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Le pagelle della Juventus. Dal fallimento Champions allo scudetto

Dopo la cocente eliminazione dalla UEFA Champions League per mano dell’Ajax, la stagione della Juventus è ufficialmente terminata con la vittoria casalinga sulla Fiorentina per 2-1, che è valsa la conquista dell’ottavo scudetto consecutivo dell’era di Andrea Agnelli.

Tempo di valutazioni in casa della Vecchia Signora.

PORTIERI:

Szczesny 7: sostituire Buffon non sarebbe stata un’impresa facile per qualsiasi portiere. Tuttavia, il polacco ex Roma è riuscito perfettamente nella missione solo apparentemente impossibile, candidandosi di fatto ad un posto tra i primi 5 migliori portieri del mondo.

Saracinesca.

Perin 5: otto reti subite in nove partite sono sicuramente un bottino non invidiabile, molte di queste davvero evitabili. Buon portiere, ma non un buon 12.

Rimandato.

Pinsoglio: S.V.

DIFENSORI:

Cancelo 6,5: uno dei migliori terzini al mondo, indubbiamente sprecato per una Juventus non all’altezza di un calcio europeo, che può esaltare le qualità individuali nel collettivo. Prima parte stagione da schiacciasassi, seconda da terzo incomodo, a causa del flirt tra il mister e Mattia De Sciglio, inadatto a certi palcoscenici. Ininfluente il suo errore clamoroso ad Amsterdam, perché al ritorno l’Ajax ne fa due in casa della Juve.

Incompreso.

De Sciglio 4: nei match che contano è stato protagonista in negativo, sia in Coppa Italia, dove è stato letteralmente ridicolizzato da Zapata, sia in Champions League al Wanda Metropolitano e a Torino contro l’Ajax.

Pessimo.

Alex Sandro 5.5: la sua fase difensiva è andata in contro ad un notevole miglioramento in stagione, ma l’invettiva offensiva di quel giocatore ammirato nel 2016-2017 è completamente sparita.

Peccato.

Spinazzola 6.5: gioca poco, ma quando viene chiamato in causa non delude mai. La partita più importante della sua carriera, nonché la prima in Champions, contro l’Atletico a Torino, è la dimostrazione di quello che fanno i grandi giocatori: essere determinanti quando conta.

Da Juve.

Chiellini 8: capitano vero, grande leader e difensore fenomenale. Tuttavia, tutti i supereroi hanno il proprio punto debole, il suo è il polpaccio, che gli ha voltato le spalle nel momento clou della stagione.

Achille.

Bonucci 5.5: l’esistenza delle sue enormi lacune difensive non si scopre certo oggi. Fa quel che può, ma non basta. Senza Chiellini è come un cagnolino senza il proprio padrone. Protagonista in negativo nell’eliminazione della Juventus dalla Champions; Ziyech, Tadic e Neres lo ridicolizzano.

Perso.

Rugani 4: l’offerta di 55 milioni di euro presentata dal Chelsea in estate, purtroppo rifiutata, sarebbe stato il più grande affare in uscita della storia del calcio. In stagione non da mai l’impressione di essere all’altezza di un club come la Juventus. Si perde De Ligt nel gol che elimina la Vecchia Signora dall’Europa, bruciando la buona prestazione di Amsterdam.

Scarso.

Caceres: S.V.

Barzagli S.V.: è stato una colonna portante della Juventus. Campione del mondo nel 2006, uno degli indiscussi protagonisti del ciclo vincente dei bianconeri in patria.

Leggendario.

CENTROCAMPISTI:

Pjanic 7: il centrocampista più talentuoso di questa Juventus. Crea calcio, ed è sempre il protagonista principale della manovra della squadra. Spesso si sacrifica anche in fase di interdizione, andando in contro ad un notevole upgrade difensivo stagionale. Per il tifoso medio non verticalizza, ma Zidane lo vorrebbe nel suo Real Madrid.

Giotto.

Matuidi 6.5: piedi da fabbro, ma educazione tattica ineccepibile per una filosofia di gioco come quella della Juventus, volta ad ostruire le manovre dell’avversario piuttosto che creare calcio. Corre qua e là costantemente, senza mai placare il suo costante pressing, ai limiti del penale.

Calamita.

