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IL MIGLIOR DISCO INASCOLTATO DEL 2021 Il dEli presenta Il Lato A

 

A cura di Riccardo Gramazio (Ricky Rage)

 

Roberto Deliperi, il dEli, è un personaggio a dir poco interessante, che vive e che pensa esclusivamente da artista. Lui, beh, ha un non so che di peace and love, è carismatico, musicalmente preparatissimo, ma se ne fotte altamente di numeri, di promozione, di traguardi. Insomma, non se la tirerebbe nemmeno sotto tortura. Ciò che per questo ragazzo conta davvero è comporre belle cose, canzoni da far viaggiare in maniera quasi autonoma e in assoluta libertà. Con l’umiltà tipica dei grandi e con lo spirito avventuriero, è partito da Londra e ha raggiunto il Portogallo per registrare con il produttore/chitarrista Tiago Rosado l’ottimo Lato A, attualmente un Ep, ma che in futuro potrebbe anche espandersi. Cazzo, scrivo e penso a quanto sia geniale intitolare un disco Il Lato A! Suona bene di per sé e, di fatto, spiega subito la situazione. Già, perché proprio di un primo lato si parla. Il dEli è un cantautore completo e un ottimo polistrumentista. Ascolta tutto e prende da tutto, indifferentemente e a prescindere dal genere: la musica o è bella o è brutta, dice… E come dargli torto?

 

Eccoci qui, Roby, o meglio, Il dEli. Io ho avuto il piacere di conoscerti in live tempo fa, ma i nostri lettori, non sanno chi sei. Raccontati in poche righe… ma sì, anche in tante righe…

 

Ciao, beh, cosa posso dire, sono uno come tanti che fa musica per amore. Amo ogni tipo di musica e mi piace dividerla in due soli generi: bella e brutta. La musica bella la ascolto più volte, quella brutta una sola. Ho fatto il musicista professionalmente per tanti anni e ora non lo faccio più. L’intrattenimento non fa per me.

 

Ho ascoltato questo tuo bellissimo lavoro, Il Lato A. Complimenti, le cinque canzoni sono straordinarie. Peccato sia soltanto, per l’appunto e quasi scherzosamente, il primo lato di un fantomatico disco. Sarebbe meraviglioso ascoltare altri pezzi. Da quello che hai raccontato, il percorso è stato piuttosto lungo e impegnativo. Come è nato il progetto e, soprattutto, come sei riuscito ad arrivare alla fine?

 

Grazie mille. Gli altri brani spero arriveranno in un futuro non troppo remoto. Come è nato Lato A? Dunque, nel 2017 avevo appena pubblicato il mio primo album (Lo stupido che canta) e avevo un paio di idee…cosí ho contattato Tiago Rosado (chitarrista e tecnico fenomenale), che è stato un mio collega in svariate cover bands qua a Londra, prima di ritornare definitivamente a Pechão in Portogallo per aprire il suo studio di registrazione (Studio Paraiso 530). A lui piaceva molto il mio primo lavoro cosí ci siamo accordati per registrare qualcosina e, la faccio breve, è nata la magia e una splendida e prolifica collaborazione tra i miei brani e i suoi metodi di registrazione. Arrivare alla fine, con il Covid di mezzo, non è stato semplice e in effetti non ci siamo arrivati. Infatti l’album doveva essere fatto di otto/dieci brani. Cosí ho deciso di mixare i cinque brani che avevamo finito e metterli sotto un ombrellino dal titolo Lato A che, oltre a essere un bel titolo, lascia le porte aperte per un eventuale prosequio.

 

Originalità, espressione e poetica. Sì, sono queste le prime parole che mi sono venute, ascoltando le tue canzoni. Una malinconia sottile e piuttosto colta colora un pacchetto raffinato, da assaporare assolutamente fino all’ultima nota. Da dove arrivano questi gioiellini?

 

Ti ringrazio molto per le tue parole. Non saprei… Sai, alla fine io voglio solo scrivere canzoni decenti, con un testo decente e una melodia decente. Non aspiro assolutamente a essere originale e non mi ritengo ne colto ne un artista. Solo, credo, mi piace far bene (o al meglio delle mie possibilità) quello che faccio, che sia scrivere un brano o pitturare una parete.

 

Vena cantautorale, ma anche tanti riferimenti al pop di classe, ai Beatles. Insomma, ci sento molto. Che musica fa esattamente il dEli? Lo so, non è mai facile rispondere a questa domanda…

 

Boh! Non credo stia a me rispondere a questa domanda. Io, come ti ho detto, provo a fare del mio meglio, poi gli aggettivi li mettono quelli che stanno dall’altra parte. Come ti dicevo prima, per me la musica è bella o brutta… La mia spero si collochi nel primo gruppo, ma non sta a me dirlo.

Se poi vuoi sapere che musica ascolto, prenditi una settimana di ferie che ne parliamo…

 

Il suono è caldissimo, direi molto live. Chi c’era con te in studio?

 

Io e Tiago. Poi Mario Cavallaro e Federica Gallus hanno gentilmente messo rispettivamente basso e voce in A tempo indeterminato. Per il resto io ho suonato tutti gli strumenti (batterie, bassi, chitarre acustiche, percussioni, tastiere e ogni cosa che producesse rumori, presente dentro e fuori dallo studio) tranne le chitarre elettriche, che ho ovviamente lasciato a Tiago (lui è un fenomeno col rock nelle vene). Il suono è caldo perché abbiamo innanzitutto evitato editing e stronzate varie, facendo invece varie takes fino a trovare quella giusta. Poi il modo di riprendere utilizzato da Tiago si rifà molto a produttori tipo Steve Albini e compagnia varia dove vengono valorizzati gli ambienti invece di usare filtri e studi asettici per poi metterci reverberi digitali a posteriori. Insomma, abbiamo fatto alla moda vecchia.

