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UNA ROLL ROYCE NELLA PISCINA La vicenda dell’Holiday Inn

 

 

UNA ROLL ROYCE NELLA PISCINA

La vicenda dell’Holiday Inn

A cura di Riccardo Gramazio_Ricky Rage

Figura di riferimento per tutti i più grandi batteristi grazie alla sua grande creatività e al suo stile forte e incisivo, il mitico Keith Moon è stato un personaggio fuori da ogni logica, disastroso e imprevedibile. In sostanza, egli è da annoverare tra i grandi miti a dir poco stravaganti del rock and roll. Sono infinite le storie strampalate sul suo conto e infiniti sarebbero gli aneddoti da raccontare, tutti fortemente legati dal concetto di anarchia estrema, di ribellione, di distruzione e, ahimé, di autolesionismo. Hotel demoliti dalla sua rabbia strafatta, edifici incendiati, abitazioni devastate, ma anche psicofarmaci a gogò, barili d’alcol e droghe varie, fino al definitivo fanculo al mondo, avvenuto nel settembre del 1978 e a soli trentadue anni. Vero, ma se gli Who sono gli Who, quindi una delle superband, praticamente al pari dei Beatles, dei Rolling Stones o dei Led Zeppelin, parecchio merito andrebbe dato a questo straripante e folle artista.

Cosa pescare allora dall’arroventato archivio? Mi sembra ovvio: la grottesca vicenda della Rolls Royce nella piscina, perfettamente a metà strada tra realtà e fantasia, raccontata in maniera diversa ogni volta e, nonostante tutto, sempre piacevole da leggere o da ascoltare.

Dunque, il 23 agosto del 1967, giorno del suo ventunesimo compleanno, il caro ragazzo pensò bene di iniziare a sfondarsi di beveraggio e a far baldoria fin dal mattino. Con il resto degli Who si ritrovò poi a festeggiare allo storico Holiday Inn di Flint, in Michigan. Per la cronaca, la band si trovava da quelle parti e in quel bel posticino perché impegnata ad aprire gli show locali degli Herman’s Hermits, carinissimo gruppo beat di Manchester parecchio famoso nei ‘60. Immaginate, cari miei, gli Who insieme ad altri dissennati amici a festeggiare il compleanno di Moon the Loon, Il Distruttore. Cioè, potrebbe mai essere un carinissimo e rilassante party? No, appunto…

Caos, tanto caos. Droga, tanta droga. Alcol, che ve lo dico a fare! Addirittura il gas degli estintori per fare ancora più casino e per obbligare i proprietari dell’hotel a richiedere il pronto intervento della polizia. Alla vista dello sceriffo, Keith pensò solo di infilarsi nella prima vettura disponibile, come detto, una Rolls Royce. In condizioni ovviamente pietose, il batterista tolse il freno a mano all’automobile che, con la complicità di una pendenza del terreno, sfondò uno steccato per poi finire dritta nella grande piscina dell’Holiday Inn. Una scena comica, ma anche potenzialmente drammatica, considerando il fatto che il pazzo Keith riemerse dall’acqua dopo lunghissimi secondi. A bordo piscina un incazzatissimo addetto alla manutenzione e più in là, in mezzo alla festa, ancora lo sceriffo pronto ad arrestarlo o, se non altro, ben disposto a fargli il culo. Fradicio e stordito, Keith Moon provò a fuggire nuovamente, ma scivolò in maniera piuttosto goffa, facendosi a quanto pare anche male…

Ora, tutto vero o tutto falso? Chi se ne frega, dico io. Limitiamoci a filtrare come sempre ogni momento di questo tipo, fino a renderlo una raccontino rock da tenere in vita così, per quello che è, niente di più e niente di meno. Secondo il giornalista inglese Tony Fletcher, tra le altre cose biografo del batterista britannico, i fatti di Flint non sono mai accaduti, ma secondo il cantante degli Who Roger Daltrey la macchina nella grande vasca dell’albergo ci era finita davvero, e poche menate. E ancora, altre versioni, non una Rolls Royce, ma bensì una splendida Lincoln Continental del periodo…

Molto bella e azzeccata, a mio modo di vedere, la copertina di Be Here Now, il terzo album in studio degli Oasis uscito nel 1997, che ritrae in maniera spassosa l’epico episodio. Dovreste averla bene in mente. Se così non dovesse essere, digitate su Google.

 

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