MDN

10 ragioni per ricordare PIERO GOBETTI nel centenario della morte (Parigi, 16 febbraio 1926)

Articolo di Adriana Bolfo

1. Antifascista dichiarato

Muore per i postumi dell’aggressione subita nel settembre precedente a Torino, dov’era nato il 19 giugno 1901, bastonato da un gruppo di fascisti.

Il centenario è occasione per richiamare in sintesi la sua operosissima vita, forse non altrettanto nota.

2. Intellettuale deciso e giornalista precoce

A 17 anni, studente di liceo classico, fonda e dirige la rivista Energie Nove (cioè nuove). Programma: sprovincializzazione e crescita culturale della classe dirigente sua contemporanea soprattutto mediante articoli giuridici, economici e politici. Espone gli intendimenti anche alla fidanzata Ada Prospero, che sposerà nel 1923. Gli ambiti prevalenti della rivista sono i medesimi che lo porteranno alla laurea in Giurisprudenza nel 1922.

Torino è da tempo centro industriale (Fiat fondata nel 1899), Milano è capitale degli affari, Roma è sede del governo.

3. Studioso stimatissimo

In seguito fonda e dirige altre riviste (nel 1922 La Rivoluzione Liberale, nel 1924 Il Baretti) chiuse in momenti diversi per volontà governativa, essendo ormai stato individuato come oppositore irriducibile (“intransigenza”, secondo la sua stessa affermazione). A tali riviste accettano di collaborare studiosi eminenti come l’economista Luigi Einaudi, suo ex insegnante universitario, il filosofo, critico letterario e storico della letteratura italiana Benedetto Croce e lo storico Gaetano Salvemini, deputato socialista assai critico nei confronti di Giovanni Giolitti ripetutamente capo del governo e ministro nel primo ventennio del Novecento (“età giolittiana”). Collaborano anche gli amici torinesi Natalino Sapegno e Federico Chabod, in seguito famosi.

4. Liberale sui generis

Il liberalismo afferma la totale libertà civile economica e politica del singolo nei confronti della società e dello stato, mentre alle classi subalterne riserva il ruolo di serbatoio di manodopera al costo più basso possibile. E’, di fatto, l’ideologia dei gruppi dominanti (All’epoca il diritto di voto è condizionato dal censo, situazione che muterà solo con le elezioni politiche del 1946, nella nuova Italia).

Gobetti invece afferma i diritti politici per tutti i lavoratori e un compenso adeguato a liberarli dal bisogno e a rendere effettiva la libertà

5. Coinvolgente e affabile, di mentalità aperta

Crea armonia tra collaboratori di indole diversa e mette a proprio agio chi gli si presenti timoroso della sua cultura e notorietà. Un esempio per tutti: Carlo Levi, futuro pittore e scrittore neorealista (Cristo si è fermato a Eboli, 1945). Ha rapporti di stima e amicizia, nonché di collaborazione reciproca, con Antonio Gramsci, fondatore e direttore di L’Ordine Nuovo (1919), nonostante la diversità ideologica: Gobetti, liberale, è a favore della proprietà e dell’imprenditoria private; Gramsci, socialista, sarà tra tra gli scissionisti del Congresso di Livorno (1921) che formeranno il Partito Comunista d’Italia di cui diverrà organo L’Ordine Nuovo. I due vengono presto individuati come oppositori del Fascismo in quanto forti intellettuali, capaci di suscitare consenso. In seguito L’Ordine Nuovo verrà chiuso d’autorità (1925); Gramsci, deputato, condannato come sovversivo, morirà nel 1937.

Sono gli anni del fallito Biennio rosso (1919-1920), con la fallita occupazione delle fabbriche da parte dei lavoratori.

6. Editore reale e ideale…

Persegue l’autonomia economica sia come dovere verso si genitori (hanno una drogheria in cui lavorano senza sosta) sia come precondizione per ogni altra libertà.

Per la Piero Gobetti Editore, funzionante dal 1923, sceglie il motto “Che cosa ho a che fare coi servi? ” in caratteri greci nel logo disegnato dal pittore Casorati. Cura fino alle minute incombenze le attività di giornalista, saggista, direttore di riviste e di collane editoriali. Ed ecco divenire reali le 17 ore di lavoro al giorno che afferma necessarie al suo editore ideale.

7…coraggioso sempre

L’opuscolo su Giacomo Matteotti, che scrive e pubblica subito dopo l’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti per mano di fascisti nel 1924, rende Gobetti ancora più odioso al partito fascista dopo la “marcia su Roma” (28 ottobre 1922, in seguito alla quale il re Vittorio Emanuele II aveva dato a Mussolini l’incarico di formare il nuovo governo).

8. Editore in grande anticipo

Per la tempestività, l’opera su Matteotti è, si direbbe ora , un “instant book. Ma Gobetti è capace di un’altra iniziativa intelligente, messa in atto solo molto dopo di lui e non da tutti: i lettori delle riviste vi trovano annunciati i libri che si vogliono pubblicare e possono prenotarli in modo che se ne stampino le copie effettivamente richieste. Anche grazie a tale modalità, viene pubblicata in tre anni una grande quantità di titoli (un centinaio, secondo alcuni).

9. Coraggioso fino all’ultimo

La casa editrice pubblica saggistica e letteratura. Di questa, alcuni autori provenienti dalla rivista d’avanguardia La Voce, chiusa da tempo (1908-1916), di cultura e di politica e la più importante tra le riviste di primo Novecento, resteranno significativi; Giuseppe Prezzolini, il fondatore, sarà con Gobetti a Parigi al momento della morte.

Il nostro concittadino Eugenio Montale, estraneo a ogni avanguardia e finora sconosciuto compositore di versi, deve la sua prima “consacrazione” pubblica all’editore Gobetti nel 1925, anno cruciale per l’Italia. Col discorso al Parlamento del 3 gennaio Mussolini aveva rivendicata la responsabilità di tutte le azioni compiute dal Fascismo, soppressi i partiti e i sindacati e qualsivoglia forma di libera espressione (“leggi fascistissime”). Redatto dal filosofo Giovanni Gentile, era uscito il 21 aprile il Manifesto degli intellettuali fascisti, a cui aveva risposto il Manifesto degli intellettuali antifascisti (1 maggio), redatto dal filosofo Benedetto Croce. Tra i 40 firmatari, Eugenio Montale.

A metà giugno, forse proprio il 15, Piero Gobetti Editore in Torino pubblica “Ossi di seppia” di Montale, finora unica raccolta. Il Nobel, al momento imprevedibile “arriverà” 50 anni dopo.

Pubblica col solito grande coraggio.

In precedenza Gobetti aveva pubblicato, serenamente, un libro di Curzio Malaparte, fascista dichiarato.

10. Infine…

La decima ragione per ricordare Piero Gobetti, e anche l’undicesima, la dodicesima ed eventuali altre…

A giudizio del lettore.

 

 

Leave a Reply

Area Riservata