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IL NUOVO LAVORO DI PASK PASELLA Recensione di Jungla (degli uomini)

 

DI RICCARDO GRAMAZIO

Poco fa è stato ospite di MDN per illustrarci il suo punto di vista, ora è giunto il momento di entrare nel dettaglio e di parlare di Jungla (degli Uomini). Pask Pasella, cantautore attivo ormai da molto tempo, propone un nuovo lavoro discografico, un EP composto da cinque ottime tracce. La produzione, affidata all’esperienza di Giovanni Ghioldi, mette in risalto le doti compositive di un artista completo e capace di muoversi un po’ ovunque nel panorama pop/rock, senza però fare a meno dello spirito del bravo cantautore.
Il progetto si apre con le delicate note di piano della power ballad Niente più di noi, canzone piuttosto radio friendly e concreta testimonianza di un espressione musicale costantentemente in bilico tra sonorità morbide e anima rockeggiante. Le piacevoli avventure chitarristiche della seconda parte rendono l’offerta davvero suggestiva e accattivante, in piena sintonia con le nostalgiche riflessioni cantate. Quattro intensi minuti e siamo già in Piazza Illusi. Pask si sveglia e ci sveglia, proiettandoci nel rumoroso e caotico vivere quotidiano. Pop rock fatto come si deve, tagliente ed energico, riassunto perfetto di molte vite sognanti e, ahimé, costantemente sottoposte a un forse ingiusto male esistenziale. Ritornello fortissimo e trame più che interessanti. Piazza Illusi ha il sapore di un cortometraggio drammatico, ma il suono di una commedia. Crediamoci comunque: qualcosa di buono prima o poi dovrà pur accadere. Nel frattempo meglio un buon caffé.
Il singolo estratto è Appartenenza Inutile, esperimento funkeggiante apprezzato fin da subito dagli ascoltatori. Fraseggi spietati e attacco convinto a chi critica o a chi cataloga la musica. A impreziosire il testo, rigorosamente a metà strada tra il sarcasmo e l’indignazione, i diversi personaggi citati e pescati a random dalle sette note made in Italy.
La voglia di denuncia prende ancor più forma nella title track, la famelica Jungla (degli uomini), creatura che si preannuncia memorabile e, soprattutto, cattiva. La formula rock è a dir poco perfetta, il tiro è diretto, tosto e magnetico. Le casse sputano in faccia fotografie affilate, i ritratti di una società dominata dal mito dell’immagine, dall’apparenza o dai social. Pask canta la crisi, ma lo fa interrogandoci: stiamo vivendo un crollo economico o un crollo umano? Siamo tutti nella merda e probabilmente non è solo una questione di conto in banca. Ritmo scanzonato e riferimenti figli della cultura pop, tutto al servizio di un pezzo godibilissimo.
A chiudere il cerchio la disincantata e acustica Tutti Bravi, un omaggio sincero al buon cantautorato italiano, un inno metropolitano scritto con maestria, rabbia e amarezza.
Pask Pasella regala un piccolo gioiello agli ascoltatori, cinque canzoni tra le migliori del suo repertorio. Siamo davanti a un autore di tutto rispetto, che sembra migliorare di volta in volta e sotto tutti i punti di vista. Una voce da ascoltare assolutamente.

 

La title track

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