MDN

VENTO DELL’OVEST Intervista ai Mrs. Lemon

VENTO DELL’OVEST

Intervista ai Mrs. Lemon

A cura di Riccardo Gramazio_Ricky Rage

Una realtà da tenere d’occhio, un nome da segnare sull’agendina e un gran bel disco da ascoltare. I Mrs. Lemon mi hanno preso di brutto fin da subito, pochi secondi dopo aver premuto play. No One Combs My Hair Like The West Wind, il titolo è già di per sé forte e accattivante, è un album maturo, pieno di spunti e di idee. Suona bene, molto bene, e sa davvero portare l’ascoltatore in posti che sanno di buono, di vento buono. Ho preparato una serie di domande per questi ragazzi, curioso di conoscere la storia. Intervista, quindi, e poi disco… mi raccomando!

Ciao, ragazzi, e benvenuti su MDN. Presentatevi ai nostri lettori…

Ciao, siamo i Mrs. Lemon dalla provincia di Livorno. Siamo Matteo (voce e chitarra acustica), Francesco (chitarra), Gabriele (chitarra), Tommaso (tastiere), Mattia (batteria) e Gianluca (basso e cori).

Dal 20 marzo è disponibile il vostro primo ambizioso album No One Combs My Hair Like The West Wind. Titolo lungo, evocativo, e piuttosto interessante. Il vento dell’ovest tra i capelli, dite. Cosa c’è all’interno di questa opera, a livello di spirito?

Il titolo è ispirato a una frase di Alda Merini. Lei parla di vento in maniera generica, a noi sta a cuore quello che soffia da ovest: il ponente. Per noi che abitiamo sul mare è un riferimento, un amico che arriva soprattutto in inverno e salutiamo volentieri quando passa dalle nostre parti. Ci scompiglia i capelli e i pensieri, ma spesso aiuta anche a rimetterli al loro posto. Questa è una delle immagini che raccontano il nostro disco, particolarmente in Restless. Ma c’è, in generale, un rapporto più ampio con la natura, con le preoccupazioni rispetto alla nostra età, i trent’anni, e una provincia che non facilita certi processi di crescita. C’è la paura e la meraviglia di diventare padri, di perdere se stessi negli obblighi della vita adulta. Abbiamo cercato di raccontare la nostalgia di un tempo, l’idealizzazione di amori e di luoghi, di un altrove immaginato, e forse irraggiungibile, dove trovare pace. Ma c’è anche la voglia di prendersi un po’ meno sul serio, di sdraiarsi al sole con gli amici e di tuffarsi in mare per lasciar andare quello che ci preoccupa.

Musica, ora. Io ci ho trovato dentro moltissime idee, tracce ispiratissime e piene di colori, di tridimensionalità. Southern rock raffinato, funk, folk, psichedelia e altro ancora, tutto ben legato e amalgamato. Insomma, il disco è davvero bello e completo, complesso da definire, ma in grado di conquistare fin dal primo ascolto. Quanto tempo avete impiegato per raggiungere il picco più alto della composizione?

Innanzitutto, ti ringraziamo per il complimento e per l’ascolto attento. Effettivamente è vero, i pezzi di questo disco variano molto in termini di genere. Rispetto agli EP precedenti che erano più centrati su un “soul major 7”, come lo chiamiamo ironicamente noi, in questo disco abbiamo cercato di spaziare per evitare di ripeterci. È successo tutto abbastanza naturalmente anche perché il lavoro di composizione è stato più corale, mentre in passato gran parte dei pezzi venivano portati già scritti da Matteo (voce e chitarra acustica). Abbiamo lavorato quasi due anni per la scrittura del disco: alcuni brani erano già stati composti ed erano presenti nella scaletta dei live e li abbiamo soltanto sistemati a livello di arrangiamento, ma la maggior parte sono stati composti in questo ultimo periodo. La varietà dei generi rispecchia le sensibilità diverse di ognuno di noi. E siamo in sei, non pochi. Ci piace pensare che se questi brani sono coerenti tra di loro, questo può rappresentare la nostra capacità di amalgamarci e stare insieme.

