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KARMA FIELD RECORDS Intervista al cantautore Paolo Modolo

A cura di Riccardo Gramazio_Ricky Rage

Partiamo subito forte, con una dichiarazione forte, ma davvero sincera! Sapere che in Italia, nel circuito underground, ci siano figure artistiche come quella di Paolo Modolo, mi fa star meglio, molto meglio, mi rafforza. E sapete che c’è? Dovrebbe far star meglio ogni individuo che abbia a cuore, davvero a cuore, la musica e la creatività. Il cantautore veneto, uno che nel corso degli anni di cose ne ha fatte, ha deciso infatti di dar vita alla propria etichetta, avventurandosi nel progetto Karma Field Records. Ambizione, voglia e talento non mancano, e noi di MDN abbiamo l’obbligo di raccontare, di seguire tutto e di augurare il meglio. Già, quel minimo di speranza passa anche tra le mani di questo ragazzo…

Bene, Paolo, il momento è arrivato! Karma Field Records rappresenta qualcosa di importante, di ambizioso e di forte, è un progetto che abbiamo il dovere di promuovere e di far conoscere. Cosa c’è dietro questo nuovo logo?

Ciao Ricky, e ciao a tutto lo staff di MDN Network. Dietro questo nuovo logo c’è una vita, c’è un sogno e c’è qualcosa di particolare. Il logo rappresenta un fiore di loto, che nel buddhismo è il fiore della rinascita. Le onde sonore, in questo caso, rappresentano la musica. Perché?Cos’è la musica? È vibrazione, è energia. La stessa cosa che ci mantiene in vita. Karma Field Records nasce per questo, per cercare di dar voce a quest’energia, a queste voci che fanno fatica a sentirsi, senza nessuno scopo di lucro. Come etichetta a me non interessano i numeri, non interessa il denaro. In quello che sto facendo ci sto mettendo tutto me stesso, lo faccio con amore e con passione, e dal punto di vista economico non mi porta a nulla. Lo faccio davvero per bisogno. E perché lo faccio? Perché io ci sono passato in queste situazioni. In tutti questi anni da musicista, ho avuto a che fare con etichette discografiche, agenzie di concerti e agenzie di promozione alle quali interessava solo succhiare tutto all’artista, senza dargli merito. Ti faccio un esempio: Vuoi questo? Spendi questo. Vuoi l’altro? Spendi l’altro. No, questa non è la mia visuale, non è la musica che conosco io, non è la musica nella quale sono nato io, non è il modo di fare musica né di aiutare i musicisti. Quindi io, nel mio piccolo, provo e cerco di fare questo. Semplicemente. Né più né meno. Una volta per tutte, voglio fare qualcosa di sincero per i musicisti che ne hanno bisogno.

Il lavoro sarà molto, nulla di semplice, anzi, ma penso che passione, entusiasmo e onestà intellettuale possano abbattere ogni tipo di barriera. Hai già l’agenda piena o ogni possibilità sarà valutata di volta in volta?

In questo momento dire che ho l’agenda piena è un po’ troppo. Diciamo che ci sono già dei progetti in corso e che ogni possibilità sarà valutata di volta in volta, perché non lavoro con un calendario prestabilito. Lavoro in base a quello che arriva e a quello che cerco. Se c’è qualcosa che mi interessa, che mi prende bene, ci metto l’anima e lo porto a termine, sia che sia musica che qualsiasi altra forma artistica. Se invece in un determinato momento non c’è nulla, lascio che prevalga il nulla. Sicuramente il lavoro è tanto e non è semplice, perché sono da solo e mi sto arrangiando a 360° all’interno di questo ambiente. Ma lo faccio con il cuore in mano e con molto entusiasmo. Quindi penso che, un po’ alla volta, quest’agenda si riempirà.

Quali sono gli obbiettivi che vorresti raggiungere?

Gli obiettivi, in gran parte, li ho già raggiunti mettendo in piedi questa etichetta. Spero di vederli compiuti dopo la pubblicazione della nostra prima uscita. Al di là della sincerità emotiva e musicale, un’obiettivo al quale tengo molto – e su cui sto già lavorando – è riportare la musica su supporto fisico. Non è semplice perché è costoso e in questo momento difficile da realizzare, ma sono sicuro che in un modo o nell’altro ce la farò. Oggi mi affido alla distribuzione digitale, purtroppo, e un po’ controvoglia. È uno strumento di massa che tutti utilizzano, ed è giusto così, perché l’importante è che il messaggio passi. Però non deve fermarsi lì. La musica è un’onda che vibra, ma è anche bello avere un supporto fisico tra le mani. Per questo il mio obiettivo principale ora è stampare i dischi, soprattutto in vinile, ma anche in Cd, e dare alle band questa opportunità. Non voglio che il discorso si fermi al “firmi con un’etichetta ed è solo distribuzione digitale”. La musica vive, soprattutto nel formato fisico: queste onde devono prendere forma… e sicuramente nel futuro ci sarà anche qualche piccola pubblicazione letteraria, ci sto ragionando con calma.

