
Articolo di Carla Murialdo
Libro tratto da una storia vera, che si discosta dal genere abituale dell’autore.
Durante una rapina viene ucciso il figlio ventenne di Pasquale e Nora. Dopo appena cinque anni, Paolo – l’assassino – ha già scontato la sua pena e sta cercando di rifarsi una vita.
Ma come possono due genitori continuare a vivere sapendo che il loro figlio non c’è più, mentre chi lo ha ucciso è libero?
È questo l’interrogativo che tormenta Pasquale e Nora, ed è lo stesso che si insinua anche nel lettore, chiamato a prendere posizione.
Un romanzo psicologico che mette in discussione ogni certezza, ti coinvolge, ti scuote, ti trascina dentro una trama che alterna attrazione e rifiuto.
A un certo punto ti sorprendi a chiederti: chi è davvero il colpevole? Chi è la vittima?
Arrivi perfino a provare empatia per Paolo. Ma poi, come genitore, ti metti nei panni di Nora e Pasquale e pensi: e se fosse successo a me?
Il finale, spiazzante, lascia una domanda aperta e disturbante:
Chi ha ucciso una volta è destinato a essere assassino per sempre?
Una mattina qualunque, per caso, Nora riconosce un volto in treno. È la persona che le ha distrutto la vita. Lei e il marito Pasquale sono i proprietari a Pescara di una avviata tabaccheria. E proprio in questa sei anni prima nel corso di una rapina un ladro ha ucciso il loro unico figlio Corrado. Nora non può credere che il carnefice di un ragazzo innocente – del loro ragazzo innocente! – possa essere libero dopo così poco tempo. Non può credere che la vita di suo figlio valga tanto poco. Ma è così, tra la condanna per un omicidio preterintenzionale e i benefici carcerari. Da questo momento Nora e Pasquale non riescono a continuare a vivere senza ottenere una loro giustizia riparatrice. Il marito cerca la via più breve e immediata. Nora, invece, dopo una difficile ricerca per stanare l’uomo, elabora un piano più raffinato. Paolo Dainese, però, l’omicida, si è sforzato per rifarsi una vita e, annaspando, sta riuscendo a rimettersi a galla.
