Interviste

NON SI MOLLA Intervista a Leb, cantante e chitarrista dei THT

 

NON SI MOLLA

Intervista a Leb, cantante e chitarrista dei THT

A cura di Riccardo Gramazio_Ricky Rage

I bergamaschi THT portano avanti da anni l’energia dell’hardcore punk, quello che nei novanta ha fatto impazzire me e chissà quanti altri adolescenti incazzati. Sì, portano avanti la tradizione e lo fanno con passione, con stile e con qualità. Ehi, soprattutto con qualità! Try Harder Tomorrow, appena arrivato tra noi, è un disco che gli amanti del genere apprezzeranno e consumeranno. Potenza massima, velocità, voglia di pogo e divertimento assicurato, ma anche un messaggio a dir poco positivo: nonostante tutto, non si molla un cazzo! Non è stato semplice portare a termine il lavoro, in fondo la vita degli adulti non è proprio una passeggiata, ma alla fine e per fortuna l’album è disponibile ed è pronto a inserirsi nella lista dei migliori dischi punk usciti in Italia quest’anno. No, non penso affatto di esagerare. Parliamo dell’album e di molto altro con il cantante/chitarrista Stefano Lebbolo, in arte Leb, personaggio che stimo particolarmente e che ho voluto portare di nuovo qui da noi…

Bentornato, Leb, è per me un grande piacere riportare i THT sulle nostre pagine. Ci siamo conosciuti durante il Covid. Tutto era fermo, incerto, ma MDN era diventato un punto fermo per molti. Sono passati anni, ma è proprio questa forma strana di nostalgia a rendere per me importanti determinate uscite musicali. Prima di partire però, come stai?

Ciao, Ricky, grazie mille per averci ospitato nuovamente sulle pagine di MDN dopo tutti questi anni. Io sto molto bene e sono davvero carico per l’uscita del nostro nuovo album, che finalmente vede la luce a sei anni di distanza dal nostro primo EP, Inception.

Try Harder Tomorrow è appena stato pubblicato ed è un concentrato di potenza, rabbia ed energia, è un portatore sano di principi hardcore punk novanta. Come presenteresti ufficialmente questo nuovo ottimo album?

Try Harder Tomorrow è un disco che rappresenta esattamente quello che siamo oggi come band. È diretto, veloce, aggressivo, ma dentro c’è anche tanta voglia di raccontare qualcosa e trasmettere un messaggio. Le nostre radici affondano nell’hardcore punk degli anni ‘90 e in quel sound che ci ha fatto innamorare del genere. Abbiamo però cercato di metterci tutta la nostra personalità, senza limitarci a riproporre qualcosa che abbiamo già sentito mille volte. Il titolo stesso racchiude un po’ la filosofia del disco. Si può sbagliare, cadere, incazzarsi, attraversare momenti difficili, ma l’importante è non arrendersi e trovare sempre la forza di riprovarci.

Avete lavorato duramente per arrivare alla fine del progetto. Quali sono state le principali difficoltà?

Trovare il tempo per riuscire a fare tutto è stata sicuramente la sfida più grande che abbiamo dovuto affrontare. Siamo partiti a fine ottobre 2025 con le prime preproduzioni e abbiamo terminato mix e master a fine maggio 2026. Riuscire a incastrare le registrazioni tra lavoro, famiglia e tutti gli impegni della vita quotidiana non è stato affatto semplice. Abbiamo cercato di sfruttare ogni momento libero, sacrificando weekend e serate dopo il lavoro, spesso arrivando a notte fonda pur di portare avanti le registrazioni. Ricordo ancora alcune serate passate fino all’una di notte a sistemare gli ultimi assoli e le parti di chitarra, sapendo che il giorno dopo avremmo dovuto consegnare tutto a Icio, che ci ha curato mix e master. È stato impegnativo, ma la voglia di vedere finalmente questo disco prendere vita ci ha sempre spinto ad andare avanti, ed eccoci qua!

Parlami un po’ dell’esperienza in studio?

Questa volta abbiamo scelto un approccio un po’ diverso rispetto alle classiche sessioni di registrazione con diversi giorni consecutivi in studio, come avevamo fatto nel nostro primo EP.

Abbiamo voluto prenderci il tempo necessario, registrando chitarre e basso nel mio home studio. Questo ci ha permesso di curare maggiormente gli arrangiamenti e suonare i pezzi esattamente come li avevamo in testa, senza la pressione delle tempistiche dello studio. Per quanto riguarda batteria e voci, invece, ci siamo affidati a Indiebox di Brescia e alle sapienti mani di Gio Bottoglia, che ha saputo valorizzare e concretizzare le nostre idee, dando alle parti di batteria e vocali esattamente il carattere che cercavamo. Da lì siamo passati a La Distilleria Produzioni Musicali di Bassano del Grappa, dove Icio si è occupato di reamp, mix e mastering. Abbiamo scelto di affidarci a professionisti che conoscevamo e apprezzavamo per il loro lavoro e per il loro sound, cercando di unire le diverse influenze per dare al disco il carattere e la potenza che volevamo.

