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L’UNIVERSO DEI JALAYAN Intervista alla band

 

A cura di Riccardo Gramazio (Ricky Rage)

 

Atmosfere futuristiche, narrazioni mitologiche, civiltà perdute e suoni spaziali. A dire il vero c’è anche molto altro nella musica dei milanesi Jalayan, space-rock band sorprendente e ambiziosa. Floating Island, il loro ultimo album, proietta l’ascoltatore ovunque e senza possibilità di sosta. Psichedelia e sintetizzatori colorano gli otto brani, ma l’impatto rigorosamente rock è vivissimo. Che dire, i Jalayan fanno centro, mandando in stampa un lavoro estremamente raffinato e, come dire, arcano, affascinante e cosmico.

A voi, sigori, parola alla band. E tutti in trip, poi…

 

Eccoci qui per parlare di questo nuovo lavoro. Prima però presentiamo la band…

 

La formazione è composta da Alessio Malatesta alle tastiere e ai sintetizzatori, da Vincenzo Calvano alla chitarra elettrica e acustica, da Matteo Prina al basso elettrico e da Martino Malacrida alla batteria.

 

Da dove proviene il nome della band? Fingo di non saperlo, mi sono documentato un pochino…

 

L’origine del nome “Jalayan” è da rintracciarsi nel nostro interesse per la mitologia, la storia, l’archeologia e in particolare per la teoria degli antichi astronauti (cioè la teoria che ipotizza un contatto tra civiltà extraterrestri e antiche civiltà umane sostenuta da autori quali Von Daniken, Kolosimo, Sitchin, Hancock, Biglino). Il nome “Jalayan” viene dunque da lontano, e più precisamente dalla Civiltà Vedica, sviluppatasi nella zona compresa tra India e Pakistan tra il II e il I millennio a.C. e così denominata in quanto compose i Veda (antica raccolta in sanscrito di testi sacri precursori dell’Induismo). Nei Veda, così come in altri testi religiosi indiani successivi, vengono ripetutamente descritti i “Vimana” (oggetti volanti utilizzati dagli dei per i loro spostamenti e combattimenti). Il “Jalayan” è un particolare “Vimana”, descritto come un “veicolo progettato per muoversi sia in aria che in acqua” e può essere immaginato come una barca celeste, una nave spaziale.

 

Floating Island è il secondo capitolo della vostra storia musicale. Un album composto da otto tracce strumentali e, a tutti gli effetti, spaziali. Idee progressive, elettronica e psichedelia. In più, aspetto da considerare, immersioni etniche. Come siete riusciti a far coesistere così tanti elementi sonori?

 

In realtà è stato piuttosto semplice, proprio perchè gli elementi che hai citato sono esattamente quelli che ci piacciono e dunque affiorano naturalmente nella nostra musica.

 

Il titolo dell’album suona piuttosto chiaro. Una dedica al nostro fluttuante pianeta Terra?

 

Il titolo scelto sta a significare che il nostro pianeta, così come ogni altro corpo celeste, è una semplice isola che fluttua nel mare infinito dell’universo e dobbiamo dunque amarlo e rispettarlo in quanto è la nostra unica e fragilissima casa.

 

Il disco è stato composto e registrato più o meno nel giro di un anno. Avete iniziato i lavori nel 2019, avete concluso il discorso nel 2020 e siete andati in stampa nel 2022, se non erro. La pandemia ha in qualche modo influenzato la scrittura dei brani?

 

I brani sono stati tutti scritti da Alessio Malatesta. La pandemia ha influenzato dunque non tanto la fase compositiva bensì la fase successiva di arrangiamento con la band: abbiamo avuto meno possibilità di provare insieme e abbiamo dovuto dunque ricorrere maggiormente alla collaborazioni online.

 

Nella vostra musica portate un po’ tutte le vostre ricerche, immergendo ovviamente la narrazione in contesti artisticamente futuristici. In qualche modo è possibile definire la proposta dei Jalayan?

 

Più che riferirsi a un genere musicale in particolare, la nostra è musica psichedelica, ovvero in grado di rivelare all’ascoltatore la propria anima attraverso la sperimentazione di una dilatazione della coscienza, di una alterazione della percezione della realtà, di un senso di comunione profonda con l’intero universo. Sinceramente non amiamo la musica eccessivamente descrittiva o didascalica, per cui non indirizziamo messaggi specifici agli ascoltatori ma preferiamo che ognuno percepisca la musica in base alla propria sensibilità. Più che esprimere concetti, vogliamo suscitare emozioni, pensieri ed immagini.

 

I brani che preferite? Io trovo che siano tutti interessanti e ben legati. In cuffia, con gli occhi chiusi, beh, si viaggia molto. Prendiamo per esempio Edination o Fire Of Lanka. Trip veri e propri. Quanto vi piace proiettare altrove l’ascoltatore?

