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LA SOLUZIONE Ozzy Osbourne accusato

 

 

Articolo a cura di Riccardo Ricky Rage Gramazio 

Il 26 ottobre 1984 venne ritrovato il corpo senza vita del diciannovenne californiano John McCollum. Il ragazzo si suicidò, sparandosi in faccia. Una tragedia assurda e sconcertante, legata in qualche modo alla musica, purtroppo non il primo caso e nemmeno l’ultimo. Dalle indagini saltò fuori un dettaglio non da poco: John, prima di farla finita, aveva ascoltato con il suo walkman Suicide Solution, il quinto pezzo di Blizzard Of Ozz, il primo storico album da solista di Ozzy Osbourne del 1980. Dunque, che l’America adulta e bigotta del periodo ripugnasse il rock, il metal e gli attori protagonisti del panorama è cosa nota a tutti noi e, prima di partire con la difesa (dal nulla, poi), mi sembra giusto sottolineare, più che altro per una questione sociale e culturale, lo stato delle cose. Per esempio, basterebbe ricordare le vere e proprie campagne mediatiche contro determinati artisti e contro la loro musica, associata stupidamente alle forze demoniache e considerata violenta e fuorviante. Gli adolescenti americani, ascoltando quella robaccia si sarebbero infettati, avrebbero intrapreso cattive strade e, senza dubbio, avrebbero fatto una brutta fine, urlavano i bacchettoni. Sì, la musica del malvagio avrebbe divorato il futuro di migliaia e migliaia di stupidi mocciosi, avrebbe gettato fango sulla nobile bandiera a stelle e strisce. Fuoco ai dischi e alle cassette, magari, e bombe di merda addosso ai pericolosissimi portavoce del mondo oscuro!

I genitori del giovane John McCollum, devastati dal terribile gesto dell’amato figlio, puntarono ovviamente il dito contro Ozzy e contro le sua etichetta per aver pubblicato la canzone. In poche parole, per loro, a uccidere il ragazzo fu la musica del cantante, furono le parole e i suoni di Suicide Solution. Il pezzo incriminato, secondo i McCollum, accompagnò fino al punto di non ritorno il povero John, già di per sé fragile e problematico. I coniugi decisero così di far causa all’artista e alla CBS e, ovviamente, di alimentare le accuse nei confronti del rock e dei suoi universali divi.

Ma veniamo alla canzone. Bene, Suicide Solution venne scritta da Ozzy e dal chitarrista Randy Rhodes per omaggiare Bon Scott degli Ac/Dc, morto devastato dagli alcolici proprio nel 1980. Se avete voglia di approfondire, potete per giunta contare anche su un mio vecchio articolo. Il testo parlava di autodistruzione, spiegava senza troppi giri di parole quanto fosse difficile combattere contro la dipendenza e di quanto fosse pericolosa la convivenza con i vizi in generale. Certo, Ozzy e il coautore/bassista Bob Daisley, più da rockers patentati che da poeti raffinati, non badarono a spese e picchiarono molto forte con le parole, con la musica. In più, i riff composti da Rhodes si presentarono fin da subito selvaggi, rabbiosi, metallici e al servizio della parte letterale. Durezza assoluta, vero, ma da qui a definire killer un brano! Suvvia, pura fantasia da romanzo thriller/horror. Ozzy inoltre ha sempre spiegato che il titolo della canzone farebbe riferimento a una soluzione liquida e non a una soluzione intesa come rimedio definitivo per curare un problema esistenziale. In pratica Suicide Solution suona ancora adesso (sì, sto ascoltando Blizzard Of Ozz con tanto di testi sottomano) come una perfetta descrizione dell’alcolismo, di quello che il bere può toglierti in poco tempo, dell’autodistruzione, e non come un invito a prendere la pistola per farsi saltare il cervello. Chiamato a rapporto dalla coppia, l’Istituto per la Ricerca Bio-Acustica, dopo aver ascoltato centinaia di volte Suicide Solution e dopo aver analizzato ogni singolo secondo del brano e ogni singola lettera del testo, si soffermò su un passaggio in particolare, su quella sorta di messaggio subliminale intorno ai due minuti e sedici secondi. Sicuramente conoscete il brano e sapete di cosa sto parlando. Per l’istituto la voce ben effettata recitava più o meno: «Why Try? Why Try? Get the Gun and try it. Shoot! Shoot! Shoot! Shoot!» e quindi, traducendo in italiano «Perché provare? Perché provare? Prendi la pistola e provala! Spara! Spara! Spara! Spara!»

Sia Ozzy che Bob si difesero tuttavia dall’accusa, spiegando che le parole utilizzate erano ben altre: «Get the flaps out. Bodge! Bodge! Bodge! Bodge!», per richiamare a questo punto la botta alcolica.

Ragazzi, io ancora oggi non riesco a decifrare. Il risultato è figo, eppure quelle parole non suonano per nulla limpide. Però…

Ora è il momento della mia difesa (difesa dal nulla, poi). Sto chiaramente dalla parte di Ozzy. Con tutto il rispetto del mondo, trovo abbastanza banale e ingiusto incolpare una canzone per un suicidio avvenuto o per qualsiasi altro brutto episodio. Cioè, bisognerebbe cercare le cause altrove, sicuramente nelle zone più intime di un individuo perché ciò che spinge una persona a lasciarsi andare del tutto non vive mica all’interno di un brano musicale, di un libro, di un film o di una poesia. Capisco che un animo più sensibile potrebbe anche interpretare a proprio modo versi o metafore e, per maledette conseguenze, compiere atti devastanti, ma il problema non è della composizione, il problema è dell’animo. Sono vicino a ogni tipo disagio, ma non posso pensarla diversamente.

La triste storia di John McCollum si concluse ufficialmente con la sentenza di proscioglimento. Il Primo Emendamento della Costituzione americana garantisce in fondo la libertà di espressione. Stringi stringi, nessun particolare problema per Ozzy e per la CBS, che comunque verranno citati ancora una volta in giudizio a causa di altri suicidi, quelli di Michael Waller, quello di Harold Hamilton e quello di un quattordicenne del Minnesota. Tutti si spararono proprio come McCollum e con la musica di Ozzy nelle orecchie (anche se, nel caso del quattordicenne, vennero citati anche altri gruppi rock). E che cazzo, possibile mai!

Ovviamente il cantante e le sue etichette vennero di nuovo assolte. Discorso chiuso. Che possano quei cari ragazzi riposare in pace. E che possano da qualche parte nell’aldilà ascoltare per sempre i bellissimi dischi di Ozzy Osbourne.

 

 

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