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Juve-Napoli, la goduria che non t’aspetti

Quella di oggi pomeriggio non è stata una partita attesa con ansia spasmodica da onicofagia selvaggia.

Per questo Juventus-Napoli non ci sono stati countdown in attesa di un’apocalisse imminente, né lugubri profezie di disfatta.

È stata un’attesa tranquilla, quasi indolente, persa tra gli ultimi tuffi di uno scampolo d’estate e i primi freddi di pelli increspate sotto l’abbronzatura, con l’unico sussulto della prima pagina del Corriere dello Sport che, con l’obiettivo dichiarato di contendere a qualche altro giornale il premio per le peggiori puttanate sbattute in prima pagina, ci indicava come la prima anti Napoli del campionato.

Una partita che tutti sapevano non avrebbe deciso nulla, arrivata troppo presto come quei frutti dolcissimi ma colti troppo acerbi per poterne gustare appieno il sapore.

Eppure Juventus-Napoli è un incontro sempre capace di spiazzare al di là dell’elenco dei cliché, dei luoghi comuni, della minoranza oppressa degli juventini napoletani, del revanchismo revisionista di certa storiografia d’accatto.

Pirotecnico, come i fuochi d’artificio che stasera se ne sono stati in silenzio in strade che il 22 aprile straripavano di caroselli e bagni nelle fontane sotto la spinta di un’illusione che si è sgretolata una notte in albergo, illusione che anche stasera un errore di Bonucci ha tenuto viva fino a quando la Juve, o, meglio, Cristiano Ronaldo, non ha deciso di mostrare, seppur in maniera ancora imperfetta, quello che questa squadra è capace di fare. E così Marione Mandzukic, imboccato sapientemente dall’ultimo capolavoro di mercato firmato dalla dirigenza bianconera, prima accende lo stadio col gol del pareggio, poi lo infiamma con una doppietta, propiziata sempre da lui, l’alieno, che, a giudicare da come si porta a spasso Hysaj, non pare proprio quell’ex giocatore venuto a svernare in attesa della pensione nella squadra del primo fesso pronto a sborsare milioni.

L’espulsione del Mario di sponda napolista, Rui, ingenua quanto meritatissima per doppia ammonizione per un fallaccio su Dybala, non chiude i giochi perché il Napoli sembra ancora in grado di dire la sua finché quel Leonardo Bonucci, sempre su assist di Ronaldo, non mette in cassaforte la settima vittoria consecutiva che pareva compromessa proprio da un suo errore.

Prima ancora che Juventus-Napoli continui ad essere giocata sui social a colpi di recriminazioni sui soliti cartellini pilotati, Var telecomandati dai poteri forti e colpi di tacco dell’arbitro, ci pensa Beppe Marotta a far passare in secondo piano anche le usate sterili polemiche che, al di là del colore, stavolta fanno sinceramente sorridere. L’annuncio di Beppe che dal 25 ottobre non sarà più amministratore delegato della Juventus, ma resterà direttore dell’area sportiva smorza gli entusiasmi, innesca un tam tam di sconcerto e perplessità, di nomi e ipotesi che si susseguono senza una spiegazione. Nell’attesa che il tempo chiarisca ciò che ora è solo una nebulosa farrago di congetture, due sono le cose da farsi: ringraziare Beppe per il lavoro strepitoso svolto in questi anni, spesso funestato da critiche e detrazioni ingiuste, e gioire riscoprendo il gusto di vittoria alla quale chi tifa Juve sembra non riuscire mai ad assuefarsi visto che ogni volta ha un sapore sempre nuovo e diverso.

(Scassandra)

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