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Momenti meno apatici – L’uomo che uccise Don Quixotte – Recensione review

MOMENTI MENO APATICI – RECENSIONE REVIEW L’UOMO CHE UCCISE DON QUIXOTTE

UN CAPOLAVORO PASSATO IN SORDINA?

Di Mr Cineapatic

The man Who Killed Don Quixote“.

Nessuna candidatura all’oscar, poco incasso, poco recensito.

Questo è accaduto perché in più di 20 anni Terry Gilliam ha estratto dal cilindro una porcata immonda, o perché il mondo della critica cinematografica è costituito da melma radioattiva

TRAMA (NO SPOILER)

Sgrovigliare questa trama e riassumerla in poche righe è fra l’impossibile e il frustrante.
Toby Grisoni è un regista specializzato in spot televisivi. Mentre si trova in Spagna, alle prese con uno dei suoi lavori (con protagonista don Chisciotte), ripiomba nei luoghi in cui 10 anni prima aveva girato il film di laurea

Trovatosi faccia a faccia con fantasmi del passato e vecchie fiamme non del tutto affievolite, basta con il riassunto alla “I bellissimi di canale 5” e andiamo avanti.

REGIA

Terry Gilliam, essenza più pura e ragionata allo stesso tempo della follia. Potrei fermarmi qua, potrebbe essere sufficiente come descrizione, ma mi rendo conto che molti di voi lo potrebbero interpretare come un “Non avevi cazzi di scrivere e ha provato a fare la supercazzola ad effetto”

Si, sarebbe da me e chi siete voi per decidere che devo spiegarmi meglio?

Per chi non conoscesse già Terry Gilliam, è uno dei registi più visionari nel senso più vero del termine (Lynch per capirci non è un visionario, è solo uno psicopatico)

e dagli albori della sua carriera, quando faceva l’animatore nel gruppo dei Monty Pyton, fino alle ultime opere come ParnassusGilliam ha sempre mostrato una maniacale ricerca della trasposizione perfetta delle sue visioni.

E’ come se il suo intento principale fosse quello di condividere con il resto del mondo ciò che immagina, senza alcun filtro, nel modo più preciso e allo stesso tempo esagerato possibile. Non insisterò mai abbastanza nel consigliare la visione di capolavori come “Brazil” e “La leggenda del re pescatore”.
In questa fatica, partorita dopo 25 anni, Terry Gilliam mette tutto se stesso, con qualcosa in più.
Una patina di razionalizzazione delle sue visioni, un’ impalcatura meno evanescente e anche, se vogliamo, una punta di disincanto, che rendono questo film fra i migliori del vecchio Terry.
Un’atmosfera meravigliosamente equilibrata fra il grottesco, il barocco e paradossalmente spoglia in alcuni momenti, per farti assaporare l’alone di malinconia del “Triste figuro” Don Quixote.
Un lavoro maniacale su ogni singolo attore, ogni singola iterazione fra i personaggi e il mondo partorito dalla mente di questo vecchio folle prende vita cosciente.
(SPOILER)
Il genio di Gilliam brilla particolarmente nelle scene all’interno della dimora del “Re della Vodka russa”. Follie ragionate, come quella di Johnatan Pryce alle prese con il suo “simulatore di cavalcata sulla luna” o il tocco improvvisamente drammatico, nella dinamica della morte finale del Vero/finto Don Quixote.
E infine il finale, che ti lascia aperte molteplici interpretazioni senza lasciarti quella tipica sensazione di incompiuto come per fare un esempio Inception e la sua trottola della ceppa che gira/non gira.

Gilliam ti culla nella sua poetica fino ai titoli di coda, rendendoti consapevole del fatto che la comprensione non sia di certo l’elemento fondamentale di un film con protagonista Don Quixote della Mancha.
Voto: 9 – Una meravigliosa visione lucida della follia

FOTOGRAFIA E AUDIO

Il maestro Nicola Pecorini, non poteva che essere lui la mente e il braccio, per l’ennesima volta, di Terry Gilliam per la direzione della fotografia.
Una fotografia brillante, accesa anche nelle scene più buie. Toni sempre incandescenti, a momenti accecanti, che ti immergono appieno nella visione del fim, sapientemente mescolati con una sorta di color “seppia del deserto” per far trasparire le ambientazioni ispaniche.
Tinte che esaltano tutto e tutti: lo sporco e la desolazione come la magnificenza e la pomposità, sparandoti in faccia composizioni caleidoscopiche per far risaltare scenografie scarne e a tratti barocche.
Audio davvero ben fatto. Non è ciò che risalta nella dinamica del film, ma se uno ci mette attenzione nota la cura che la presa diretta adopera in tutte le scene del film, soprattutto in quelle più complesse come la festa finale.

