NELL’ERA DELLA DENSITÀ
Intervista a Massimiliano Pianta, progetto The Monster Club Alaska
A cura di Riccardo Gramazio_Ricky Rage
L’amico Massimiliano Pianta è un artista profondo, complesso e davvero coinvolgente. Di volta in volta imparo a conoscere meglio la sua visione e la sua proposta musicale, a mio modo di vedere raffinata e piuttosto unica. E se già i lavori precedenti, progetto solista e primo tassello sotto il logo The Monster Club Alaska, avevano fatto breccia e mostrato immense qualità di scrittura e di interpretazione, il recente The Age Density riesce a spingersi ancora oltre. Tutto vero e giusto, perché il disco, che oltre a Max vede la partecipazione del batterista Gaspard Tombo e del bassista Camillo Misseri, sprigiona emozioni forti, spesso dark, senza mai perdere tempra, colore ed efficacia. In sostanza stiamo parlando di una produzione alternative rock di grande valore, concepita in maniera a dir poco libera e allo stesso tempo acuta. Per conoscere tutto ciò che c’è dietro ho di nuovo invitato il frontman della band a casa nostra…
Ehi, Max! Sei uno dei nostri ospiti fissi e a noi la cosa non può che far piacere. Dunque, abbiamo seguito tutto il lavoro degli ultimi anni e, ora, siamo giunti al nuovo capitolo per The Monster Club Alaska. Quali sono le tue nuove impressioni, disco in mano?
Ciao Ricky, è sempre bello ritrovarti! So bene quanta passione ci metti e sono contento di presentarti il mio nuovo album. Sono molto soddisfatto del risultato. Questa volta le batterie sono state registrate dal vivo e non campionate come nel disco precedente. Ho inserito anche nuovi passaggi vocali in scream, che trovo molto interessanti. Come sempre, amo i contrasti tra momenti melodici e passaggi molto duri. Sono ancora all’inizio del mio percorso di crescita artistica: si può sempre migliorare.
The Age Of Density segue l’ottimo Illuminated, porta avanti alcuni concetti, ma offre anche strade differenti. Quali sono i punti in comune tra le due opere e quelli che invece le rendono diverse?
Il punto in comune è sempre la mia voce. Le differenze si possono trovare negli inserti vocali in scream, nell’evoluzione del metodo di scrittura e nella presenza di due nuovi musicisti, Gaspard Tombo e Camillo Misseri, che hanno dato un contributo molto importante alla realizzazione dell’album.
La prima pietra del disco, ricordiamolo, è stata lanciata da The End Of Time. Siete partiti da quella canzone per stabilire i nuovi percorsi o tutto si è sviluppato in maniera naturale?
Quando è ripartito il progetto, il problema era chi avrebbe suonato la chitarra. Abbiamo provato qualche chitarrista, ma senza fortuna. A quel punto ho deciso di imbracciare per la prima volta la chitarra elettrica e ho scritto The End Of Time. Ho scritto un brano alla mia portata, senza complicarmi la vita, e devo dire che non è venuto male. Quindi siamo partiti da lì e abbiamo sviluppato tutto il resto.
Ascoltando le tracce ho avuto la solita percezione, quella di essere davanti a un progetto del tutto libero, intenso e dalle tinte oscure. Quanto continua quella chitarra a essere amica della tua emotività e del tuo istinto?
Sempre libertà totale, non mi interessano i cliché. La chitarra è sempre il tramite tra me e quella porticina che si apre, dove tutto è già stato scritto. Non ho un legame fisico con la chitarra.
Sette inediti e una versione acustica It’s A Part Of You a chiudere il cerchio. Cosa ami di The Age Of Density? Dire tutto sarebbe troppo facile. Dammi da riflettere!
