bene, forse nel
male, della sua origine non letteraria. Ancora una volta dichiaro che anche quest’ultimo romanzo è
interamente frutto della mia fantasia.”

 

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