Voto: 8 – Il braccio armato di Gilliam

SCENOGRAFIA, COSTUMI, TRUCCO
Non c’è forse nemmeno bisogno di scriverlo, la scenografia, i costumi e il trucco sono clamorosi in ogni singolo istante del film.
E’ difficile dire di più, perché ogni cosa che io possa scrivere sulla scenografia diverrebbe automaticamente uno spoiler.
Ogni oggetto, ogni ambiente, ogni singolo centimetro catapulta lo spettatore in un divertente e inquietante viaggio nei meandri della follia di Don Quixote, ma sopratutto di Terry Gilliam

Voto: 9,5 – da sterminare l’academy

MONTAGGIO E VFX

Il montaggio ha momenti è davvero eccezionale e anche quanto sembra lasciarti spiazzato, si riassesta poi sulla giusta via. Nel complesso è oserei dire sapiente e funzionale.
La questione Vfx invece in questo caso è dannatamente difficile da sviscerare, nel senso che gli effetti speciali sono concepiti assieme alla scenografia, e quindi è difficile comprendere a valutare dove inizi il lavoro degli effetti speciali e finisca quello degli scenografi e artisti vari.

Gli effetti digitali non sono molti e sono comunque ben fatti, perfettamente amalgamati con l’atmosfera del film.

Voto: 7 – Gestione ragionata

RECITAZIONE

Partiamo subito dalla questione più importante, quella che rischiava di compromettere, se sbagliata, tutto il film, ovvero Don Chisciotte.
Johnatan Pryce è favoloso. Il suo personaggio è follemente esagerato, ma allo stesso tempo riesce a mantenere uno strano equilibrio quasi compassato, tanto da renderlo in alcuni punti drammatico, più di quanto forse Gilliam stesso non volesse inizialmente.
Esilarante, istrionico, patetico, un lavoro di costruzione del personaggio incredibile che non getta nel grottesco il film, rischio che si corre sempre quando si lavora con elementi così al limite.
Adam Driver è invece altalenante, con momenti di altissima recitazione e altri in cui sembra quasi non si trovi a suo agio con il personaggio (dinamica che avevo già visto nel suo Kylo Ren nella nuova saga di Star Wars).

Sfiorisce accanto al carisma di Pryce, ma alla fine il suo personaggio funziona molto bene nella meccanica del film.
Tutti gli altri sono soprattutto diretti benissimo, e ciò sopperisce anche a qualche lacuna di troppo nella recitazione di alcuni di loro (vedi magnate russo).
Angelica, la protagonista femminile, è magnetica e non so perché mi ha fatto venire in mente una fusione fra una giovane Winona Ryder e una altrettanto giovane Helena Bohnam Carter.
Menzione disonorevole solo per il “gitano”, la cui utilità per tutto il tempo del film mi è sfuggita, come fuggiva senza motivo anche lui dalle inquadrature, quasi non volesse essere ripreso.
Una recitazione “Alla Johnny Depp” che sembrava quasi volerlo omaggiare in qualche modo (nella prima versione del ’94 doveva essere il protagonista del film)
Nel complesso comunque una recitazione di ottimo livello, alzata di almeno due punti dalla bravura incommensurabile di Gilliam nel dirigere il cast.

Voto: 9 per Johnatan Pryce – 7,5 per il resto del cast

SCENEGGIATURA

La sceneggiatura è magistralmente concepita per mettere lo spettatore in difficoltà, ma non ti fa incazzare come accade in tante porcate insensatamente deliranti.
Qui il delirio è puro e giustificato, benché si faccia molta fatica a capire quando ci si trova in mezzo alla cruda realtà dei fatti, o immersi nella visione di Don Quixote, nel senso più ampio del termine.
Non si comprende altresì se Toby “Adam Driver Sancho Pancha” Grisoni (che è il focus catalizzatore con i cui occhi seguiamo la trama) veda davvero ciò che vede, lo immagini soltanto, sia suggestionato dal pazzo scatenato a cui suo malgrado fa da scudiero/sparviero o se infine stia impazzendo lui stesso.
Pur complessa, la sceneggiatura non è contorta, ma semplicemente affascinante e ti culla attraverso momenti di vera comicità e attimi che quasi ti commuovono.
Una scrittura solidamente insensata, che non perde mai il filo narrativo e segue una missione precisa come quella di Don Chisciotte.

Voto: 8 – Fondamenta d’acciaio per un castello fluttuante

CONCUSIONI

Era difficile superare le mie aspettative, già di per sé alte, ma Gilliam c’è riuscito.
Un vero capolavoro, senza se e senza ma. Visionario, spiazzante, esci dalla sala che hai ancora fresche le immagini nella tua mente.
Un film vero, genuino, che non ha cercato compromessi dal punto di vista artistico, pur dovendone forzatamente fare per l’immensamente travagliata produzione.
Dopo averlo finito di vedere puoi dire solo una cosa: Grazie Terry, per non aver mollato nonostante tutto e averci regalato questo. Io, personalmente, ti sarò sempre grato per questo. Don Quixote Vive!

Voto 9 – Fino alla luna e ritorno a cavallo di Ronzinante

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