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Roma non è stata costruita in un giorno – 3 PUNTI A PARTITA

 

articolo di Carlo Amedeo Coletta

Ah sì, me li immagino. Un bel cartello di inizio cantiere, il divieto di accesso a rudimentali bighe, il senso unico alternato per chi fosse stato in groppa a un mulo. E poi, poco più avanti, sedotti dalla vista di un progetto appena accennato con un bastone nella polvere del selciato, fior fior di primitivi ingegneri, dubbiosi, e un capo cantiere su tutte le furie:

– No! Ho detto che non possiamo costruire tutto in un giorno! Non so più come spiegarvelo! E poi come si dovrebbe chiamare questo posto? Roma? Ma che nome è?

E giù strane imprecazioni politeiste. C’erano un sacco di divinità all’epoca. E poi molti anziani, a poca distanza, con le mani conserte dietro la schiena, intenti a passeggiare di fronte al cantiere, dispensando consigli a chiunque avesse l’aria di un operaio:

– Scusi, scusi! Guardi che Populonia l’abbiamo tirata su in una settimana. Sono le tombe scavate nel tufo che ci hanno fregato!

E così, secoli e millenni dopo, Roma ancora continua a espandersi, vai poi a sapere quanto potesse essere davvero grande quel progetto disegnato nella polvere. E chissà in che punto della città avrebbe dovuto sorgere il nuovo stadio della Roma. Chissà! Qualcosa mi dice che non ci sia più traccia di quello schizzo.

Quando, nell’anno 3000, qualche appassionato storico leggerà la storia del calcio in Italia, sicuramente troverà un capitolo dedicato al 2024, a Roma. A meno che non viviate in Oregon, dovreste già saperlo ma, nel remoto caso che non ve lo abbiano ancora detto, la Roma ha esonerato Josè Mourinho. La Roma. Josè Mourinho. Per più di due anni, all’improvviso, questo improbabile binomio sembrava diventato una cosa sola. La Roma, che non vince mai, e Josè Mourinho, l’allenatore più vincente in circolazione, di botto primo tifoso tra i tifosi giallorossi. E lo hanno mandato via. Giusto? Sbagliato? Chissà. Incredibilmente, a Roma, per una volta ha pagato un portoghese. E al suo posto giunge, di soppiatto, rischiando buona parte della propria carriera, Daniele De Rossi. Un curriculum leggermente diverso da Mourinho, giusto due mesi alla guida, disastrosa, della Spal in serie B. Un calciatore che ha passato una vita nella Roma, in campo, tanto da essere stato soprannominato “capitan futuro” per un ventennio. Avrebbe dovuto succedere a Totti che, però, non mollava mai. Ho anche pensato che, prima o poi, gli avrebbe tirato una stecca sulle caviglie, magari in allenamento, giusto per accelerare il passaggio della fascia. No, non lo avrebbe mai fatto, lo so bene.

Ad ogni modo, ce n’era davvero bisogno? Non si poteva aspettare? Dare fiducia a chi, in una lunga carriera, ha dimostrato di saper portare lontano una squadra? Roma non è stata costruita in un giorno, si dice. E’ anche vero che, a farne le spese e lasciarci la pelle, nei secoli, sono state persone ben più popolari dell’ex allenatore della Roma. Prova a chiedere a Cesare cosa ne pensi. La gente passa, la città, e la maglia, restano. E si tifa per questo, per difendere i propri colori, a prescindere dai nomi. Sì, tutto vero. Per fortuna c’è il cuore e la memoria a tenere salde le emozioni e le persone. E allora, caro Josè, un pensiero per te lo avrò sempre, ogni volta che la Roma giocherà, in casa o lontano dalle mura amiche. Intanto, c’eri tu la prima volta che ho portato tutti i miei figli allo stadio, contemporaneamente, e abbiamo pure vinto. E poi c’è quella sera lì, quella del 25 Maggio, tra l’altro il compleanno di mio papà. E allora, caro Josè, prima che te ne vada, portato lontano da chissà quale squadra per chissà quanti milioni, te la voglio raccontare quella sera lì, per salutarti e dirti grazie perché mica me la scordo.

Sono del ’78 quindi lo scudetto dell’82 non me lo ricordo e quello del 2001, bè, per me che vivo lontano da Roma è stato un bel momento, assediato però da gente che mi diceva “vabbè, per una volta che vincete voi……”. E vabbè, le vittorie, in Italia, sono così, conta sempre più chi perde, come per la Coppa Italia che non la vuole nessuno tranne chi poi la vince. Comunque, torniamo a noi. Non vedevo la Roma in una finale europea da più di 30 anni e me la ricordo pure male, è passato troppo tempo. Ho addirittura scoperto di non avere riti scaramantici per queste occasioni, dato che non si presentano mai. Magari, la prossima volta che accade, mangerò di nuovo cotoletta e zucchine, fosse stato questo a farla girare per il verso giusto… Di certo, quella sera, nessuno sarà arrivato a Roma urlando “Presto! Fate spazio nella sala trofei!”. E’ per 3 quarti vuota. Magari una spolverata, quella sì, poteva anche starci. Ad ogni modo, quella sera, per una sera, per una volta, ha vinto la Roma. Abbiamo vinto noi della Roma, quelli che se la tirano da grande squadra anche se non vincono mai. Quelli che “semo forti perché ce s’aveva n’impero!”. E infatti, a chiacchiere, tiriamo ancora fuori i centurioni e gli eroi degli anni ’80 perché c’è poco altro. Ma noi, quella sera, abbiamo vinto. Se le cose andranno come sono sempre andate, per la gioia del partito “è sempre stato così”, tra 30 anni saremo ancora qui a parlare del 25 Maggio 2022. Se seguiremo cuore e cervello, se ci metteremo impegno, ci diremo, invece, “abbiamo iniziato a vincere nel 2022 e ora sono anni che accade, spesso”. Lo sport, il calcio in particolare, è una meravigliosa metafora della vita. Credici, sempre, impegnati e quando senti che stai per mollare, impegnati di più. E alla lunga qualcosa lo raggiungerai. Per forza. Bè, staremo a vedere. Prometto cotolette e zucchine per ogni evenienza futura e intanto, per una volta dopo un’infinità, mi sono goduto quel momento. Perché è facile essere romano e romanista. Magari facile no, certo, ma sicuramente più semplice di chi è romano, romanista ma sta lontano e quella sera, quella del 25 Maggio 2022, non ha sentito neppure un clacson suonare a festa. La nostra è una fulgida, consapevole, chiara e incosciente scelta di vita, di schieramento! E quella sera, lì in panchina, con noi e per noi, c’eri tu. E quindi te lo devo.

Se un giorno chiacchiereremo insieme, ti dirò anche dove hai sbagliato, secondo me naturalmente. Aspetta, dato che non avrò mai questo piacere, te lo scrivo qui. Roma ti ha fregato, ti ha fatto credere di essere uno di noi. Ma Roma ne ha tanti di quelli come noi, pure troppi. Aveva bisogno di un condottiero, come eri all’inizio. Ti sei avvicinato troppo, per passione, per amore, non so. E se diventi uno di noi, fai la fine di Cesare. Dai Josè, doveva essere costruita in un giorno sta città, eppure siamo ancora qui a decidere dove mettere lo stadio. Che ti aspettavi?

 

A presto, e buono sport a tutti!

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