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LAKOTA di Fabio Pedrazzi e Bryan Torrigiani

 

Ho letto: LAKOTA

Autori: Fabio Pedrazzi, Bryan Torrigiani (in palese ordine alfabetico)

Genere: Thriller d’azione

Condannato a 4 anni. Sì, sono stato condannato a 4 anni. Senza condizionale. Ogni tanto qualche permesso speciale. Nulla di più. Sono rimasto 4 anni chiuso, ma che dico chiuso, rinchiuso dentro un ufficio. Sì, certo, all’asciutto e al caldo in inverno, al fresco in estate, comunque rinchiuso. Quattro anni senza ferie. Eppure erano già 12 anni che lavoravo in quell’azienda. E poi 4 anni di reclusione al punto che il periodo più bello che ricordi sono state due settimane di cassa integrazione forzata durante il lock down nella prima ondata di Covid. Nel mio settore abbiamo sempre continuato a lavorare e così, vai a sapere perché, si faceva a turno con la cassa integrazione. Roba da matti. E dopo 4 anni, a più riprese, ho detto in direzione: guardate che se non mi mandate in ferie, bè, me ne vado!
Ed eccoci qui, in una nuova azienda. Sono ancora perplesso per come siano andate le cose, ci voleva così poco per sistemare! Si sa, non c’è peggior sordo di chi non voglia sentire! E lì, in direzione, dico, erano bravissimi a fare gli indiani. Già, gli indiani. Gli indiani d’America, dico!
E perché ve lo sto raccontando? Solo per gongolare delle mie ritrovate ferie trascorse proprio una settimana fa? No, non per questo, ma anche. Dopo 4 anni, serviva una lettura coinvolgente e dal passo tambureggiante per darmi modo di recuperare vitalità e forza mentale. Uno scrittore, per quanto bravo, non sarebbe bastato, chiunque mi fosse capitato tra le mani. Così mi sono letto un thriller d’azione con ben due autori, entrambi tra i miei preferiti: Fabio Pedrazzi e Bryan Torrigiani.
E come viene scritto un libro da due autori del genere? Bè, ognuno porta il proprio bagaglio culturale, il proprio stile, le proprie idee e, per entrambi, parliamo di qualità notevoli. Ma io non andavo in ferie da 4 anni, santa pace! Poteva bastare tutto ciò? Assolutamente no! I due autori hanno pensato bene di portare in scena anche entrambi i propri personaggi storici, quelli di cui potete leggere, singolarmente, nelle opere precedenti dell’uno e dell’altro. Ecco, ora ci siamo.
Come in un incontro di boxe, nell’angolo sinistro, nata dalla penna di Fabio Pedrazzi, troviamo in tutta la sua prorompente vitalità Alexia Lèvy-Vroelant, dai modi poco raffinati per scopi molto più elevati di quanto si possa pensare. All’angolo destro del ring, con la sua risolutezza intrisa da acuto ingegno e spietato coraggio, c’è Diego Neri, affascinante e combattuto personaggio figlio di Bryan Torrigiani. Fossimo davvero in un incontro di boxe, i due si troverebbero al centro del ring e, insieme, si lancerebbero contro i ricconi in prima fila, quelli che vogliono vedere scorrere il sangue, forti della loro giocata nella sala scommesse più vicina. Certi valori, certi sentimenti e certe situazioni sanno andare ben al di là delle mere aspettative, però.
Magari non avete letto nulla di questi autori e le storie di questi personaggi possono giungervi nuove ma, mentre vi consiglio di dare uno sguardo anche a IM Imagro Mortis del Pedrazzi, incredibile esperimento sociale, e Anime in debito di Torrigiani, super thriller da non dare un attimo di respiro, vi dico anche che la ricostruzione delle dinamiche che circondano i protagonisti e i vari coprotagonisti della vicenda è brillantemente facilitata da pagine chiare e dirette che modellano in poche righe quanto sia necessario sapere per non sentirsi meri osservatori delle storie di gente sconosciuta. E quindi, detto questo, parliamo un po’ del libro, che dite?
Le prime pagine hanno sicuramente la funzione di portarci lontano da qui, sia nel linguaggio sia nelle abitudini. Siamo negli USA, c’è una brutta storia da risolvere perché la madre di Alexia è stata uccisa e Alexia non è certo il tipo che lascia correre, men che meno in questo caso. E c’è l’FBI, la CIA, i Servizi Segreti. E quando queste persone parlano tra loro, bè, non rispettano esattamente i dettami dell’Accademia della Crusca. Il linguaggio è volutamente asciutto e diretto, talvolta violento, e questo imprime un ritmo battente al racconto. Le poche soste che i narratori concedono al lettore, però, sanno tingersi di filosofia, saggezza e sentimenti profondi, quelli dell’animo di ogni essere umano che, seppur impegnato in situazioni al limite della ragionevolezza, non perde contatto con la propria natura di uomo o di donna.
C’è anche un altro elemento forte e inconsueto: la costruzione dei capitoli. Non sono capitoli, sono scene, come se, oltre alle parole, di fronte agli occhi di chi legge scorressero immagini, luoghi, eventi atmosferici. E la grande bravura degli autori è proprio creare un enorme cerchio di scene, all’apparenza slegate l’una dall’altra, magicamente accatastate tutte insieme quando i vari misteri si dipaneranno. Una di quelle cose che fa dire: No! Ma dai!
E insomma, il libro non è breve, eppure vi accorgerete di come la lettura acceleri man mano che si va avanti, sempre più coinvolti negli intrighi che si celano dietro una morte tanto dolorosa quanto sospetta.
Sì, tutto bello, ma perché vi ho raccontato delle mie ferie? Perché gioco a fare il Pedrazzi e il Torrigiani, è ovvio, ma con scarsi risultati, vedo. Comunque, un’immagine, o meglio, una frase ve l’ho lasciata anche io: in direzione erano bravissimi a fare gli indiani. Ecco, è qui che volevo andare a parare! Il titolo del libro non vi ha suggerito nulla? Lakota è il nome di una tribù di indiani, i nativi americani, tuttora uno dei tre gruppi dialettali in cui si divide la grande alleanza Sioux. Non posso dirvi né come né perché, è scattata l’allerta spoiler, ma questo libro è anche un forte grido di allarme per la situazione e il trattamento che queste genti vivono e subiscono quotidianamente.
Sì, tendo al logorroico, ne sono consapevole. Potevo dirvi semplicemente di leggere il libro perché è bello e gli amanti del genere non devono farselo scappare. Sì, avrei potuto. Ma le cose non dette rimangono tali, quindi, se non ve le avessi scritte, non le avreste sapute. Saggezza Lakota. Augh!
A presto e, se vi va, buona lettura!

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