La situazione artistica in questo Paese è tremenda, tragica. Sì, soffro nel respirare questo nulla, mi incazzo, ma sono sicuro che ogni minima buona idea possa essere importante, fondamentale. Cosa pensi?

Io penso che in ogni epoca, in ogni generazione, si possa percepire il nulla. Ma è proprio dal nulla che nasce sempre qualcosa. Le rivoluzioni, in fondo, vengono fatte dal nulla. Il nulla è rappresentato dalla gente che non ha niente, ma vuole dire tanto. Il problema di oggi è che tutti hanno qualcosa da dire, ma non trovano il modo giusto per farlo. Sono troppo assorti dai social: Instagram, Tik Tok, tutti quei mezzi che rendono tutto semplice. Possono essere anche positivi, ma tante volte – la maggior parte delle volte – sono negativi, perché annientano il concetto di comunicazione pura e sana, una comunicazione con emozione. Io credo che se chi deve ascoltare davvero ascoltasse, se chi deve aiutare aiutasse, se le etichette pubblicassero e supportassero un messaggio senza secondi fini commerciali, questo vuoto verrebbe in parte colmato. Bisognerebbe togliere i numeri dalla testa delle persone, soprattutto dei ragazzi, e dare più importanza al messaggio.

La prima uscita ufficiale sarà Io Credo Alle Fate, riedizione del disco dei tuoi Anarcotici. Titolo rivisto, remaster, lista delle tracce riorganizzata e grafica nuova. Parliamone un po’.

Sì, Io credo alle Fate degli Anarcotici è la prima uscita di questa nuova etichetta. E forse la rappresenta meglio di qualsiasi altra cosa. Il disco uscì per la prima volta circa quindici anni fa. Dopo esperienze che oggi, col senno di poi, potrebbero sembrare positive a livello discografico e promozionale, noi allora le ritenevamo negative. Uscivamo dalla scena noise, punk, hardcore, e vedevamo le cose in un certo modo, anche estremo. Decidemmo di fare tutto da soli: produrlo, stamparlo e distribuirlo. Lo vendevamo ai concerti, senza alcun canale ufficiale. Venivamo da Iride, un disco che era andato molto bene, ci aveva fatto conoscere a tanta gente, ci aveva fatto suonare tanto e aperto molte porte. Abbiamo avuto la fortuna di farlo uscire con la Vacation House Records di Rudi Medea (Indigesti), band storica dell’hardcore italiano e mondiale, alla quale saremo sempre grati. Ma, nonostante questo, volevamo qualcosa di più. Quel qualcosa di più non arrivò, quindi ce lo siamo fatti da soli. E il disco rimase fermo in un certo senso, dal punto di vista discografico, non ottenne la giusta visibilità. Ed è rimasto fermo finché, rispolverandolo, non abbiamo capito effettivamente la sua portata. Così, a distanza di tanti anni, io, Davide e Ricky ci siamo ritrovati al Lesder Studio per dargli una nuova forma, una nuova vita. Per riportarlo nel 2025 con la forza del 2010, quando era uscito.Secondo noi è ancora un disco attuale, capace di far vibrare corde emotive dentro la gente.

Bello, sono passati quindici anni, ma le emozioni sembrano le stesse…

Per me questo disco rappresenta un’apice, sia a livello compositivo che strutturale delle canzoni stesse. Rappresenta un momento che forse non è mai finito. Era solo l’inizio di tutto quello che ci ha portato a essere le persone che siamo ora. Ascoltarlo mi emoziona ancora, mi fa sentire completo, nel mio piccolo realizzato. A volte penso che pagherei per essere ancora in grado di scrivere qualcosa del genere, ma la vita continua, le persone crescono e la scrittura si adatta.

Il remaster di Tommaso Mantelli presso il Lesder Studio cosa ha portato?

