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L’uomo sbagliato nel posto sbagliato

Sono passati 10 giorni da quando la Juventus, con un comunicato ufficiale, ha annunciato che Maurizio Sarri non sarebbe stato più l’allenatore dei bianconeri nella prossima stagione.

Ho atteso un pochino perché, si sa, a freddo si razionalizza meglio e non si rischia di lasciarsi trasportare dall’eccessiva emotività. Ho atteso, non lo nego, anche perché la settimana passata l’ho trascorsa in giro per le vette della Val di Fassa tra sentieri improponibili e scenari meravigliosi.

La mia testa era impegnata da altro, anche se la mia Vecchia Signora occupa sempre un posto di rilievo tra fantasticherie e ricerca di notizie che la riguardano. E così non avevo ancora proferito “bau” sull’esito dell’esperienza sarriana sulla panchina della Juve, ma oggi, a distanza di 10 giorni, mi sento di poter dire la mia.

Maurizio Sarri, per chi capisce il calcio nella sua totalità e nella sua essenza, così come per chi lo conosce o lo ha conosciuto, non è certo uno sprovveduto, né uno che non ha le idee chiare. Il suo concetto di calcio, fatto di pressing, difesa alta e specifici movimenti senza palla si è rivelato più adatto a realtà (vedi Empoli o Napoli) in cui il collettivo è prioritario sulle “stelle” e ognuno è disposto a correre anche per l’altro. Alla Juve, in una squadra piena di campioni, molti “pluriscudettati“, chiedere un certo tipo di lavoro è risultato ben più difficile di quanto lo stesso mister si sarebbe aspettato. Pertanto, Maurizio Sarri è stato semplicemente l’uomo sbagliato nel posto sbagliato. Il mister cresciuto a Figline Valdarno non era la prima scelta, poco più di un anno fa raccontai la telenovela allenatore che tutti noi tifosi della Juventus vivemmo con grande passione e, a posteriori, false speranze.

Sarri non avrebbe dovuto sedersi su quella panchina, ma fu bloccato perché rappresentava il piano B (c’è chi dice addirittura il piano C) da innescare nel momento in cui le cose non fossero andate secondo le aspettative. E così il 16 giugno 2019 fu annunciato, per la verità senza nemmeno tanti proclami, quale nuovo allenatore della Juventus.

La sua avventura, vissuta sin dal principio in una dimensione a sé, fu dapprima costernata dalla famosa polmonite, per poi segnarsi definitivamente nel corso della tornée asiatica quando nell’intervallo di un match di ICC ebbe a proferire parole poco edificanti che lo spogliatoio bianconero, fresco, fresco vincitore dell’ottavo scudetto consecutivo, non digerì assolutamente.

Da quel momento in avanti, invece di trovare alleati, il mister s’è imbattuto in numerosi ostacoli. Il match di Verona, finito con la sconfitta ad opera degli uomini di Juric, segnò uno dei momenti più bassi dell’esperienza di Maurizio Sarri sulla panchina bianconera. Lì, non fosse poi arrivato il Covid, il mister rischiò pesantemente l’esonero. E da lì fu presa coscienza, in seno alla dirigenza, che forse Sarri, le cui capacità e idee non sono mai state messe in discussione, fosse l’uomo sbagliato nel posto sbagliato.

Da lì cominciarono valutazioni che portarono poi, è storia recente, all’esonero a prescindere da quello che sarebbe stato l’esito del ritorno degli ottavi di finale di Champions League col Lione. A Maurizio Sarri fu comunicato ben prima, esattamente dopo il match con la Sampdoria, che non sarebbe stato più alla guida tecnica della squadra nella stagione 2020/2021.

Il progetto può quindi definirsi un totale fallimento perché, al netto del 9° scudetto consecutivo, tutto quello che si sarebbe dovuto intraprendere come percorso, con l’arrivo del tecnico ex Chelsea, è stato rigettato dopo nemmeno 12 mesi realizzando il concetto che Sarri fosse l’uomo sbagliato nel posto sbagliato.

Nel calcio, è cosa nota, quando le situazioni non funzionano il capro espiatorio ricade sempre sulla testa dell’allenatore e in questo caso era fin troppo prevedibile che sarebbe potuta finire così. Il passo indietro voluto da Andrea Agnelli, con la panchina affidata ad Andrea Pirlo, certifica una sconfitta di tutto lo staff dirigenziale, che pensò a Sarri come alla versione italiana del tecnico catalano, vero obiettivo e desiderio del Presidente.

La forza della Juventus, intesa come società, è sempre stata quella di essere al fianco del proprio allenatore nei momenti di difficoltà. Questa forza nell’era Maurizio Sarri è venuta meno. Il mister, sicuramente per colpe anche sue, è stato lasciato solo. I giocatori, che pure possono aver difficoltà nell’applicare l’idea di calcio del proprio allenatore, non hanno quasi mai mostrato la voglia di “sbucciarsi” le ginocchia. E raramente si è visto un allenatore già esautorato cercare di ribaltare un risultato negativo per avanzare in Champions League.

Di questo dobbiamo tenerne conto, Sarri è stato indubbiamente l’uomo sbagliato nel posto sbagliato, ma la società ha pesanti responsabilità nel “fallimento” della stagione appena conclusa. Ora si volta pagina, è partita “l’epurazione”, con l’obiettivo fisso che resta invariato: testa alla Champions League senza dimenticare che il decimo avrebbe il “sapore” della fantascienza.

FONTE: IL BLOG DI LUCA GRAMELLINI

https://www.lucagramellini.com/luomo-sbagliato-nel-posto-sbagliato/?doing_wp_cron=1597852382.7220540046691894531250

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