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UN ALTRO BALLO – Intervista al cantautore Luke Paris

 

UN ALTRO BALLO

Intervista al cantautore Luke Paris

A cura di Riccardo Gramazio_Ricky Rage

L’esordio discografico di Luke Paris ci è piaciuto parecchio. Suona genuino, positivo, sincero e presenta tutti gli aspetti del buon cantautorato rock, ora di stampo americano e ora più vicino alla Gran Bretagna. Non a caso il nostro artista cita tra le sue influenze principali Elvis, Springsteen, Chuck Berry, Rolling Stones e Oasis, giusto per fare nomi. Another Dance, per vari motivi, è arrivato alle nostre orecchie dopo una sorta di lunga letargia; un progetto portato dentro e che adesso, quasi improvvisamente, ha preso finalmente forma. Da Parigi, città nella quale Luke ha trovato casa, e intendo dire casa in senso ampio, ci racconta tutto. Un fiume in piena, carico di entusiasmo. E sì, il disco è bello…

Ciao e benvenuto. Prima di parlare del disco, presentati ai nostri lettori?

Ciao e grazie per l’invito. Per parlare di me amo sempre condividere che nel mio universo musicale cinque artisti hanno influenzato il come devono suonare le mie canzoni e il tipo di messaggi che voglio che contengano. Questi artisti sono Elvis, i Beatles, i Rolling Stones, Bruce Springsteen e gli Oasis. Soprattutto questi ultimi, comprese le realizazioni soliste di Liam Gallagher e di suo fratello Noel con il suo gruppo High Flying Birds, occupano un grande spazio nel mio universo sonoro.

I messaggi che questi grandi artisti mi hanno sempre ispirato, e che con grande modestia cerco di perpetrare, sono messaggi positivi, di saper sognare restando ben legati al mondo che ci circonda, storie d’amore semplici o difficili che siano, la vogia di far ballare o meditare.

Another Dance è uscito da pochissimo. Cosa c’è dentro questo lavoro? E non intendo solo a livello prettamente artistico…

Volevo omaggiare i miei idoli musicali, cantando temi che mi sono cari e che mi sono stati trasmessi dalle loro opere: sempre battersi per un sogno realizzabile, tenere la positività al centro della nostra vita il meglio che si possa, parlare d’amore, ache quando la storia fa soffrire, perché senza amore la vita non ha senso. Volevo anche alternare pezzi rock che fanno rumore con ballate dai suoni più dolci e tranquilli, un po’ come gli alti e bassi della vita. Il tutto mettendo in mezzo a questo viaggio di 44 minuti (gli undici pezzi del CD) una corta canzone strumentale. Un po’ come un intermezzo. Questo disco è molto personale. Ogni canzone è una storia vissuta ma che spero sia simile a quelle vissute da tanti altri. Il secondo CD in lavorazione WTF Human Nature (What The Fuck Human Nature) lo scrivo molto, raccontando storie come osservatore del mondo. In questo primo CD Another Dance era fondamentale per me dare agli ascoltatori un pezzo di me, alle volte gioioso, alle volte malinconico, ma sempre con l’energia di trovare il meglio nel mondo e andare avanti, un po’ come sono nella vita.

L’album in effetti è energico, positivo, rock. Ascoltando le varie tracce si respira proprio la voglia di non mollare, nonostante tutto. E se pensiamo che il progetto ha preso vita in piena emergenza Covid, tutto prende una piega ancor più forte. Ne parliamo?

Incredibile ma vero, non ho smesso di fare andate e ritorno tra Parigi (dove vivo da anni) e Milano per andare nelle studio dove “partorivo” uno dei pezzi del CD (R U Still Dreamin’?). E questo pure nel periodo nero del Covid a Milano e città vicine (come Bergamo, Varese, …). Il periodo COVID è stato doloroso perchè la mia urgenza di avanzare rapidamente dopo tanti anni di vuoto si schiantava contro il blocco quasi totale di tutte le attività. Inizio 2021 riesco a mettere in circolazione R U Still Dreamin’?, con il piano di vedere se una label possa apprezzarla e propormi di registrare altre canzoni. Così, tramite la piattaforma Groover, la label (R)esisto di Ferrara mi ha proposto di registare da loro. Gennaio 2022, ancora con uno strascico di COVID, sono andato a Ferrara con dieci pezzi arrangiati al 90%. Il 10% restante l’ha finalizzato Michele Guberti e l’undicesimo pezzo, Yes I do l’ha creato al volo Luca Pedroni a Ferrara sulla base di un’idea che avevo. Poi Luca ha fatto la magia. Tutto sommato, non mi sono annoiato, anzi è stato un momento speciale, quello dei due anni COVID, nonostante l’immensa tristezza di vedere la gente soffrire a causa di questo terribile virus.