Un bel po’ di tempo, ma alla fine tanta soddisfazione…

Come dicevamo, la maggior parte dei brani sono nati nel corso degli ultimi due anni, ma avevamo già dei pezzi che funzionavano e che abbiamo deciso di inserire nel disco. Dall’ingresso nella band di Francesco, nel 2024, con la seconda chitarra elettrica, è iniziato un primo lavoro di riarrangiamento di questi brani per adattarli alla nuova formazione. Parallelamente abbiamo seguito le ispirazioni di ognuno di noi e sono nati così i nuovi pezzi che hanno poi composto l’ossatura del disco. Ne abbiamo anche altri che non abbiamo utilizzato, e magari potrebbe essere l’occasione per far uscire un EP prossimamente.

Il primo singolo è ruggente ed efficace: Restless. Lo abbiamo già nominato…

Se prima abbiamo citato Alda Merini, adesso riportiamo una frase della meno famosa (ma non meno saggia) nonna di Matteo, che diceva: «Finché sei inquieto puoi stare tranquillo». In Restless l’iniziale spaesamento per un’apparente assenza di equilibrio si trasforma in una forma di vitalità e di reattività. L’inquietudine è come il west wind, finché ti scompiglia i capelli saprai di essere vivo. Abbiamo cercato di rappresentare questo concetto con l’arrangiamento del pezzo: un riff con il fuzz bello carico, alternato a un rhythm and blues percussivo e sospeso, per poi esplodere in un ritornello aperto con i cori e l’organo.

Quali sono i brani che preferite?

Difficile dirlo, anche perché ognuno di noi ha certamente il proprio brano preferito! Sicuramente siamo molto legati a Restless e West Wind, brani di apertura e chiusura del disco che racchiudono un po’ il senso del lavoro. Ma anche Fear, Nostalgia e Chasing sono pezzi che raccontano qualcosa di profondo e che ci emozionano ogni volta che li suoniamo.

Il disco è stato registrato nel vostro studio personale, sotto le cure tecniche di Francesco. Cosa ha portato questa esperienza e quali sono stati, secondo voi, i vantaggi?

È stata una bellissima avventura, ma certamente non priva di difficoltà. Un punto di forza è quello di poter disporre di tutto il tempo necessario, senza la pressione dei costi che uno studio professionale ha, giustamente, per ogni giorno di lavorazione. Allo stesso tempo questo è uno svantaggio, perché non avendo limiti il rischio è quello di riuscire difficilmente a mettere un punto alle cose, e quindi di perdersi. E poi c’è la questione dell’impegno, infatti ci abbiamo messo quasi un anno a portare a termine il lavoro. Però registrando e mixando in autonomia abbiamo potuto sperimentare in un modo che probabilmente non sarebbe stato possibile in un altro studio. Ad esempio, l’idea della tromba in West Wind (suonata da Mattia Salvadori) è emersa quasi per caso durante le fasi di riascolto del brano, praticamente alla fine delle sessioni di registrazione. Come in tutte le cose ci sono vantaggi e svantaggi, ma siamo fortunati ad avere questo nostro spazio e ad avere le strumentazioni e le conoscenze per portare a termine un lavoro del genere Poi stiamo migliorando sempre di più, e se già adesso i risultati sono soddisfacenti speriamo che lo saranno in seguito ancora di più. Ci teniamo a dire che il master è stato curato da Giovanni Versari, presso La Maestà Studio.

Livorno musicale. Cosa succede da quelle parti?

Livorno è sempre stata una piazza molto attiva dal punto di vista musicale. Sono emersi da questi luoghi molti artisti o band che hanno calcato palchi importanti: pensiamo agli Zen Circus, gli Appaloosa, i Mr.Bison o Bobo Rondelli, per citarne solo alcuni. Adesso la sensazione è che ci siano sempre meno band e che i ragazzi si cimentino di più in progetti solisti o cover band. I gruppi che ancora resistono sono quelli i cui membri sono attivi già da molti anni, e che magari si reinventano in altre formazioni. Ciononostante, la provincia di Livorno rimane tutt’ora un fiorente bacino di personalità che gravitano nel mondo artistico, non solo nella musica, ma anche nel cinema, per esempio.