Emre Can 6.5: prima parte di stagione piuttosto difficile, limitata dai gravi problemi di salute dei quali è stato succube. Da febbraio è stato costantemente titolare, rendendosi protagonista di prestazioni sublimi. Utilizzabile sia in qualità di mezzala, sia come terzo centrale. L’ultimo, assieme a Cristiano Ronaldo e Szczesny, ad arrendersi e a lottare per la maglia. La sua prestazione a Torino contro l’Ajax è stata a dir poco commovente.

Campione.

Bentancur 6: l’anno scorso è stato rimandato con giustificazione a causa della nuova realtà calcistica nella quale si era immerso. È un giocatore da calcio pro-attivo, ha nel DNA il gioco con la palla tra i piedi, e non i compitini difensivi. Non a caso, ad inizio anno, quando la Juventus giocava un calcio più europeo, lui era tra i migliori nel suo ruolo, tanto da guadagnarsi un interesse del Barcellona. Crolla nella seconda parte di stagione, assieme ad una Juventus irriconoscibile.

Diamante grezzo.

Khedira: S.V.

Cuadrado 6: assente nel periodo clou della stagione. Inizia bene, sia in Italia sia in Europa, poi la pubalgia lo condanna.

Stella cadente.

Douglas Costa: S.V.

Bernardeschi 6: per la Juventus si sacrifica giocando mezzala, trequartista, fluidificante, punta ed esterno d’attacco. Fenomeno contro l’Atletico Madrid, sparisce nel secondo tempo di Torino contro l’Ajax.

Principino.

ATTACCANTI:

Dybala 5: gioca ovunque, fuorché nel ruolo che gli appartiene per natura. Demotivato, con la testa ovunque fuorché in campo. La Juventus ha provato a coccolarlo in tutti i modi, offrendogli sia la 10 sia la fascia di capitano in molteplici occasioni, senza riuscirci. Non merita di essere messo alla porta, ma solo una nuova possibilità, con un allenatore diverso da Massimiliano Allegri.

Oggetto smarrito.

Mandzukic 5: uomo da gol pesantissimi fino a dicembre, “Chi l’ha visto?” a fine stagione. Guadagna un rinnovo fino al 2021, rimarrà alla Juventus anche l’anno prossimo, ma non può più essere il punto di riferimento della squadra.

Statua.

Kean 7.5: 19 anni compiuti il 28 febbraio, 446 minuti in stagione tra Serie A, Champions e Coppa Italia, 7 gol, con la media di uno ogni 64 minuti di gioco.

Astro nascente.

Cristiano Ronaldo 8.5: i suoi gol in campionato sono stati determinanti per la conquista del suo primo scudetto italiano. A Jeddah mette il timbro nella conquista della Supercoppa Italiana, ed in Champions si dimostra comunque il Re della Coppa, nonostante la cocente eliminazione per mano dell’Ajax. La tripletta siglata all’ Atletico Madrid è la rappresentazione di ciò che è Cristiano Ronaldo, e di ciò che ha a sua disposizione Massimiliano Allegri: una Ferrari con un pilota che, temendo l’alta velocità, la guida come se fosse una 500.

Fenomeno.

Allegri 3: le sue quattro eliminazioni consecutive dalla Champions, per mano di squadre praticanti un calcio offensivo e propositivo, non gli hanno fatto capire il modo in cui si debbano affrontare le partite in Europa. Ricasca nei suoi stucchevoli tatticismi di controllo e gestione, pur facendo vedere, ad inizio anno, di essere un allenatore in grado di preparare una fase offensiva decente ed un gioco degno di essere chiamato tale. In un’altra società di rilievo in Europa sarebbe stato cacciato dopo neanche mezza stagione. L’anno dell’arrivo di Cristiano Ronaldo, conquista il solito campionato e la supercoppa italiana, ma fallisce in coppa nazionale, ed esce dalla Champions League, con un bottino di 4 partite perse su 10, facendo giocare alla Juventus un calcio provinciale, indegno per una competizione che, non a caso, si chiama Coppa dei Campioni.

Perdente.

Juventus 4.5: l’obiettivo dichiarato è stato quello della Champions League. Missione fallita, pur avendo acquistato il giocatore più forte della storia di quella coppa. Come se non bastasse, nonostante la supercoppa, si è lasciato per strada la Coppa Italia, trofeo che da quattro anni di fila finiva costantemente nella sala trofei dell’Allianz Stadium.

Fallimento.

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