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JOHN McLAUGHLIN

Articolo di Emilio Aurilia

Chitarrista inglese, classe 1942, svezzato fra i nomi più prestigiosi della Londra anni sessanta: Brian Auger, Jack Bruce e Ginger Baker, si appassiona presto al jazz collaborando all’album “Extrapolation” (1969) di John Surman a cui partecipa il batterista Tony Williams (con cui suonerà stabilmente per qualche tempo con i Lifetime) e con Miles Davis per gli album “In A Silent Way” (1969) e “Bitches Brew” (1970).

Una palestra decisamente interessante e formativa che lo condurrà, dopo l’album di esordio “Devotion” (1970), a impegnarsi nello studio della filosofia indiana ispiratrice del disco “My Goal’s Beyond” (1971).

La costituzione della band Mahavishnu Orchestra (1972) formata oltre che da lui da Jerry Goodman (violino), Jan Hammer (tastiere), più la base ritmica: il bassista Rick Laird e il leggendario batterista Billy Cobham, lo consacrerà al successo con l’album “Birds Of Fire” (1973) benché la sua musica resti sempre tutt’altro che semplice ed orecchiabile.

Affascinato dal personaggio, anche Carlos Santana gli si avvicinerà per la realizzazione comune di “Love Devotion And Surrender” (1973), un prodotto molto apprezzato che comprende anche due brani di John Coltrane.

Dopo aver sciolto la Mahavishnu McLaughlin, sarà attivo prima con gli Shatki una band di musicisti indiani e poi con l’album “John McLaughlin: Elecric Guitarist” (1976) realizzato col meglio del jazz (Corea, Clarke, Bruce, Cobham, Williams, De Johnette e altri) e lo stesso Santana, ma, sebbene continui tuttora la sua attività, non riuscirà più a ripetersi ai livelli superiori, complici anche i mutevoli gusti di un pubblico ormai assuefatto al suo virtuosismo eccellente, ma freddo.

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