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QUANDO LA MUSICA DIVENTA CASA Alex Uhlmann presenta il suo progetto solista

 

 

QUANDO LA MUSICA DIVENTA CASA

Alex Uhlmann presenta il suo progetto solista

 

A cura di Riccardo Gramazio (Ricky Rage)

 

Un grande artista, ho capito negli anni, è soprattutto un individuo libero e passionale. E Alex Uhlmann è senza dubbio libero, nel senso più profondo del termine, oltre che pieno di passione. I suoi ultimi singoli Paris Or Rome e Never Be The Same, bellissimi entrambi, mettono a nudo la sua visione del mondo, il suo eterno desiderio di viaggio, di sperimentazione e di ricerca umana e spirituale. Dopo il successo planetario raggiunto con i mitici Planet Funk, il cantante ha fortemente voluto questo progetto intimo e personale, il primo firmato esclusivamente a suo nome. Siamo contenti di questa nuova avventura e molto curiosi di seguire passo dopo passo il lavoro perché, come detto, questo straordinario musicista ha realmente un universo da raccontare e, soprattutto, spunti interessantissimi a livello compositivo. Non resta che affrontare il discorso direttamente con lui…

 

Ciao, Alex, è davvero un piacere averti qui. Come stai, prima di tutto?

 

Bene, grazie. In viaggio. In questo momento mi trovo a Lussemburgo.

 

Paris Or Rome e Never Be The Same, i tuoi due ultimi singoli. Brani davvero intensi, che raccontano un musicista, un cantante di livello e senza alcun tipo di limite artistico. Cosa rappresentano per te queste canzoni?

 

Rappresentano un nuovo inizio musicale per me, ma anche una sintesi di quello che sono stato e quello che sono oggi. Paris or Rome racconta della mia sana invidia verso la gente che sente una forte appartenenza a un luogo, dove sono e si sentono a casa. Io ho sempre cercato questo posto per me, e l’ho trovato nella musica, quando ho smesso di spostarmi ogni due anni da paese a paese, città a città. Never Be The Same invece è un pezzo che rappresenta il mio percorso musicale fino a qui perché dentro c’è la mia anima più cantautoriale, la strumentazione organica, ma si ritrova anche un pizzico dell’elettronica che mi ha accompagnato negli ultimi anni, per esempio con Planet Funk e David Morales. In Never be the same l’elemento elettronico è ancora più presente. È un brano molto introspettivo, pieno di riflessioni sulla vita. Evoca i piccoli o grandi ostacoli che affrontiamo tutti nelle nostre rispettive vite, ma soprattutto parla della ‘ragione di vita’, del motivo per il quale uno/a lotta per tutta la vita, l’obiettivo che da valore e senso alla vita e che, allo stesso tempo, mette nella giusta prospettiva tutti i problemi e dà loro un senso, una ragione di esistere. Qualcuno ha pensato trattasse della pandemia, ma in realtà non e così, anche se è assolutamente un brano di speranza, di positività dopo un periodo difficile.

 

Home, correggimi se sbaglio, sarà il primo EP firmato interamente a tuo nome. Dopo anni di lavoro con i Friday Night Hero e soprattutto con i Planet Funk, questo desiderio, una scelta che a mio avviso ti regalerà grandi soddisfazioni. Ecco, come è maturata l’idea? Possiamo parlare di esigenza personale?

 

Grazie.Ho fatto quarant’anni qualche mese fa e mi sento pronto a presentare una cosa più personale (anche se molti pezzi sono scritti insieme a Luca la Morgia e prodotti da Steve Lyon). In una band non ti metti mai veramente a nudo, hai sempre le spalle coperte in qualche modo. Volevo fare una cosa senza compromessi e ho sentito di avere finalmente i pezzi per farlo.

 

Cosa dobbiamo aspettarci dall’EP? Sicuramente parliamo di un progetto ambizioso, e i primi estratti dicono già moltissimo in termini di qualità, ma anche di ricerca: stampo cantautorale, ma riferirimenti al mondo dell’elettronica…

 

Sì, questo è il filo conduttore del progetto. Per me è importante avere un progetto più a lungo termine e con un contesto. Non mi piace l’idea di buttar fuori un singolo e vedere come va. C’è un EP e poi ci sarà un album che racchiuderà questo primo lavoro da solista.

