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WIMBLEDON 2019, IL #FINOALLAFINE DEL TENNIS

Sono passati alcuni giorni dalla storica e struggente finale di Wimbledon 2019 e la domanda è ancora aperta: è stata la partita di tennis più bella di sempre?
Premessa, ogni atleta va doverosamente collocato nell’epoca in cui ha gareggiato pertanto non partecipo alla ricerca del GOAT di turno o della partita del secolo; però a sto giro voglio fare un’eccezione e mi butto nella mischia cercando però di motivare la risposta.
Troppo facile farsi trasportare dal vortice emotivo di domenica e rispondere sì, io dico no, non la considero la best ever perchè non ha vinto Federer. Mi spiego, sono federiano ma non antisportivo.
Avesse vinto lo svizzero sarebbe stato un risultato sportivo (individuale) degno di tale riconoscimento, considerando i 38 anni, i turni precedenti con Nishikori e Nadal, sempre in rincorsa nella finale da sfavorito; la prestazione invece rimane eccezionale benchè perdente.
Federer è il tennista più bravo bello affascinante di classe unica, i tifosi (praticamente tutti quelli che guardano tennis) lo vogliono vedere sempre vincere e la sconfitta è inammissibile, dovrebbe esserlo anche per gli dei del tennis.
La paura che ogni finale sia ultima, soprattutto quando le perde o meglio non le vince come quest’ultima, perchè il suo talento smisurato non dovrebbe permettere di essere battuto e invece è sotto negli scontri diretti con i rivali storici Nadal e Djokovic. Ebbene sì Federer è riuscito nel modificare la percezione calpestando l’analisi razionale, ecco perché rispondo no, perché spero nella prossima epica vittoria del Re.
Da federiano o federita questa sconfitta brucia tantissimo, altro che bravi tutti e due, soprattutto perché nell’ultima fase della carriera lo svizzero era riuscito a svoltare contro Nadal nella finale australiana 2017 (concedendosi poi una indolore sconfitta in semifinale a Parigi) mentre contro Djokovic deve ancora farlo e domenica ci stava finalmente riuscendo … la conversione-liberazione-riabilitazione è rimandata, forse.
L’analisi tecnica e razionale? I meriti al vincitore? Vietato solo perché deluso dal risultato?
Con ordine, la partita è stata ovviamente bellissima poiché combattuta, commovente e in un certo senso assurda rinnovando ancora una volta la discussione sui differenti stili di gioco.
Due filosofie opposte, attacco contro equilibrio, più divertente la prima, più redditizia la seconda.
La dicotomia dei differenti stili suggerisce che quello di Federer è più difficile rispetto a quello di Djokovic (Nadal), allora perchè lo svizzero non adotta quel modo più semplice se garantisce maggior successo?
Perché ognuno è quel che è, perchè ciò che è più congeniale a uno non può esserlo per l’altro, perchè ciò che facile è difficile e viceversa. Tutto da dimostrare, nonostante Federer sia unico mentre gli altri sono tanti.
Djokovic non ruba certo l’occhio, ma altresì vanno riconosciute qualità incredibili come la resilienza, la assurda precisione nel pettinare le righe anche nei recuperi non solo nel palleggio, legamenti e tendini che di biologico hanno poco, ma soprattutto la tenuta mentale.
Premessa, a volte i suoi comportamenti (vedi warning quinto set) sono associabili più a un calciatore che a un tennista, sono apparenti debolezze anzi io le ritengo delle scosse necessarie per riprendere la propria concentrazione a discapito di quella dell’avversario; insomma atteggiamento cerebrale marcato quasi diabolico.
La tenuta mentale dicevo, domenica il serbo ha dato dimostrazione di irreprensibilità non cedendo al tifo pro Federer dell’intero Centre Court, anzi se ne è nutrito per cinque ore e nel momento della sancita vittoria non si è composto a scene di giubilo mostrando rispetto per il più vecchio e rispettato avversario, rendendogli onore per la straordinaria e spettacolare battaglia. A parti inverse? Secondo me Federer starebbe ancora gridando di gioia.
Dulcis in fundo Djokovic ha meritato la vittoria? Certamente ma, ritengo l’abbia buttata Federer con la gestione scellerata di quei 2, ripeto, 2 match point con servizio a favore giocati con la stessa superficialità con cui ha affrontato negli ultimi tempi le numerose palle break gettate al vento; idem il tie break.
Fretta imprecisione confusione vs calma concentrazione speranza, il momento più assurdo della partita più assurda.
Morte e risurrezione si sono rincorse a più riprese in un lungo e memorabile pomeriggio di luglio: #finoallafine ne è la sintesi o se preferite prendere in prestito dal baseball “non è finita fin quando non è finita”.
It ain’t over ’til it’s over (Yogi Berra)

(Alessandro Rota)

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