Il remaster ha portato soprattutto unione tra la band, nonostante non suoniamo più insieme. Gli ha dato più potenza rispetto alla versione originale, mantenendo intatta la registrazione dell’epoca. Non abbiamo lavorato sulla finezza dei suoni, ma sull’impatto complessivo, sulla comunicazione. Lo abbiamo anche accorciato, perché prima era un po’ troppo lungo: alcune parti stonavano. E le cose che stonano si vedono e si sentono col passare del tempo. Il remaster lo ha ringiovanito, dandogli quella spinta che gli mancava. Tommaso Mantelli del Lesder Studio è una persona di fiducia, oltre che un caro amico… e siamo molto felici del risultato – sia come Anarcotici sia io come Karma Field Records – di aver (ri)dato nuovo spessore a questo lavoro.

Già che ci siamo, hai voglia di ricordare qui su MDN il percorso degli Anarcotici?

Gli Anarcotici sono nati nella loro formazione embrionale attorno al 1997/98. Il primo disco, Resistenza, è uscito nel 2001 con l’appoggio di Agitato Records, che ci inserì anche in diverse compilation dell’epoca. Quattro anni dopo è uscito Iride per Vacation House Records di Rudy Medea. Nel frattempo il suono era cambiato: da Resistenza, che era un miscuglio di punk rock, metal e sonorità varie, siamo passati a un approccio più mirato. Iride era un disco post-hardcore, influenzato da band che ascoltavamo allora (ed oggi), come Converge, Neurosis, Will Haven. Fu accolto benissimo dalla critica, da Metal Hammer a Punkadeka, passando per numerose altre webzine. Fu una cosa inaspettata. Da Iride seguì un tour che ci portò a suonare molto, a partecipare ad altre compilation e a collaborare con diverse band. Poi arrivò Io Non Credo alle Fate, registrato intorno al 2009 e uscito nel 2010. Anche da lì partì un nuovo tour, in Italia e all’estero, che ci diede l’opportunità di suonare con artisti importanti, tra cui Scott Kelly dei Neurosis e molte band americane. Dopo Io Non Credo alle Fate entrò Max D’Ospina (Malota) al basso e iniziammo a scrivere nuovi brani, molto belli, e a fare altri concerti. Ma per vari motivi, tra i quali i progetti paralleli come gli In My June, che all’epoca erano appena nati, la band si è un po’ spenta.

E reputo che quando in una band si spegne il fuoco, forzare le cose sia inutile. Da quel momento gli Anarcotici non hanno più suonato. Ma questo non significa che non esistano più: semplicemente, non fanno più live.

Ovviamente, e io lo so bene, non sei rimasto fermo nel corso del tempo. Diversi progetti, dischi, suoni, progetti. Discorso Willy Wonka Was Weird: come procede? Stai lavorando su nuovi brani o le tue attenzioni sono tutte per l’etichetta?

Willy Wonka Was Weird procede. Ci saranno sicuramente nuove uscite, anche se inizialmente non pensavo. Le mie energie, in questo momento, sono molto concentrate sull’etichetta, perché quello che volevo fare con Willy Wonka l’ho già chiuso. Mi sono preso una pausa, ma ne parleremo meglio in altre circostanze. Posso dirti che comunque Willy Wonka Was Weird continuerà. Poco, ma sicuro.

Tornando alla Karma Field Records, cosa dobbiamo aspettarci prossimamente?

Per quanto riguarda Karma Field Records, dopo gli Anarcotici ci sarà sicuramente un’altra uscita a dicembre. Sto già lavorando anche a qualcosa di molto interessante per l’inizio del prossimo anno: è un percorso che cresce piano piano. Credo sia giusto così: non troppe uscite subito, ma uscite di qualità. Un po’ alla volta questo fiore di loto emergerà, si aprirà del tutto, e con lui anche le pubblicazioni. Sono già molto contento di quello che sta nascendo e di come si sta sviluppando. Sicuramente arriveranno altri progetti e nuove emozioni per questa piccola realtà.

Come possiamo supportarti e magari aiutarti attivamente?

State già facendo tantissimo con l’interesse che dimostrate verso questa piccolissima etichetta appena nata. Questo è già un supporto enorme. Il passaparola è la cosa più bella e più pura che ci possa essere nella musica, nell’arte e nella vita. Per aiutarmi attivamente, oltre a questo, seguite tutte le band che usciranno, seguite i social dell’etichetta e, soprattutto, ascoltate la musica.

Non fermatevi solo a Spotify o alle altre piattaforme. Cercate di andare più a fondo, scoprite davvero le band e il messaggio che portano. Andate in fondo, ragazzi: questo è il vero messaggio.

Tutti i tuoi link, a questo punto, e un bel saluto pieno di speranza…

Viviamoci, respiriamoci…fermiamoci ad ascoltare e ad ascoltarci…rallentiamo.

Cerchiamo di ascoltare la “nostra” musica che ci guida e che ci parla.

Un abbraccio a tutti. Paolo

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