 

Gradevolissimi anche i video che accompagnano le due composizioni. Come sono stati prodotti?

 

Il primo dal mio amico John Cruel. Visto che il pezzo è molto intimo e parla della mia vita fino a qui, abbiamo deciso di filmarlo a casa mia con dei ‘flashback’ relativi alla mia vita artistica.

Never be the same è una interpretazione molto bella di Nico Malaspina del concetto del brano. L’ha adattato ad una situazione di coppia con due attori meravigliosi…

 

Parliamo un po’ di te. Dunque, sei lussemburghese, ti dividi tra Berlino e Milano, hai vissuto a Londra e, ovviamente, hai girovagato qua e là per proporre musica. Il termine vagabondo può andar bene? Che poi, quasi sempre, il viaggio è soprattutto interiore. In maniera più o meno inconscia tutti cerchiamo sempre quella cosa chiamata felicità…

 

Esatto. Per me questa felicità è la musica. Se posso farla non importa più dove sono. Anche se mi piace viaggiare e conoscere gente e posti nuovi. Questa curiosità mi arriva dal mio luogo di nascita: Lussemburgo, un paese con più della metà della popolazione straniera…

 

Ti sei fermato o prossimamente ti trasferirai, che ne so, a Los Angeles o a Barcellona? Scherzo, chiaramente…

 

In realtà vorrei spostarmi a New York. Non per cercare la felicità, ma perché è un sogno che ho da sempre. Ora che non c’è più Trump si può fare…

 

Abbiamo citato i Planet Funk, e non poteva essere altrimenti. Fondato dagli italianissimi Marco Baroni, Alex Neri, Domenico Canu e dal compianto Sergio Della Monica, il gruppo, dal 1999 a oggi,  ha ospitato parecchi altri musicisti. Una sorta di collettivo musicale, direi. Nel 2011 sei entrato nel progetto e ora sei la voce ufficiale. Raccontami un po’ tutto…

 

Tutto è difficile raccontare. Diciamo che dieci anni fa cercavano un cantante che potesse far parte del gruppo per fare un percorso da band vera, con tour eccetera… Cosa difficile con dodici cantanti diversi, com’era nell’idea del “collettivo”.

Così abbiamo scritto insieme un album a Napoli e siamo andati ovunque a suonare, anche in Russia. Esperienze meravigliose che non dimenticherò mai. Purtroppo con la morte di Sergio sono cambiate inevitabilmente le cose. Non ho parole per descrivere Sergio, era immenso e mi manca ogni giorno.

 

Qualche aneddoto degno di nota?

 

Con i Planet mi ricorderò sempre il concerto assieme a Jamiroquai allo stadio di Monza. Jay Kay pensava che conoscessi bene Milano e quindi mi ha chiesto di uscire a fare festa insieme dopo il concerto. In realtà quella notte ho scoperto anch’io Milano, anche se non mi ricordo un granché..

A parte quello direi che tutto il percorso con mio primo gruppo Friday Night Hero é stato il più bello, con il senno di poi. Ci siamo trasferiti a Londra, vivevamo tutti insieme in una casa dove facevamo anche le prove e ogni mattina andavamo tutti a lavorare nello stesso ufficio. Avevamo una determinazione di ‘farcela’ molto feroce. Ho documentato anche quel periodo nel mio video di Paris or Rome e mi fa pensare un po a John Lennon quando diceva: «La vita è quello che ti accade mentre sei occupato a fare altri progetti». Il successo mi è capitato dopo, ma quei tempi erano i più belli.

 

Tra le altre cose, c’è anche il tuo ruolo a The Voice…

 

Un lavoro che mi piace molto. Oggi non ci sono molto posti dove i giovani (o i senior…) si possono esibire, quindi mi piace potergli dare un po’ di visibilità.

 

Per questa intervista mi sono fatto ovviamente i fatti tuoi. Provo a spiazzarti: dico tennis…

 

Ahahah!!!. Una sconfitta nella mia vita. Volevo diventare numero uno mondiale…

 

Cosa fara Alex Uhlmann prossimamente?

 

Spero una vacanza…

 

Grazie per la disponibilità. Saluta i lettori di MDN a modo tuo…

 

Ciao a tutti e grazie di esistere!

 

https://www.facebook.com/alexuhlmannmusic

 

 

 

 

 

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