Nove canzoni divertenti, frenetiche, devastanti. Cazzotti, talvolta destinati a diventare dei veri e propri inni del genere. Mi riferisco alla titletrack, per esempio, ma anche a Naked Man o a No More Victims, bastarde per quanto capaci di fulminarti al primo ascolto. E chiaramente potrei citare anche le altre. Quando e come sono nate le nuove canzoni?

Questi sei anni di silenzio discografico, durante i quali abbiamo anche cambiato diversi batteristi, sono stati comunque molto produttivi. Abbiamo infatti iniziato a lavorare su alcuni dei brani che oggi fanno parte di Try Harder Tomorrow, come Broken Proclamations, I Make My Way e Punk Rock Life. Altri pezzi sono nati proprio durante la fase di produzione e, grazie anche alla collaborazione con Olly degli Shandon, siamo riusciti a perfezionare testi e melodie, dando ai brani la forma e il carattere che cercavamo. Molte delle nostre canzoni nascono da una base musicale che solitamente scrivo io e che poi arrangiamo tutti insieme in saletta. Per quanto riguarda i testi, invece, alcuni li scrivo io e altri il Broggi, il nostro batterista. Con il tempo siamo riusciti a trovare la giusta sintonia anche sotto questo aspetto. Ci confrontiamo, ci scambiamo idee e lavoriamo insieme fino ad arrivare a un testo e a una melodia che convincano tutti.

In scaletta ci sono due versioni del singolo Broken Proclamations, una in collaborazione con Edo dei Secoli Morti, band della mia zona che nel corso degli anni ha saputo meritatamente conquistare pubblico. Dimmi, come è avvenuta la cosa?

Con Edo, Mattia e Walter dei Secoli Morti siamo amici da diversi anni. Proprio durante uno dei nostri cambi di batterista, quando era appena arrivato Broggi e ancora non sapevamo se sarebbe rimasto con noi (e per fortuna è rimasto!), abbiamo proposto a Edo di fare un featuring su Broken Proclamations. Eravamo convinti che, grazie al suo drumming e alla sua velocità, il pezzo avrebbe acquisito ancora più grinta ed energia. Lui si è dimostrato fin da subito entusiasta di dare il suo contributo e così è nata questa fantastica collaborazione. Abbiamo però voluto includere nell’album anche la versione suonata dal Broggi, perché da quando è entrato nei THT ha dedicato bacchette, tempo e sudore a questo brano e ci sembrava giusto dare spazio anche alla sua interpretazione.

Quali sono le tematiche trattate nei testi?

I nostri testi nascono quasi sempre da esperienze personali, situazioni che abbiamo vissuto in prima persona o fatti che ci hanno colpito particolarmente. A volte basta anche solo un’emozione, un pensiero o qualcosa che ci fa incazzare per darci lo spunto e la voglia di scrivere una canzone. Per esempio, I Make My Way parla di quelle battaglie che spesso combattiamo con noi stessi, delle insicurezze, dei pensieri che ci bloccano e della pressione di dover apparire sempre perfetti, soprattutto sui social. Il messaggio è quello di trovare il coraggio di reagire, smettere di rimanere fermi e iniziare a seguire la propria strada. In Naked Man, invece, affrontiamo il tema dell’identità e di come si possa crescere, cambiare vita, avere un lavoro e una famiglia senza per questo rinnegare quello che siamo sempre stati. È un discorso che sentiamo particolarmente vicino, perché anche noi siamo cresciuti, ma la passione per il punk rock è rimasta esattamente quella di quando eravamo ragazzini. Ci sono poi brani che affrontano tematiche più sociali, come No More Victims, che racconta la guerra attraverso gli occhi di un ragazzo che torna nella propria terra e trova soltanto distruzione e ricordi di quello che ha perso. È un pezzo a cui teniamo molto e nel quale abbiamo avuto il piacere di ospitare Aendriu dei Punkreas, che ha realizzato un bellissimo assolo di chitarra nella parte finale, dando ancora più intensità al brano. Infine, Try Harder Tomorrow, che dà il titolo all’album, racchiude probabilmente il messaggio che più ci rappresenta: nella vita si cade, si sbaglia e a volte le cose non vanno come vorremmo, ma bisogna sempre trovare la forza di rialzarsi e riprovarci il giorno dopo. In generale, non ci interessa scrivere testi tanto per riempire una canzone. Cerchiamo sempre di raccontare qualcosa in cui crediamo e che sentiamo davvero nostro. Poi, se qualcuno ascoltandoci riesce a ritrovarsi in quello che raccontiamo, per noi è già una bella soddisfazione.

E mentre scrivo le domande muovo la testa per colpa di Siempre Hay Que Separar Las Drogas. Devastante! Me la racconti?

Questo pezzo in realtà è una cover dei Menagramo, un duo composto da chitarra acustica e washboard. Nel corso degli anni siamo diventati amici e abbiamo sviluppato una grandissima stima per loro e per la loro musica. Ci piaceva lidea di reinterpretare una loro canzone, trasformandola in un brano hardcore melodico, e abbiamo scelto proprio Siempre Hay Que Separar Las Drogas. Il pezzo racconta i tempi ormai passati del lockdown, quando non si poteva più andare nei bar a bere qualcosa e, soprattutto, ci mancava quella socialità a cui anche noi siamo molto legati. E a proposito del titolo, vi lancio una piccola sfida: qualcuno riesce a indovinare da dove è tratto?

