
A cura di Riccardo Gramazio_Ricky Rage
Bono Vox riesce da sempre a far parlare di sé. Alcuni lo amano alla follia, altri lo detestano. Alcuni lo considerano uno dei più grandi artisti/vocalist viventi, altri soltanto un buon interprete oltre che una specie talvolta irritante di attivista chiacchierone, narcisista e paraculo. Parecchie volte ho sentito o letto attacchi diretti al leader degli U2 per via del suo operato, del suo impegno politico e per via delle sue collaborazioni ben lontane dai canoni del rock and roll. Una volta accanto al Papa, un’altra in compagnia di Barack Obama e un’altra ancora con Angela Merkel, per esempio, e si potrebbe andare avanti. Congressi, campagne, incontri e conferenze per dicutere di economia, dei drammi dell’Africa, dell’Aids, di leggi, di cambiamenti climatici e via dicendo. Sì, il celebre dublinese, per un motivo o per l’altro, si ritrova sempre in mezzo a qualche faccenda importante e la cosa fa incazzare un sacco di gente, soprattutto coloro che a malapena riescono a sopportare la sua voce o la musica degli U2.
Come al solito, chi vi scrive si dissocia abbastanza dalle accuse varie o dalle scelte personali delle celebrità. Questo perché, contrario o favorevole, tendo a fottermene altamente: tutti hanno il diritto di fare e non fare, tutti hanno il diritto di esprimere i propri pensieri. In poche parole, la libertà viene prima di tutto. In più, chi mi segue, sa benissimo che a me interessa soltanto la parte artistica e musicale. Potresti anche starmi sulle palle, ma se il tuo disco è figo, se la tua musica è figa, sono contento di averti in cuffia o sullo scaffale dei dischi.
Ora, perché questo tipo di introduzione? Beh, perché sto per raccontare un aneddoto che di sicuro alimentarà ulteriormente l’ostilità nei confronti di Bono da parte dei suoi già feroci detrattori e perché questa rubrica d’altronde è nata anche per raccontare episodi curiosi.
Nel 2003, a poche ore dall’inizio di quella che sarebbe stata l’ultima edizione dell’evento di beneficenza organizzato da Luciano Pavarotti, il famoso Pavarotti & Friends di Modena, il nostro e vostro Bono, tra i grandi invitati, si accorge di aver dimanticato a casa qualcosa di troppo importante per lui, il suo amatissimo cappello da cowboy, il suo talismano da tour. La star è già in Italia, il tempo stringe, ma vuole assolutamente il copricapo. Corre allora ai ripari, alza il telefono e, rigorosamente in taxi, fa portare il cappello all’aeroporto di Gatwick, sud di Londra. Acquista infine un biglietto aereo per permettere all’oggetto di raggiungere Roma e l’Italia, per giunta con tutte le comodità della prima classe e l’attenzione dei piloti della British Airways. Spesa totale: circa 1.700 euro. Non male per un cappello da cowboy…
E ditelo, dai! Lo so che lo state pensando con la faccia disgustata. 1.700 euro per un cazzo di cappello dimenticato a casa? Altro che sensibilità umanitaria e discorsi per provare a salvare il pianeta! Ci può stare, okay, cari odiatori di Bono Vox, ma credo ci possano anche stare i classici vizietti e i classici capricci delle rockstar.