 

Proiettare l’ascoltatore altrove è esattamente lo scopo che ci prefiggiamo e che perseguiamo con qualsiasi mezzo espressivo. I brani che preferiamo sono Tilmun. il più rappresentativo del sound della band, Nemesis, che contiene dei riffs assolutamente killer, Edination, un viaggio in cui perdersi e Colliding Orbits, una bellissima composizione di sapore jazz-fusion.

 

Anche i titoli sembrano piuttosto enigmatici. La mia curiosità mi ha portato a digitare su Google per comprendere al meglio i riferimenti. Tuttavia vorrei saperne di più dai diretti interessati…

 

I titoli sono tutti presi in prestito dalla mitologia di antiche culture, dai testi sacri dei popoli antichi, dai poemi epici di civiltà perdute. Per esempio Tilmun è “la terra dei missili” degli antichi egizi,  terra da cui i faraoni partivano per il loro viaggio ultraterreno, Edination richiama il processo di creazione dell’ Eden biblico, Fire of Lanka evoca l’incendio nucleare che ha incenerito la città di Mohenjo-Daro, Narayanastra è l’arma sacra del Signore Vishnu descritta nei Veda.

 

Floating Island è una vera raccolta di suoni e di elementi sperimentali. Tastiere e sintetizzatori giocano un ruolo importantissimo e rendono il pacchetto davvero suggestivo e meritevole di attenzione. Ecco, domanda difficile: quando riuscite a capire che un determinato suono sia quello giusto per arricchire il pezzo? Le librerie sono infinite, d’altronde…

 

In realtà facciamo un utilizzo moderato delle librerie di campioni. Piuttosto utilizziamo sintetizzatori hardware e software; in questo campo Alessio Malatesta è un vero esperto. Negli ultimi venticinque anni ne ha posseduto e programmato un numero impressionante. A volte un suono arricchisce semplicemente il brano, a volte il brano è costruito proprio a partire da un determinato suono rendendo le due cose un tutt’uno inscindibile.

 

Elettronica e synth, ma la chiave rock è sempre piuttosto presente. Le chitarre si intrecciano e non poco con le trame. Cosa potete dirmi a riguardo?

 

Assolutamente corretto: infatti la formazione di base è proprio un classico quartetto di rock strumentale. La chitarra riveste sicuramente un ruolo primario, ma condivide il suo primato con una miriade di leads, pads, arps, plucks, bubbles, sweeps, fxs in modo da creare un intreccio indissolubile, un mare di luci e colori in cui naufragare.

 

Quali sono le principali differenze con il precedente Sonic Drive?

 

Rispetto all’album precedente, Floating Islands è caratterizzato da composizioni senza dubbio più mature ed equilibrate; gli arrangiamenti e i suoni sono maggiormente curati (direi in maniera quasi maniacale). Inoltre l’intero album è suonato e registrato in maniera davvero magistrale.

 

Veniamo ai vostri show dal vivo. Cosa significa assistere a un vostro live? Non credo sia così facile portare così tanti contenuti sul palco…

 

Hai perfettamente ragione, non è semplice realizzare la nostra musica dal vivo, soprattutto perchè abbiamo la pretesa di replicare dal vivo ciò che realizziamo nel nostro studio e far vivere al pubblico un’esperienza di ascolto unica e di assoluta qualità. E per farlo le tecnologie musicali utilizzate devono essere all’avanguardia. Lo spettacolo è inoltre corredato di un esclusivo live visual show.

 

Progetti futuri?

 

Per prima cosa, ci aspettiamo un ottimo riscontro per il nostro nuovo album. In questo momento stiamo lavorando per portarlo sui palchi di festival e locali nel prossimo futuro. E poi riprenderemo a fare jam sessions e a buttare giù idee per nuovi brani e nuovi album.

 

Qualcosa che non vi ho chiesto e che vorreste dire?

 

Vorremo semplicemente ringraziare tutti gli amici e i fan che ci hanno accompagnato in questi anni. Noi abbiamo dato il massimo per questo nuovo album… Speriamo sinceramente che possa piacervi quanto piace a noi. Mi raccomando, continuate a sostenere la band!

 

Salutate i lettori di MDN a modo vostro, lasciando magari i vostri link di riferimento…

 

Ciao a tutti! Se siete appassionati di space rock e psichedelia siete nel posto giusto! Se amate band come Gong e Ozric Tentacles siete in buona compagnia! Se cercate un mezzo per trascendere la realtà materiale ed elevarvi a una dimensione spirituale lo avete trovato! Se volete conoscerci meglio potete farlo tramite la nostra pagina

 

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Se volete ascoltare il nuovo album, esso è disponibile in streaming e digital download su tutti i digital stores (Spotify, Itunes, etc…) e sul sito di

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Inoltre è diponibile in CD e vinile sul sito di Sound Effect Records www.soundeffect-records.gred, in vinile sul sito di Adansonia Records www.adansoniarecords.de e infine disponibile in digital download e CD sulla pagina Bandcamp della band jalayan.bandcamp.com

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