Movimento punk in Italia? Domanda volutamente riproposta sei anni dopo per eventuali aggiornamenti. Io so che è vivissimo, ma…

Rispetto all’ultima volta che ci siamo sentiti, quando era tutto fermo, credo che il punk in questi ultimi anni abbia vissuto una crescita davvero interessante. Sono aumentati i live, sono nate nuove band e diversi gruppi storici si sono riformati. Insomma, mi sembra che il movimento stia attraversando un bel periodo. Di contro, però, noto che, pur essendo la nostra una scena relativamente piccola e che quindi dovrebbe essere ancora più unita, continuano a esistere, volutamente o meno, delle piccole bolle nelle quali è difficile entrare. Riuscire a suonare in posti diversi da quelli abituali o creare collegamenti tra le scene di città differenti rimane spesso complicato. A questo si aggiunge un altro problema: nonostante le band siano aumentate, i locali che danno spazio al nostro genere, e più in generale a chi vuole portare la propria musica originale su un palco, sono sempre meno. Ogni anno vediamo chiudere realtà che hanno fatto la storia della musica underground, oppure trasformarsi in locali che lasciano spazio quasi esclusivamente alle cover band. Ed è un vero peccato, perché senza posti in cui suonare diventa sempre più difficile far crescere la scena e dare spazio alle nuove generazioni.

Cosa state facendo in questo momento?

Al momento siamo impegnati con i preparativi del nostro release party, che si terrà al Joe Koala il 17 ottobre. Abbiamo ripreso in mano tutti i pezzi del nuovo album per trovare la scaletta giusta da portare dal vivo nei concerti che ci aspettano nei prossimi mesi. Ovviamente stiamo anche promuovendo il disco attraverso interviste e recensioni e ci stiamo occupando di tutto il nuovo merch, che sarà disponibile ai nostri concerti e sulla nostra pagina Bandcamp (https://thtpunk.bandcamp.com/).

Abbiamo realizzato diverse magliette, una felpa, un cappellino e anche la mitica musicassetta di Try Harder Tomorrow! Tutte le grafiche sono state curate da Nino di Motorcity Graphics, al quale abbiamo affidato l’intera parte visiva del nuovo album. Nino ha saputo interpretare e dare forma alle nostre idee, arricchendole spesso con spunti e proposte originali che hanno dato ancora più personalità e carattere all’identità visiva del disco.

Chi deve per forza conoscere i THT?

Speriamo tutti quelli che amano il punk rock e l’hardcore melodico! Ci piacerebbe girare il più possibile l’Italia per far conoscere il nuovo album e la nostra musica a sempre più persone. Ci piacerebbe molto riuscire a suonare anche all’estero, perché siamo convinti che un genere come il nostro, soprattutto se cantato in inglese, possa trovare un pubblico ancora più ampio fuori dai confini italiani. La voglia di suonare non ci manca, quindi speriamo davvero di riuscire a portare questi nuovi pezzi su quanti più palchi possibile!

Salutami, allegando i link per ascoltare il vostro fighissimo album…

Grazie come sempre a te, Ricky, e a MDN per lo spazio che continuate a dare alle band underground come la nostra. Realtà come la vostra sono fondamentali per far conoscere musica che altrimenti farebbe molta più fatica a raggiungere nuove persone.

Il nostro album Try Harder Tomorrow è disponibile su tutte le principali piattaforme di streaming e può essere acquistato su Bandcamp insieme al nostro merch. Vi aspettiamo sotto il palco a cantare le nostre canzoni e a fare un po’ di casino insieme!, Nel frattempo, potete ascoltare il nuovo album qui:

https://snd.click/fvz8

https://thtpunk.bandcamp.com/

megliodiniente

Recent Posts

Gianrico Manca Transition – Diverge

Da venerdì 23 ottobre 2026, disponibile questo nuovo disco in copia fisica e in formato…

10 ore ago

UN TG PER LE BELLE NOTIZIE Intervista alla giornalista ed editrice Simona Sessa

  UN TG PER LE BELLE NOTIZIE Intervista alla giornalista ed editrice Simona Sessa A…

5 giorni ago

UPGRADE Walter Pilaf Roncaglia presenta iO 40

  UPGRADE Walter Pilaf Roncaglia presenta iO 40 A cura di Riccardo Gramazio_Ricky Rage È…

1 settimana ago

Rocco Panzanelli – Zona di Transito

Rocco Panzanelli – Zona di Transito Da venerdì 9 ottobre 2026, disponibile questo nuovo disco…

2 settimane ago

GRAND FUNK RAILROAD

Articolo di Emilio Aurilia  Questo trio –er: Mark Farner (chitarra e voce), Mel Shacher (basso)…

2 settimane ago

Settembre

   

4 settimane ago