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LA POLIZIA DEL KARMA Inseguimento al monossido di carbonio

 

Articolo di Riccardo Ricky Rage Gramazio

Spesso sono anche i videoclip promozionali a rendere immortale le canzoni. Spesso, non sempre, ma è giusto ammettere che centinaia di singoli importanti hanno saputo lasciare segni indelebili anche grazie al supporto visivo, alla rotazione decisa su MTV.

E di quale brano vorrei parlare oggi? Karma Police dei Radiohead, che prova perfettamente quanto affermato. Song e video, video e song, una combo esagerata e memorabile.

Partiamo dalle note. Karma Police è tratto dal terzo lavoro in studio di Thom Yorke e compagni, dall’impressionante e rivoluzionario OK Computer del 1997. Titolo e concept naquero da una battuta che i componenti del gruppo erano soliti fare. In pratica, quando uno dei ragazzi faceva una cazzata, gli altri dicevano che avrebbero chiamato la fantomatica polizia del karma per farlo arrestare e per punirlo. Non a caso, in maniera più ampia e a proposito del karma, Yorke ha sempre dichiarato che credere a un concetto del genere sia per lui molto d’aiuto. In effetti, pensare che destino e futuro di ognuno di noi dipendano dalle nostre azioni può tornare utile, ma bisogna prima di tutto affidarsi alla possibilità. Io, per esempio, sono un po’ più pessimista, ma questa è una fottuta altra questione.

Karma Police partì più o meno da tali riflessioni, ma alla fine si trasformò in un attacco ai capi delle grosse aziende e i potenti in generale, un attacco malinconico proveniente da lontano. In tre sole parole: ineguagliabile scuola Radiohead. Tra le righe del testo troviamo la frustrazione di un dipendente, la voglia di ribellarsi, una ragazza con il taglio di capelli alla Hitler che fa star male l’autore e, alla fine, l’amarezza della solitudine e dello smarrimento. Chiaro, le grandi canzoni offrono decine di punti di vista differenti, Karma Police potrebbe ancora oggi aprire varchi a ogni singolo ascolto, ma l’astio nei confronti di chi comanda rappresenta il tema centrale e dal quale scaturiscono poi suoni, emozioni e pensieri vari.

E veniamo al videoclip diretto da Jonathan Glazer, regista inglese noto per aver diretto film come Sexy Beast del 2000 o Under The Skin del 2013 e, appunto, per aver collaborato con i Radiohead e con altri pezzi grossi della musica. C’è da dire che inizialmente la clip era stata ordinata a Glazer da Marylin Manson per Long Hard Road Out of Hell, canzone che il Reverendo aveva composto per il film Spawn del 1997. Il controverso artista americano, non particolarmente affascinato dalle intuizioni del regista, scartò però il progetto e si rivolse altrove. Nulla venne cestinato, e meno male, perché i Radiohead apprezzarono eccome la scrittura del filmato e l’atmosfera alla David Lynch concepita. Una trama semplice, ma piuttosto inquietante, ipnotica e drammatica. Notte, atmosfera sinistra. Un uomo inseguito da una vecchia Chrysler. A guidare la vettura un’autista misterioso e mai inquadrato. Sui sedili posteriori, Thom Yorke. L’uomo continua a correre finché fiato e forze reggono, finché l’auto non lo raggiunge. Il poveretto si accascia stremato, ma con le ultime energie riesce a rialzarsi. E a questo punto, quando tutto sembra finito, l’autista innesca la retromarcia, lasciando però sul tratto di strada una scia di benzina. Le parti ora si invertono, l’uomo prende un fiammifero, lo accende e lo posiziona sulla striscia di benzina persa dal serbatoio della Chrysler. La fiamma prende vita e corre verso l’automobile. Fuoco totale, ma Thom Yorke sembra essersi volatizzato. La vittima diventa così carnefice, l’inseguitore diventa l’inseguito e, vien da pensare di riflesso, il karma chiude il proprio cerchio.

Volete saperne un altro paio? Bene, Thom Yorke soffre di amaxofobia, tecnicamente la paura delle auto e della guida dal 1987, anno in cui rimase coinvolto in un incidente. Non a caso questo disagio è presente in alcune canzoni dei Radiohead (Killer Cars o Airbag). Ci può stare, non è poi una grandissima stranezza. Ciò che risulta invece strano è il fatto che, proprio durante le riprese del videoclip in questione, il cantante rischiò di perdere la vita a causa delle emissioni di monossido di carbonio dell’auto. Della serie: tutto fa brodo, quando si parla di grandi opere. E in diretta mi viene da pensare a un verso contenuto in No Surprises, uno degli altri colpi di genio presenti in OK Computer. Sarà stata una pura coincedenza, ma trovare nel testo una stretta di mano al monossido di carbonio (metafora fantastica ed eccellente!) non lascia proprio indifferenti.

Per fortuna nessuna tragedia, e la musica ringrazia.

Il video di Karma Police si aggiudicò oltre agli altri premi l’MTV Director of the Year 1997 Award, ma non soddisfò a pieno il visionario Jonathan Glazer, che ritenne il proprio operato un po’ troppo minimalista e non esattamente riuscito. Sarà, ma milioni di persone come me continuano a considerare questo piccolo corto in musica strafigo. Chiaro, perché se così non forsse, la polizia del karma potrebbe arrestarmi…

 

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