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INTERVISTA AL POETA ROBERTO BARTOCCI

A cura di Riccardo Gramazio

Ho voluto fortemente portare qui da noi il giovanissimo Roberto Bartocci per parlare di poesia nuova, giovane e fresca. E già, perché ho da sempre l’impressione che tale forma d’arte venga dai più considerata obsoleta, pesante, incomprensibile o solamente sigillata nelle aule di chissà quali scuole o raccontata da chissà quale grande e serio professore. Nulla di più sbagliato, la poesia è ovunque seppur mascherata, e da secoli prova a decifrare la complessistà dell’animo umano, a illustrare con chirurgica ed elegante precisione determinati contesti storici. Sapere che anche gli anni 2000 abbiano portato sensibilità come quelle di Bartocci, mi fa sentire bene, davvero bene. E sì, in giovane età pubblicai anche io le mie prime raccolte poetiche. Potrei non apprezzare? Eccoci, allora, con il nuovo ospite…

Benvenuto, Roberto, è bello poter dialogare con un giovane poeta. Non succede praticamente mai, e ti dirò di più, potresti portare davvero un contenuto inedito sulle nostre pagine. Cosa pensi di questa mia riflessione?

Ciao Ricky, intanto ci tenevo a ringraziarti dell’ospitalità e per avermi invitato. Essere il primo poeta intervistato su MDN è sicuramente una bella soddisfazione e ne sono grato. È vero, non è comunissimo vedere un autore o un poeta molto giovane, però, sfatiamo il mito: esistono. Come ho rilasciato in altre interviste, la poesia è considerata obsoleta solo perché non viene trasmessa in maniera più “moderna”. Io penso che se allo studio di scrittori, opere, movimenti artistici e culturali del passato si affiancasse uno studio più moderno, pratico e stimolante dell’arte, della poesia e della scrittura, si abbatterebbero molte ideologie. La musica, che è un linguaggio universale, per esempio, ha fondamenta in comune con la poesia. Dalla scrittura nascono tantissime cose: dalla sceneggiatura dei film, al giornalismo quindi l’informazione, passando alla scrittura pubblicitaria, comunicativa e tanto, anzi, tantissimo altro. La storia ricordiamo che è partita da quando l’uomo ha iniziato a scrivere, e ricordiamo anche che la scrittura è nata per motivi legati all’economia. Scrivere quindi è un linguaggio universale, da sempre e per sempre.

Hai voglia di presentarti ai nostri lettori?

Assolutamente. Mi chiamo Roberto Bartocci e, oltre a essere uno studente, sono anche uno scrittore. Nato a Milano nel 2006, ho già pubblicato una raccolta di poesie intitolata Sensazioni e sentimenti, introspezione nelle emozioni umane e Riflessione, il mio primo audiolibro di poesie. Finalista in tutti i concorsi poetici alla quale ho preso parte, non mi limito solo alla scrittura ma anche alla comunicazione. Reduce dalla conduzione del mio podcast autoprodotto: Pensieri, i contenuti di Roberto Bartocci mi sono già presentato in questo nuovo mondo.

Poesia. Un termine, sei lettere, ma un universo di estrema bellezza, un patrimonio di inestimabile valore. Ecco, cosa significa per te? Come definiristi questa forma d’arte?

È vero, solo sei lettere, ma un universo di estrema bellezza. Per me poesia significa parola, espressione, è la capacità di poter parlare di tutto, una fusione di linguaggi. Non so bene come definirla, non so se effettivamente esiste un termine giusto. A oggi, se te ne dovessi trovare uno prettamente personale, ti direi liberazione.

Nonostante l’età, dicevi, hai già fatto parecchie cose e, da quello che ho capito, l’ispirazione è sempre pronta a introdurre concetti. Raccontami tutto…

Eh beh, sì. L’ispirazione per noi creativi e artisti dev’essere un po’ il nostro motore, il nostro movente. Non ho un fattore costante che m’ispira, ma l’ispirazione a volte mi può venire dalla cosa più semplice a quella più complessa. Può venire da una parola, da un gesto, da uno sguardo, da un pensiero, insomma, l’ispirazione quando viene non avverte, si coglie e basta.

Come nascono le tue opere? E già che ci siamo, riesci a collocarti da qualche parte, poeticamente parlando?

