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AL KOOPER

 

Articolo di Emilio Aurilia

 

Prima di sedersi all’organo per collaborare attivamente all’album di Bob Dylan “Highway 61 Revisited” (1965), Al Kooper era un musicista misconosciuto che dopo tale utile esperienza fonda insieme al chitarrista Steve Katz i Blues Project prima e nel 1967 i Blood, Sweat & Tears con cui incide il non facile “Child is the father of the man”, prima di uscire dalla formazione per dedicarsi ad altre esperienze fra cui la più significativa è stata la Supersession con Mike Bloomfield e Steve Stills e poi mettersi in proprio come cantautore scoprendo, anno dopo anno, una vena più intimista da contrapporre al suo animo rock blues.
Nascono così, fra gli altri nel 1969 “You never know who your friends are” in cui figura il brano omonimo, un simpatico honky tonk, la ballata dagli accenti blues “First time around” con forti connotazioni lennoniane negli stilemi compositivi, così come “New York city You’re a woman” in cui è presente anche l’ispirazione del vecchio Dylan, nell’album che reca lo stesso nome in cui figura una versione di “Come Down In time” di Elton John.
Seguono poi anni in cui la stella di Kooper è un po’ appannata confortata dall’uscita di album curati e dignitosi come “Naked Songs” nel 1973 in cui è inclusa l’insuperabile soul ballad “Jolie”.
Dopo ulteriori sporadiche uscite discografiche, è stata pubblicata nel 2001 la raccolta “Rare and welldone: the greatest and most obscure recordings 1964-2001”, prima del ritiro (pare) definitivo.
Accanto all’attività in proprio non possiamo non ricordare quella di session man con Who, Jimi Hendrix, Rolling Stones, Neil Diamond, George Harrison e Ringo Starr per citare i più importanti, e quella di produttore e arrangiatore: suo il superbo arrangiamento della ormai mitica “Sweet Home Alabama” dei Lynyrd Skynyrd .

 

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