
Articolo di Emilio Aurilia
Molti storceranno il naso leggendo il nome poiché non hanno rappresentato moltissimo nella storia del rock, ma soltanto un momento di grande popolarità con il singolo “In The Summertime” (1970), un allegro brano acustico dall’andamento stompin’ un po’ sgangherato, ma complessivamente accattivante cui non sono più seguiti altri successi.
La formazione è nata verso la seconda metà degli anni sessanta da una idea di Ray Dorset (chitarra, harmonica e voce) e Colin Earl (piano), a cui si sono poi aggiunti Mike Cole (contrabbasso) e Paul King (chitarra, banjo, harmonica, jug e voce) nell’intento di riprodurre le atmosfere molto essenziali delle vecchie jug band di fine anni venti impegnate prevalentemente nello skiffle, utilizzando proprio una sorta di giara in cui soffiando o imprimendo suoni con le labbra nell’imboccatura venivano riprodotte varie sonorità bizzarre. A questo poi il cantato dalla forte impostazione gutturale di Dorset forniva al gruppo una immagine quasi parody.
Nell’album di esordio dal titolo omonimo (1970) esiste qualche episodio interessante oltre al fortunato singolo, fra tutti “Johnny B. Badde” parafrasi nel titolo del noto rock and roll di Chuck Berry “Johnny B. Goode” e il folk blues di Jesse Fuller “S. Francisco Bay Blues”, condotto da un peculiare saltellante clavicembalo.
Parteciparono persino a Sanremo nel 1971 con la simpatica “Santo Antonio Santo Francisco” caratterizzata dai medesimi ingredienti di “In The Summertime”.
Negli anni Dorset ha cercato un approccio più rock con “Baby Jump” (1971) tramite anche l’inserimento della batteria in alcuni brani, accanto ad una discreta attività solista che lo ha condotto a comporre molto e nel 1983 ha militato nella formazione blues Katmandou in cui presenziava Vincent Crane.
Tanto l’attività del chitarrista, quanto quella dei Mungo Jerry, seppur con inevitabili cambi di formazione, si dice continuino pur senza particolare risonanza.
