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“Gios3” – Muriel

Da oggi è disponibile su YouTube il video per “Gios3″, il nuovo singolo di Muriel.
Si tratta del primo e unico brano d’amore della cantautrice pop: una relazione a distanza, la pioggia e i tatuaggi di cui in fondo non ci pente mai abbastanza.
Una voce fuori dal coro che porta oggi un brano che parla dell’amore più quotidiano e atipico, facendo a botte col sonno.

“Parlarti e non sentire il tuo profumo sai mi fa un po’ male”, si, perché iniziare una relazione a distanza è tutto fuorché facile e piacevole. Riconosci la sua voce, ricordi il neo che ha sul viso o le fotografie appese sulla parete della sua camera, lui sa perfino del rapporto tormentato che hai avuto con tuo padre, eppure fatichi ad aver presente le forme del suo corpo, la sua pelle al tatto ed il profumo che ha.
Io così egoista ed emancipata avevo perfino posticipato la mia partenza per Londra per lui, in pratica ci dividevano solo cinque ore di macchina.
Man a mano i suoi problemi diventavano i miei, o forse più viceversa, non avevo mai amato in maniera leale, pura, normale.
Fabrizio mi ha fatta diventare donna.
E poi una delle decisioni più difficili ma allo stesso tempo spontanee della mia vita,cambiare città per amore.
La nostra casa, fatta ad immagine e somiglianza di due ragazzi con dieci anni di differenza e due vite apparentemente opposte. “Strappami il vestito come fosse carta da regali” dico, perché dopo tutto questo tempo la voglia di avermi non è mai cambiata.
Lo stupore nel guardarmi è sempre lo stesso.
Per me lui è B, è questo il suo nome e quando piove, mi piace pensare che il cielo si commuova guardando la storia d’amore che ci siamo creati.
Ma io continuo ad essere marcia dentro, delle volte, e “faccio a botte col sonno, prendo a pugni l’orgoglio” per evitare di replicare gli errori commessi in passato.
Parlo di giostre, di lunapark, perché una delle sue prime frasi fu una cosa come “non siamo tipi da un giro di giostra e via, noi il lunapark ce lo facciamo tutto, ancora, ancora e ancora”.
Fu il primo tatuaggio che mi fece in una sera di un freddo novembre.
Ci conoscevamo da qualche settimana ed avevo già il suo tratto, indelebile, sul mio polso.
Aveva capito che saremmo finiti con l’amarci più di noi stessi, che non si sarebbe trattato di una semplice nottata passata tra i palazzi grigi di Milano.
Vi presento la mia prima, spero ultima, canzone d’amore, il mio regalo alla mia persona preferita, all’uomo che la vita mi ha dato l’onore di incontrare.

Devo sicuro aver fatto qualcosa di buono per meritarmi tutto questo...

GUARDA IL VIDEO SU YOUTUBE: https://youtu.be/Zv08PlaIPWc

Riprese: Gianluca Strano, Lorenzo Nafissi,
Regia e Montaggio: Gianluca Strano,
D.O.P: Lorenzo Nafissi,
Color: Lorenzo Nafissi,
Styling: Giada Brenci, The Another Shop.

ASCOLTA SU SPOTIFY: https://open.spotify.com/album/4erniDTQSOICE6LFb3Pb6s?si=zP2a-NuVRvSe7fIEI-Oqqg&utm_source=copy-link

BIOGRAFIA:
Nata sotto il segno della bilancia eppure tutt’altro che equilibrata.
Alla costellazione certo è che deve però la sua eleganza, la sua precisione paranoica e la sua severità auto persecutoria.
Si è costruita un mondo tutto suo, unica via di fuga quando quello reale le sta troppo stretto.
Il suo nome d’arte non poteva non essere quello che i suoi genitori le regalarono una ventina di anni fa.
Muriel significa “mare lucente” ed è proprio la luce ciò che più la caratterizza. Anche perché Mitzuko, quello attribuitegli da un maestro buddista poco dopo la sua nascita, corrisponde al concetto di “figlia luminosa”.
Impossibili sono la rassegnazione e l’arresa, la sua malinconia e le crisi di ansia le esibisce senza vergogna, e dunque è forse per questo che arranca nel buio con tanta disinvoltura. Perché ci sta bene lì in mezzo.
Ma parlando di musica, un ricordo ancestrale è sicuramente “Dummy” dei Portishead, che ancora oggi rappresenta un toccasana per i suoi tanto amati attacchi di panico.
Tra gli altri artisti ereditati dal padre ci sono Radiohead, dEUS, Pogues, U2, AC-DC, Police, Beatles e chissà quanti altri, difatti deve parte della sua cultura musicale a chi l’ha cresciuta.
A tre anni la prima “canzone”, documento casualmente e fortunatamente registrato e tuttora disponibile.
Poi i palchi insieme al genitore chitarrista, lo slalom tra i pedalini disposti sul tappeto di casa.
Ad undici la prima band.
E dopo? Dopo arriva l’adolescenza, quel terribile buco nero capace di inghiottire ogni cosa, anche la propria essenza.
Se ne va di casa per seguire un amore malato, la vita sregolata e la libertà malsana.
Un paio d’anni dopo, non appena maggiorenne, con la speranza di ritrovare se stessa parte per l’estero dove si avvicina al mondo della moda e della notte.
Studia, lavora, allestisce vetrine tra le strade di Londra durante l’inverno, mentre impara a mettere a tempo i dischi e si innamora del clubbing Ibizenco nei mesi estivi.
È nel 2019 che la musica va a cercare Muriel, la trova e se la porta a casa con se. Ritornata in Italia con uno scopo ben preciso, quello di suonare, da vita al suo primo progetto.
Si tratta di una parentesi ma breve ma fondamentale nella ricerca del suo orientamento artistico. Difatti solo scrivendo un disco elettronico in inglese si rende conto di quanto l’italiano sia fondamentale per arrivare a chi l’ascolta. Se dapprima trova difficile scrivere nella sua lingua madre, nel giro di qualche settimana questa finisce per essere il suo unico mezzo di espressione.
La sua musica è la sua valvola di sfogo, la sua consigliera, la sua seduta psicologica gratuita.
Si comprende riascoltando la sua voce, si perdona.
Ed è ciò che spera di poter dare a chiunque là fuori, un rifugio, una spalla su cui piangere, un’amica con cui confidarsi.
Per quanto la sua arte sia appena nata, dunque subirà un’evoluzione, mille influenze, cambiamenti, certo è che la personificazione dei suoi testi rimarrà sempre la stessa, perché è la sua natura quella di far vivere le parole.

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