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Recensione Dischi. Zoo Lunare – Ricky Rage

Recensione di Ben Croce
È uscito Zoo Lunare il nuovo disco di Ricky Rage. Il disco che è il quinto nella discografia dell’artista è un disco che è immediatamente godibile al primo ascolto, anche se non tutti i pezzi sono di facile memorizzazione. L’impressione è che le canzoni siano quasi tutte proponibili come singoli e questo sicuramente è una nota di merito. Al primo ascolto colpiscono immediatamente due cose. Il disco è suonato e cantato in una maniera davvero eccellente. La produzione e gli arrangiamenti, che si avvalgono della preziosa collaborazione di Patrik Matrone, così come i suoni di tutti gli strumenti sono di altissimo livello. La seconda cosa che salta all’orecchio è il volume della voce che è allo stesso livello degli strumenti. Questo è molto simile alle produzioni estere e si discosta un poco dalla musica italiana che tende a mettere la voce sempre in risalto rispetto al resto. In questo disco la voce è uno degli strumenti ed è una scelta stilistica che non dispiace. Le canzoni sono molto più strutturate e variegate rispetto alle precedenti di Rage dove ha quasi sempre privilegiato un suono più crudo e canzoni anche più immediate. D’altronde è un artista che viene dal punk e non ne ha mai fatto mistero. Non so se si può definire tale, ma questo sembrerebbe il disco più progressive delle sue produzioni. Le tematiche sono sempre quelle a lui care: le paranoie, il disagio, la lotta contro i demoni che ognuno porta dentro di se, insomma ci sono tutte le varianti della depressione anche se il disco non è affatto depresso. Tutta’altro il sound è fresco e grintoso e ci sono anche nei testi momenti di gioia di speranza, cosi come momenti di buio e di sconforto. Il disco è molto autobiografico d’ altronde tutte le canzoni sono scritte da Rage.
Le canzoni.
Si apre con il botto con Ansiolitici ”pezzone” potente che fa capire subito all’ascoltatore dove si andrà a parare. Canzone che entra subito in testa nonostante un curioso e azzeccato passaggio jazz nella parte centrale. Testo emblematico che parla di adolescenza e suicidio e di come forse se ne esce con l’aiuto della musica.
Secondo pezzo altro ”pezzone” potente, Sembra quasi luce, testo in cui si parla di un amica e qui ognuno potrebbe leggerci ciò che vuole, non necessariamente un amica di carne e ossa. Canzone di speranza in cui è presente uno dei tanti assoli di chitarra eccellenti di questo album.
Dipendenza è la prima medio ballata del disco. Eccellente, notturna, funzionale al testo e al messaggio di lotta e convivenza con le proprie dipendenze. Canzone godibilissima da ascoltare e riascoltare, forse la meno progressive dell’album per questo una delle più dirette.
Lilith altra ballata ancora più morbida in cui si parla ancora di dipendenza. Rage la canta in modo struggente. Voce e strumenti quasi si fondono in una danza. Testo di non facile comprensione fatto di immagini. Sembra una canzone veramente adatta a un video. Non saprei se questa Lilith sia una persona in vita o comunque che non è più vicina.
I corvi dormono. Si prosegue in questo viaggio notturno. Questa canzone si riapre alla speranza nonostante il titolo o forse il titolo sta a significare che per una volta le brutte cose (i corvi) sono a riposo. Canzone che se fosse di un Lp chiuderebbe un ipotetico lato A.
Qualsiasi tua città. Canzone autobiografica dove Rage parla in prima persona di se stesso confessandosi a una lei mentre viaggia di città in città. Ho forse lei è la città chissà.
Benzina. Canzone energica con un riff molto hard e un ritornello che è un inno a darsi una mossa e uscire dal torpore. Canzone con molte variazioni con vari atti come fosse una rappresentazione teatrale. Non facile al primo ascolto ma estremamente interessante con una parte centrale musicale estremamente ispirata.
Tramonto Autunnale. Un altro momento di riflessione notturna. Bella canzone che si fa ascoltare e che si perde in pensieri che appartengono a ognuno di noi. Un inno alla solitudine pensando anche a quanto possono esser malinconici ma anche belli i momenti in cui si resta soli con se stessi.
Falene. Uno dei pezzi che mi è piaciuto di più, anche perchè mi piace il rock. Potente, con un inizio tosto, con un testo tosto, con una chitarra tostissima e una batteria incalzante. Ritornello curioso e inusuale per una canzone di questo tipo, ma che si fa ascoltare. Qui c’è tutto il Ricky Rage a caz.. duro quello che se ne fotte di tutto. Finale epico di chittarrazza monstre di un Matrone veramente elettrizzante.
Quadri notturni. Degno finale del tutto. Pezzo che racchiude un poco tutto l’album. Il viaggio, la notte, le macchine, le città, la lei, la gola secca e le dipendenze, la compagnia del bicchiere e ancora il viaggio, Ricky e le sue paranoie e le sue speranze. Musica bellissima. Il messaggio è doversi accettare per quelli che si è, ma con la speranza che ci salveremo tutti. Ci salveremo tutti semplicemente perchè siamo i giusti. Ci salveremo perchè da che mondo è mondo un lui e una lei si trovano e vanno avanti nonostante tutto. Nonostante tutti. E nella condivisione, nel fatto di sostenersi a vicenda affrontano il mondo, vincendo. Chitarra meravigliosa a legare il tutto.
https://www.youtube.com/watch?v=8VOJLnpDQXY&list=OLAK5uy_kW8_cnWvvL9JkhSeeDwpPjPNUoMsUjq_I

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