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L’era del porco di Gianluca Morozzi

Articolo di Carlo Amedeo Coletta
Ho letto “L’era del porco”
Autore: Gianluca Morozzi
– Era ora! – ho pensato quando ho letto il titolo di questo libro – Finalmente un libro che parla di gente
come me!
E invece no, non è così anche se, in alcuni momenti, potrebbe davvero sembrare un riassunto di buona
parte della mia esistenza. Mia ma anche di tanti altri di noi, ne sono certo e vi dico anche il perché, non
temete.
Il nostro protagonista di turno si chiama Lajos ed è immerso nella società dei nostri giorni dove, per
arrotondare lo scarso stipendio di guardiano notturno di ascensori, è necessario lavorare almeno un paio di
giorni anche in una fumetteria.
Lajos ha scritto un libro, l’Era del Porco appunto, edito da una piccola casa editrice guidata da un tizio del
tutto sopra le righe, capace solo di organizzare presentazioni in librerie di piccoli centri, lontano da tutto e
da tutti, senza che le persone del luogo neppure lo sappiano, con il risultato di avere l’autore a confronto
solo con i commessi o occasionali clienti della liberia. Eppure Lajos è figlio di uno scrittore famoso e
affermato che, però, ha lasciato l’Italia e la famiglia da tantissimi anni, al punto che neppure lo riconoscerà
una volta tornato in Italia per la presentazione del proprio ultimo successo.
Lajos suona in uno strampalato gruppo da garage che, di tanto in tanto, si esibisce in qualche locale. La paga
è in consumazioni, solitamente in birra. Il gruppo ha una caratteristica: cambia in continuazione il bassista,
con il risultato di non essere mai al completo e di aver bisogno di estenuanti, infruttuosi e lunghi periodi di
prove prima di poter pensare a un’esibizione.
Questo è lo scenario all’interno del quale si muove Lajos, appena scaricato dalla fidanzata storica che gli ha
preferito un ultras neonazista. Il tutto a Bologna che, nei film e nei libri, riserva sempre sorprendenti
spaccati di una realtà che non si capisce mai quanto sia vera e quanto sia romanzata.
A proposito di Bologna, c’è un’altra caratteristica che può legare il lettore al personaggio: la sua incrollabile
fede calcistica, nonostante tutto e tutti, nei confronti del Bologna. Adesso, so che molti di voi tiferanno altre
squadre ma poco importa. La passione di Lajos per la squadra, il senso di appartenenza, il vivere ogni
difficile trasferta come se fosse una tappa della guerra in Vietnam, il sentirsi un sopravvissuto di fronte alle
tante peripezie, lo rende ancor più uno di noi.
Se tutto ciò non bastasse, ci sono i suoi amici e conoscenti tra cui merita una menzione speciale l’Orrido.
Non vi sto neanche a spiegare perché si chiama così, vi basti sapere che se lo merita tutto.
E poi c’è lei, Elettra, ragazza conosciuta durante la cerimonia di premiazione di un premio letterario che
vedrà Lajos superato da uno scrittore tanto banale quanto vincente. Elettra è una ragazza dei nostri tempi,
libera e dinamica, imprevedibile per certi versi, molto chiara per altri. Il suo animo, anche se non detto, è
combattuto tra la fragilità che i sentimenti portano nel cuore e la frenesia del nuovo millennio. Frenesia che
riguarda ogni sfera, di vita, d’amore, di amicizia. E Lajos, forse meno adatto a questa rincorsa della vita, ne
subisce dapprima il fascino e poi il peso. E l’amore diverrà come uno degli ascensori a cui fa la guardia di
notte, un continuo sali scendi tra felicità e disperazione, speranza e rassegnazione, sorpresa e delusione.
Il cuore, poi, saprà trovare la propria strada, proprio come il gruppo musicale nel quale capiterà finalmente
il bassista giusto, particolare, inaspettato. E come sempre temporaneo.
La vita va avanti, anche per Lajos, nonostante tutto, nonostante tutti, nonostante noi stessi. E’ l’unico vero
spettacolo che siamo chiamati a vivere da protagonisti, il solo al quale non possiamo mancare, cercando di
renderlo il più…il più…scegliete voi l’aggettivo giusto. Ognuno avrà il suo.
Anche Lajos ne troverà uno, il più adatto, il più affine alla propria anima perchè, tra una risata e l’altra, è di
questo che si parla. Sono gli infiniti moti dell’animo a strappare la scena ai tanti spaccati di vita che si
svolgono di fronte agli occhi di chi legge e sono certo che, chi più chi meno, ci siamo capitati tutti.
E’ il caso di prendere in mano questo libro e iniziare, ridendo, a riflettere un po’. Credo sia uno dei modi
migliori per farlo.
A presto e buona lettura!

 

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