Sette nuovi brani, ma avrebbero potuto essere anche di più. Sono sette brani molto diversi tra loro, ma con un legame intrinseco. Rapportarmi con nuovi musicisti, portare nuovi pezzi scritti per una band e prepararli per il live, dove avrei dovuto suonare io la chitarra elettrica, non è stato facile. Ma ci siamo arrivati. L’album è stato sviluppato in un anno. Avremmo potuto fare molto di più, se le cose avessero preso una piega diversa, ma do merito a tutti per il lavoro svolto. Ho amato questa nuova fase: mi è piaciuto mettermi alla prova e sperimentare nuove soluzioni stilistiche. Sono contento di aver trovato due persone che hanno lavorato con me e mi hanno seguito in tutte le fasi.
Impossibile non tirare in ballo il nostro Patrik Matrone, ancora una volta in cabina di regia. Quali sono state le novità in studio e quali le idee per arrivare alla fine?
Pat è un mito, mi trovo alla grande con lui. Abbiamo sempre lavorato allo stesso modo: tutte le idee sono state recepite e messe in pratica.
Quali sono le tematiche principali del disco?
Le tematiche sono tutte diverse, anche se il filo conduttore sono le emozioni, la complessità dei pensieri e la parte più profonda di me. Quando scrivo, immagino di trovarmi nel luogo in cui avviene il racconto. A volte sono il protagonista, altre volte solo una voce fuori campo.
Senza nemmeno rendercene davvero conto o quasi, siamo in piena era AI. Cosa pensi di tutto questo, pensando anche alla musica?
Devo dire che l’avvento dell’AI, in un primo momento, mi ha spaventato parecchio, soprattutto perché, da graphic designer, pensavo che avrebbe potuto togliermi del lavoro. Così è stato, ma solo in piccola parte. Molti clienti pensano di sostituirci, ma il risultato è palese: si vedono proposte realizzate con l’AI molto discutibili, che non seguono nessuna regola di composizione grafica né i criteri iconografici sviluppati dal dopoguerra. Contenti loro. Sono convinto, e ho riscontri molto forti, che in questa fase possano pensare di produrre immagini e contenuti come capita o come consiglia l’AI, ma alla lunga capiranno che il pattume che stanno generando sarà controproducente.
L’AI è uno strumento molto potente e funzionale, ma solo per chi ha competenze solide ed è davvero capace di chiedere a questo ormai moderno oracolo di sviluppare contenuti, immagini, grafica e video. Quindi, se usata bene, è utile, ma solo in parte.
Dove andremo a finire, secondo te? A me viene da pensare a una bella montagna di merda…
Abbiamo bisogno di qualcosa che ancora non riesco a percepire, ma sono sicuro che arriverà presto. Mi auguro che questo mondo possa risollevarsi, in tutti i sensi e in tutti i settori.
Hai nuove canzoni pronte o sei concentrato solo su The Age Of Density?
Sì, ho tantissime canzoni nel cassetto, ma per ora ho chiuso: mi prendo una pausa dalla band, dai musicisti e dal mondo della musica. Non mi sento molto affine a questo mondo. Credo che il sogno in cui credevo, per varie ragioni, si sia esaurito. Sto cercando una nuova forma per esprimermi con la musica. Di sicuro andrò avanti a scrivere, poi si vedrà.
Attività dal vivo? Ho come l’impressione che portare inediti in giro, in Italia, sia diventato molto complicato per gli indipendenti o per gli emergenti…
Il sistema in sé, inteso come band, live, social, promozione, produzione e altro, non mi fa impazzire. Inoltre l’età avanza e voglio dedicare le mie energie al lavoro vero e alla mia salute mentale. Sì, perché non mi piacciono affatto gli alti e bassi che tutto questo sistema provoca. Voglio stare sereno.
Salutiamoci, indicando ai lettori dove trovare il nuovo disco.
Ti saluto, caro Ricky. Grazie per l’interesse che mi dimostri a ogni lavoro che produco. Auguro a te, a chi suona e a chi non suona che questo mondo possa risollevarsi, in tutti i sensi e in tutti i settori. Abbiamo bisogno di qualcosa che ancora non riesco a percepire, ma sono sicuro che arriverà presto. Al prossimo album. Stay rock!
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