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THE STACKRIDGE

Articolo di Emilio Aurilia 

Non so quanti ricorderanno “Everybody’s Got To Learn Sometime” del 1979, una morbida ballata perfettamente orchestrata, densa di una coinvolgente atmosfera notturna, successivamente coverizzata da Zucchero nel 2004 con testo italiano, dal titolo “Indaco dagli occhi di cielo”. Quel brano era eseguito dal gruppo pop inglese The Korgis e composto dal suo bassista James Warren, già componente dello stravagante gruppo degli Stackridge, formatisi a Bristol nel 1969 e vissuto fino al 1976, per poi riprendere nel 1999 fino al 2015 con inevitabili vorticosi cambi di formazione.

Definire il loro genere musicale è praticamente impossibile per la varietà e bizzarria di stili infusi all’interno dei loro pazzi dischi ad uno dei quali (“The Man In The Bowler Hat”, 1974) ha collaborato anche l’ineffabile George Martin. Andrebbe largamente definito comedy rock, ma la definizione potrebbe risultare riduttiva.

Come rimanere insensibili di fronte a “Fundamentally Yours” e “The Last Plimsol” in cui sembrano ricordare i Beatles più psichedelici; o il valzer di “Pinafore Days”, contrappuntato da un fagotto e sottolineato da un tamburello cadenzato; o ancora il foxtrot da music hall “Anyone For Tennis?”o, per concludere, il soffuso swing da night con tanto di clarinetto alla Henghel Gualdi: “Dancin’ On Air”?

Un piacevole tuffo insomma in una musica vasta e senza tempo di una fra le più imprevedibili band che l’universo del rock abbia mai generato.

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