 

Descrivi in breve i pezzi che compongono l’opera. Sono tutti belli e intensi, pieni zeppi di storie e di immagini…

 

Guarda, piuttosto che descriverli, a chi legge questa chiacchierata, consiglio di ascoltarli.

Posso dirti che lo spunto iniziale è venuto dal libro Mr Gwin di Alessandro Baricco (che consiglio caldamente). Mi garbava l’idea di scrivere dei ritratti… e un pochino ce l’ho fatta, credo.

 

 

La tua preferita? Dai, ce ne sarà una. A me piace di brutto, senza nulla togliere alle altre, L’Uomo Col Soprabito, tra l’altro il primissimo tassello del progetto. Bellissima, un De Gregori in stile britannico. «Siete pazzi, state perdendo tempo. Me ne accorgo io e voi no…» Cazzo, mi fanno impazzire questi versi…

 

In realtà no. Stranamente (per me) mi piacciono tutte. Diciamo che Il rumore del mostro mi affascina parecchio perché va completamente fuori dalla mia “comfy zone”. Trovo che a seconda dell’umore in cui le ascolto le preferenze cambiano. L’uomo è la prima che abbiamo prodotto e chiaramente ha determinato il livello al quale avremmo successivamente dovuto attenerci e quindi mi piace per quel motivo (senza false modestie era un livello piuttosto alto) e poi mi ricordo esattamente il momento in cui ho fatto la lead vocal… A tempo indeterminato mi rimanda a quando Mario è arrivato a Lisbona anziché a Faro e abbiamo interrotto le registrazioni per farci il viaggione per recuperarlo e poi il lavoro sulle voci con Federica. Dear future me abbiamo provato a registrarla in tre o quattro modi diversi, ma alla fine ho fatto voce e chitarra perché ci stava e mi ricordo lo sguardo di intesa tra me e Tiago nel riascoltarla. Azz, alla fine ho risposto alla domanda di prima ahahah…vabbè, passamela va.

 

Hai voglia di ripercorrere la tua carriera musicale? Tutto quello che hai fatto prima…

 

No! Ahahah. Ma in prevalenza perché immagino interessi poco e poi non è che abbia tutta questa carriera. Ho fatto il musicista di professione, poi mi sono stufato e ho fatto due dischi (uno e mezzo per essere onesti) e mi sono messo a fare l’handy man…

 

Sei un grande cantante e un grande musicista, eppure non ami tantissimo apparire o piazzare ovunque le tue cose. Giusto ricordare che Il Lato A ha raggiunto le mie cuffie tramite email, su mia richiesta, su tuo piccolo annuncio Facebook. Ecco, qui mi devi spiegare un po’ la tua visione…

 

Ti ringrazio molto per i complimenti. Dunque, il primo motivo che mi ha spinto a non pubblicizzare e pubblicare il mio lavoro è che detesto i social o meglio il modo in cui vengono utilizzati. Sfortunatamente (per me, ovvio) mi viene proprio il nervoso quando vedo centinaia di likes a un piatto di pasta e uno o due sotto, per esempio, “Here, there and everywhere” piuttosto che sotto un quadro di Monet o una foto di una statua del Bernini. Il secondo motivo è che per promuovere (se cosí si può dire) le proprie cose su internet, serve tempo…tanto tempo e tanta voglia… e a me mancano entrambi. Con Tiago abbiamo discusso a lungo su come promuovere o meno il lavoro e siamo giunti alla conclusione che, se vale veramente qualcosa, parlerà da se. Per ridere a me piaceva definirlo “il miglior disco inascoltato del 2021”… Per quel che concerne l’apparire, suvvia, non ce n’è già abbastanza di facce da pirla in giro?

 

Cosa farai prossimamente?

 

Non ne ho idea…Ho una voglia pazza di tornare in Portogallo ma non so quando potrò andarci, spero presto. Mi manca lavorare sedici/diciotto ore al giorno dentro il “sottomarino”, come lo chiamo io.

 

Che si dice a Londra? E in Portogallo?

 

A Londra si dice good morning e in Portogallo bom dia… Scherzi a parte, la situazione è pesante, ma al momento credo che Londra sia uno dei posti più tranquilli. Tutto sembra quasi normale: la gente esce, si beve, si comprano dischi e si lavora… In Portogallo credo siano messi abbastanza bene. Ho giusto chiesto oggi a Tiago, tanto per farmi un’idea. Ma di più non so.

 

Come può la gente recuperare questo piccolo capolavoro firmato il dEli?

 

Grazie ancora per il complimento.

Possono fare in due modi, o lo chiedono a me, o lo chiedono a te…

Se volessero guardarsi l’unico video disponibile online:

Se vogliono ricevere gratuitamente l’intero progetto, devono inviare una email con scritto Lato A nel soggetto a ildelilatoa@gmail.com

 

Cosa non ti ho chiesto e che dovremmo sapere?

 

Eh, non lo so…se a qualcuno interessa potrei fare una bellissima lecture sui Beatles ahahah. Scherzo! No, davvero non saprei…

 

Salutaci con un bel messaggio.

 

Ti ringrazio molto per lo sbattimento, soprattutto per il fatto che hai fatto tutto tu…onestamente non so chi te lo faccia fare di rincorrere i pigroni come me. Quindi il ringraziamento principale va a te, Ricky, e poi a tutti voi di MDN. Un abbraccio grosso

 

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