Gli artisti e i dischi che hanno influenzato il vostro percorso? Siete una band, deduco che per arrivare a un risultato del genere siano stati tanti gli ascolti, per giunta differenti. Potrei ricevere risposte abbastanza ovvie, ma credo che qualche nome riuscirebbe a sorprendermi…

Le influenze musicali sono chiaramente molte e varie, e ognuno di noi ha portato la propria “quota” durante il processo creativo. Alcuni di noi sono cresciuti con il post-rock, lo stoner e il rock alternativo anche italiano, e quindi Mogwai, QOTSA, Verdena, solo per citarne alcuni. Alcuni amano i Radiohead e altri li odiano, c’è chi ama la black music e derivati e chi l’ha sempre ascoltata poco. Sicuramente, però, ci troviamo d’accordo e spaziamo tra le influenze di Michael Kiwanuka, Alabama Shakes, Paolo Nutini, The Temptations, Tame Impala, Jeff Buckley, The Arcs, tra i tanti. Ma abbiamo un occhio e un orecchio anche alla scena italiana, quindi a Lucio Corsi, Venerus, Any Other, ecc. Chiaramente ce ne sono moltissimi altri, e ascoltiamo costantemente cose nuove per arricchire la nostra cultura musicale e allargare le nostre influenze.

Come state facendo conoscere No One Combs My Hair LikeThe West Wind?

Per la prima volta siamo sotto etichetta, con Alka Record Label di Massimiliano Lambertini, che ci sta dando una grande mano nella promozione del disco. Stanno uscendo in questo periodo un po’ di recensioni online e interviste, e poi stiamo facendo qualche concerto sia nella nostra zona che fuori (venerdì 17 abbiamo suonato al Blackstar di Ferrara, ad esempio). Abbiamo anche in programma di fare dei videoclip da promuovere sui nostri canali social per nuovi contenuti, ma l’intento è quello di suonare il più possibile in contesti live per presentare la nostra musica nel modo che ci piace di più.

Questo è il primo lavoro lungo, ma per la cronaca, a vostro nome, ci sarebbero un paio di EP. Ditemi qualcosa a riguardo.

I due EP che hai citato raccolgono i nostri primi pezzi, in quella fase scritti da Matteo e poi riarrangiati dagli altri componenti della band, che in quel momento era di cinque elementi (Francesco al tempo si occupava soltanto della produzione musicale). Il primo EP, Mrs. Lemon, è stato registrato nel nostro studio mentre il secondo, Wildflower, al Red Room Studio di Pisa. Al loro interno ci sono brani probabilmente meno elaborati e curati rispetto agli attuali, ma siamo comunque molto legati a quei lavori: contengono le radici di quello che adesso sta germogliando e ci sono alcuni pezzi che hanno per noi un grande affettivo. Dal vivo riproponiamo sempre alcuni di questi brani, come In Bloom e Wildflower.

Cosa combinerete prossimamente?

Per il momento la priorità è quella di buttare giù un calendario il più possibile soddisfacente di date per l’estate e per l’autunno, cercando di uscire il più possibile dalla Toscana e, chissà, magari anche dall’Italia. Abbiamo in cantiere la realizzazione di un videoclip e di altri contenuti per i nostri social. E poi, tra un po’, sarà il momento di mettersi al lavoro per il prossimo disco. Mai stare fermi!

Saluti…

Grazie tante a te e MDN per questa interessante intervista e per le belle domande, e grazie a chi ci leggerà. Ci trovate su tutti i canali social al nome di Mrs. Lemon, sulle piattaforme digitali come Spotify o Apple Music, oppure sul nostro sito web www.mrslemon.it. E soprattutto speriamo di vederci a un prossimo concerto, ciao!

Leave a Reply

Area Riservata