Lunga vita al Re e alla sua vecchia signora

_“Certi amori regalano un’emozione per sempre, momenti che restano così, impressi nella mente”_.

Questo il verso di una delle più importanti e celebri canzoni del cantautore romano, nonché grande tifoso juventino, Eros Ramazzotti. Ci aveva visto davvero lungo, specialmente se anche lui avesse potuto immaginare che, la notte del 12 marzo 2019, all’Allianz Stadium di Torino, qualsiasi tifoso della Vecchia Signora si sarebbe ritrovato alla perfezione in quei suoi versi.

Ai bianconeri serviva un’impresa leggendaria, perché cancellare il 2-0 dei colchoneros al Wanda Metropolitano è una missione esclusiva per pochi sani di mente. La Juventus è stata protagonista di una nottata che entra con pieno merito nella Hall Of Fame della storia del club, viste le circostanze con le quali è arrivata.

Quanto fatto vedere da Cristiano Ronaldo e compagni va oltre la semplice tripletta finale del portoghese perché la prova corale dei campioni d’Italia rasenta la perfezione. Gli uomini di Simeone sono stati letteralmente schiacciati per oltre 90 minuti nella propria area, senza mai aver dimostrato di aver realmente capito cosa poter fare per contenere l’ira funesta dei bianconeri.

Allegri azzecca ogni mossa con il 3-5-2 iniziale che, con il pressing asfissiante ai limiti del penale di un Emre Can in qualità di terzo centrale, ridicolizza Morata e Griezmann. L’assetto tattico adottato dal tecnico livornese ha permesso di scatenare l’inferno sulle fasce grazie galoppate di Cancelo, Bernardeschi e di Leonardo Spinazzola, che debutta in Champions League in una partita simile, fornendo una prestazione spaventosa per la personalità e la cattiveria agonistica.

Proprio sulle corsie arriva il primo gol bianconero, con Ronaldo che riceve un crosso al bacio di Federico Bernardeschi, annienta Juanfran con uno stacco imperiale, e di testa insacca il pallone alle spalle di un incolpevole Oblak. Il primo parziale di gara si conclude con Alvaro Morata che spreca l’unica vera palla gol per l’Atletico Madrid, colpendo la sfera con la parte alta della fronte, spedendola sopra la traversa.

Al via i secondi 45 e la formazione di casa, dopo appena 4 minuti di gioco, trova con Cristiano Ronaldo il 2-0: stavolta il cross è dalla destra di Cancelo ma lo stacco dell’asso portoghese è da cestista di NBA, e non lascia scampo ad Oblak, che aveva respinto il pallone solo quando era oltre la linea. L’Atletico sparisce, la Juventus cerca il terzo gol con una cattiveria agonistica spaventosa, mai vista negli occhi della squadra, i cui giocatori, più che degli esseri umani, sembrano delle iene inferocite che sentono il sapore del sangue della preda. Nel finale, un ingenuo Correa spinge un indemoniato Federico Bernardeschi il quale, dopo una galoppata sulla fascia che, a tratti, ha ricordato quella di Gareth Bale nella finale di Copa Del Rey contro il Barcellona, entra in area e viene steso dal 10 ex San Lorenzo. Kuipers indica il dischetto, e quel pallone inizia a pesare come una palla da demolizione, ma può prenderlo solamente Dio, la leggenda, il più grande giocatore della storia della Uefa Champions League: Cristiano Ronaldo. Palla da una parte, portiere dall’altra, Atletico Madrid in purgatorio, ai quarti di finale della Coppa dei Campioni ci va la Juventus, i cui tifosi, per un giorno per un momento corsero a vedere il colore del vento. Un vento che deve indirizzare la barca verso l’obiettivo di una squadra che, ora, vedrà ancora il bicchiere vuoto, e che dovrà essere riempito al raggiungimento della notte dell’apocalisse.

Pagelle della Juventus:

Szczesny : 6

Cancelo : 7

Bonucci : 7

Chiellini : 8

Spinazzola : 9 (22 s.t. Dybala 7)

Emre Can : 9.5

Pjanic : 7.5

Matuidi : 7

Mandzukic : 5 (35’ s.t. Kean 6.5)

Bernardeschi : 9.5

Cristiano Ronaldo : 10

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