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LA PRIMA ROCKSTAR L’estro di Brian Jones

A cura di Riccardo Gramazio_Ricky Rage

Soldi, successo e abusi vari hanno contribuito nel corso del tempo a tratteggiare i profili delle grandi rockstar in maniera non sempre corretta. Spesso, addirittura, le folli abitudini dei vari personaggi hanno infatti quasi occultato talento, espressione e capacità musicali, teoricamente elementi che dovremmo porre sempre in primo piano. Per me è sempre necessario dividere il lato umano da quello artistico; in sostanza, seppure pubbliche, le vicissitudini di una figura dello spettacolo non possono e non devono assolutamente ridurre o esaltare il merito. E a noi interessa la musica, il resto è solo cronaca, è solo storia, per giunta neanche sempre veritiera, talvolta è solo pettegolezzo.
Quando mi avventuro in questo tipo di riflessioni, tra i volti principali a materializzarsi nella mia testa c’è sicuramente quello di Brian Jones, classe ‘42, straordinario compositore e soprattutto cofondatore degli immensi Rolling Stones. Il noto polistrumentista inglese è stato un simbolo incredibile del rock: controverso, contraddittorio e a passo dalla genialità. Agli inizi della storia la sua mano è stata palesemente importante per plasmare il suono degli Stones e per trovare serate o ingaggi. In più, oltre alle notevoli doti da artistiche, egli era una vera e propria macchina da palco, un’anima nata per divertire, per intrattenere e per sprizzare rock and roll da tutti i pori. E sto parlando di un gruppetto composto anche da un certo Mick Jagger e da un certo Keith Richards, non proprio individui sobri, timidi o impacciati sul palco e nella vita. Innamorato fin da subito della musica, Brian iniziò a suonare prestissimo piano, clarinetto e sax. Abbandonata la scuola, a soli diciassette anni girò nel nord dell’Europa, esibendosi in strada e, una volta tornato a casa, concentrò le sue attenzioni sul blues e sul rock and roll. Nel 1962 fondò insieme ai già citati Jagger e Richards quella che è ancora oggi la rock band per eccellenza.
Di cosa parliamo? Semplice, della slide guitar in brani come Little Red Rooster, classicone blues accreditato a Willie Dixon e reso celebre da Howlin’ Wolf, del flauto e del pianoforte in Ruby Tuesday, della tromba e del trombone in Something Happened to Me Yesterday o addirittura del sitar in Paint It Black e in Street Fighting Man…
Il contributo di Brian Jones determinò davvero la forza della band. E non dimentichiamo le tracce di mellotron, di marimba e di armonica a bocca, queste ultime presenti in moltissimi brani del repertorio Stones. Importante ricordare che, con Richards, egli onorò anche il celebre Chicago Style, caratterizzato in sintesi dalla presenza contemporanea della ritmica e della solista.
Estro incredibile e a dir poco proverbiale, ma anche tante difficoltà personali; l’abuso degli stupefacenti, la salute abbastanza cagionevole, i problemi con le autorità e le tensioni con i compagni di squadra allontanarono giorno dopo giorno e in maniera sempre più netta il musicista dall’equilibrio, dai vari progetti e, chiaramente, dalla band stessa.
Il 1967 segnò in qualche modo l’inizio del declino e il 1969 sancì il triste epilogo.
La notte del 3 luglio, Brian Jones venne recuperato senza vita dalla sua piscina domestica di Hartfield, nell’East Sussex. Ventisette anni, e ingresso di diritto nell’inquietante club di cui tanto si continua a parlare. Per il coroner un annegamento dovuto all’assunzione di alcool e di sostanze, praticamente una morte quasi accidentale. Ma si sa, spesso, dietro a simili decessi si nascondono ambigue e misteriosi tesi. E anche il caso Brian Jones è tutt’ora argomento di discussione. Per approfondire, beh, potete contare su una serie infinita di articoli, di libri e di documenti.
I Rolling Stones suonarono gratuitamente a Hyde Park il 5 luglio, circa quarantotto ore dopo la scomparsa del musicista. In realtà il concerto, già in programma da un pezzo, era stato concepito per presentare al mondo proprio il sostituito di Jones, il giovane chitarrista Mick Taylor, tanto apprezzato da John Mayall. Fu proprio la tragica notizia a tramutare lo spettacolo in un evento commemorativo. Lo show si aprì con la voce di Mick Jagger e con la lettura di alcune parti dell’Adone, poema del lirico Percy Bysshe Shelley.
Storia immensa e amara, quella di Brian Jones, per molti prima vera rockstar. Un ragazzo innamorato della musica, dotato di grande intelletto e al contempo vittima forse della propria sensibilità. Punto fermo della ribellione giovanile e precursore del mondo hippy, Jones verrà per sempre ricordato come una delle più grandi icone del rock, della moda e dell’anticonformismo. Ben noto per l’appunto il suo disdegno per le restrizioni, per il convenzionale o per gli schemi sociali.
E se i Rolling Stones sono i Rolling Stones, diciamolo puro, molto merito va dato proprio a Lewis Brian Hopkin Jones.

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