Le mie opere non nascono tutte nella stessa maniera, ma ognuna ha un po’ una sua storia, una sua sfera. Per esempio Sensazioni e sentimenti, introspezione nelle emozioni umane l’ho iniziata a scrivere durante l’estate del 2023. Mi sono trovato a un punto della mia vita in cui ho sentito proprio il bisogno di esternare le mie emozioni. Emozioni che viviamo tutti, indistintamente da tutte quelle caratteristiche che ci vengono sottolineate quotidianamente: dal sesso, dal contesto sociale, quello politico e, chi più ne ha più ne metta. Penso che questo libro, nella sua semplicità, parli a livello universale; perché non importa quanti anni tu abbia o di che etnia tu sia. L’amore, il dolore, la felicità, la tristezza, sono sentori che ci accomunano nonostante la diversità che ognuno di noi si porta dentro. Riflessione, invece, è un insieme di componimenti nati in momenti diversi, in maniera frammentata: da pensieri e, come suggerisce il titolo, da riflessioni e da stati d’animo. No, per ora non mi rispecchio in nessuna particolare corrente letteraria. A seconda di quello che scrivo e come lo scrivo, mi posso avvicinare a una rispetto a un’altra, ma varia a seconda di cosa voglio scrivere e come.

Puoi parlarmi del tuo podcast? Come sono andate le cose e quali sono stati i principali argomenti trattati?

Pensieri è un podcast autoprodotto disponibile su Spotify, che tratta argomenti di attualità, cultura e società. Serie di quindici episodi stagionali, il progetto è andato avanti per due stagioni, di fatti, migliaia sono stati gli ascolti ottenuti, segnando così un discreto successo. I temi trattati sono stati diversi e ogni argomento, secondo me, ha lasciato una traccia interessante. Pensieri per ora è un progetto terminato, però sicuramente in futuro punto a tornare alla conduzione di un programma radiofonico.

Se dico caos?

Se mi dici caos, ti rispondo smarrimento, ma ti dico anche arte. Ti dirò di più: delle volte le più belle opere d’arte, o anche quelle più sincere, nascono appunto quando ti perdi, quando non ti trovi più, nascono nel tuo caos interiore.

Il mondo mi piace poco, molto poco, e sono sicuro che molte situazioni attuali non vadano a genio nemmeno a te. Tuttavia, da artista sono convinto che tutto possa trovare luce grazie alla creatività, qualsiasi forma intellettualmente onesta potrebbe fare la differenza. Cosa pensi?

Sì, il mondo e la società mi piacciono pochissimo. Diciamo che il mondo ne ha visti di momenti bui e ne testimonia il fatto che ancora oggi viviamo momenti di buio totale: dalle guerre, all’economia, anche da molte ideologie e pensieri sociali. Ti rispondo alla domanda dicendoti nì. Nel suo piccolo qualcosa può farlo, ma finché sarà solo una piccola parte, cambierà ben poco. Ma noi artisti, in quanto tali, abbiamo il dovere di provarci, di fatti, in Riflessione, ho parlato anche di guerra, abuso, ipocrisia, e l’ho fatto sottoforma di denuncia, con un linguaggio forte e a sua volta crudo. Perché se non parliamo noi artisti di certe cose, chi lo fa? Penso sia vero che abbiamo una certa responsabilità, verso gli altri e verso il mondo. Per essere coinciso ti dico dunque sì, l’arte può dare una mano, ma sola purtroppo non basta.

Hai avuto la fortuna di girare e di vivere in diversi luoghi dell’Italia. Hai voglia di spiegarmi, illustrando magari i vari aspetti che, qui e lì, sono stati in grado di influenzare la tua scrittura?

Sì, Ricky, ho avuto la fortuna di girare molto per l’Italia, da nord a sud. Viaggiare abbonda il proprio bagaglio culturale poiché impari a vedere più prospettive che magari sono diverse dalle tue. Un luogo che mi ha ispirato particolarmente e che continua a farlo c’è, e questo luogo è il mare. Il mare è una figura semplice, ma in grado d’ispirare generazioni, da sempre e per sempre. In un’intervista mia e di Alessandro Quasimodo per il quotidiano messinese Tempostretto, il maestro raccontò un aneddoto interessante e che mi colpì particolarmente. Raccontò di suo padre Salvatore, e disse che le sue prime poesie le iniziò a scrivere all’età di 14/15 anni, seduto lungo la spiaggia di Roccalumera, un piccolo paese Jonico nel messinese. Mi colpì perché io iniziai a comporre poesie all’età di 15/16 anni, ispirato proprio dai sentori e dai pensieri a volte piacevoli, altre volte un po’ più nostalgici e malinconici, che il mare mi portava. E il mare in questione, era proprio quello di Roccalumera. Questa leggera similitudine tra me e il Nobel per la letteratura nel ‘59 mi fa sorridere, ma allo stesso tempo mi fa anche riflettere. Mi fa capire che, alla fine, un poeta, uno scrittore o un artista, vive di emozioni, vive di momenti.

Saluta i nostri lettori, allegando tutti i tuoi collegamenti più importanti…

Ricky, io ti ringrazio nuovamente per l’invito e l’ospitalità, è stato un piacere immenso! In caso vogliate, mi trovate su Instagram: @_roberto_bartocci_dove potrete restare aggiornati su nuovi progetti e uscite. Le mie opere le trovate sui maggiori siti nazionali di libri e audiolibri e, Sensazioni e sentimenti, anche in libreria.

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