Partiamo dai singoli che hanno anticipato l’uscita. Falling Like A Lover e Christmas Gift sono brani differenti, ma entrambi estremamente validi. Potente e diretta la prima, più vicina alla power ballad la seconda. Perché hai scelto queste due composizioni?

Quando ho pensato al lancio del CD con il mio produttore e promotore Max Lambertini, mi sono detto che dovevamo avere tre singles di lancio che avrebbero dovuto mostrare il carattere rock, ma anche il lato più dolce. Falling Like A Lover ha questa energia rock che volevo trasmettere e Christmas Gift porta bene questo ambiente di buoni sentimenti e positività, associando al concetto di regalo di natale l’amore quotidiano che riceviamo da quelli che ci amano e a cui diamo il nostro amore. Ho detto tre singles, e ne sono usciti due prima del lancio. Il terzo avrebbe dovuto essere Another Dance, single che da nome al disco. Un imprevisto ci ha ostacolati e non volevamo ritardare l’uscita del CD. Il single Another Dance sarebbe venuto a rinforzare il messaggio musicale rock. Arriverà come single post lancio del CD.

La tua proposta è in ogni caso perfettamente a metà strada tra la grande musica americana e quella britannica. La somma è una combinazione ben riuscita di sonorità internazionali, figlie tra l’altro dei grandi nomi della musica. Ecco, parlami delle tue influenze…

Come dicevo, la colonna sonora principale della mia vita si è costruita nella sequenza con Elvis, Beatles, Rolling Stones, Bruce Springsteen, Oasis. Nel periodo Elvis/Beatles/Rolling Stones, altri grandi della Suol e Rhytm&Blues erano con me costantemente: Otis Redding, Chuck Berry, Jerry Lee Lewis. Con Springsteen ho scoperto il rock roots portato anche da John Mellencamp. Poi sono arrivati gli Oasis nel 1994, un suono potente in alcuni pezzi e dolce in altri, sempre con testi positivi. In quegli anni, anche Ligabue e i Negrita in Italia hanno contribuito a costruire il sound che poi sarebbe diventato il mio.

L’amore gioca un ruolo chiave. Uno dei pezzi che preferisco è Thinking Of You, una ballata british style che mi riporta ai mitici inizi ‘90. Complimenti a parte, hai voglia di parlare di questa canzone? Sì, lo trovo davvero ottimo…

Grazie per i complimenti. Volevo raccontare di un amore forte che si costruisce quando due persone sono forzate a stare a distanza e sognano di potersi ritrovare. Sognando un futuro riscaldato da belle giornate di sole dove finalmente potranno vivere assieme felici. Il “I’m thinking of you…” ripetuto con insistenza è lì, come un grido a distanza all’altro per fargli sapere che, anche se si vive separati, è sempre presente in ogni cosa che faccio (“…in everything that I do”).

Come hai gestito la scaletta di questo disco? Another Dance sembra davvero essere nato per un ascolto dall’inizio alla fine, considerati appunto i momenti vigorosi e quelli più morbidi.

Another Dance è il single che incarna l’essenza dei messaggi del CD e dell’energia del sound che volevo. Senza dubbio il mio preferito perché appena partono le chitarre, quelli che amano il rock penso abbiano voglia di alzare il volume e mettersi in movimento. Non potevo non iniziare la scaletta che con Another Dance. La struttura della scaletta l’ho pensata come il ritmo della vita: quando si inizia qualcosa lo si fa con energia. Poi dopo tanta energia profusa, si ha voglia di recuperare, riposarsi, lasciarsi cullare da melodie più dolci. E poi di nuovo, dopo un intermezzo di silenzio e meditazione, si riparte di nuovo, piano piano, e poi in un crescendo che arriva a una fine serena, completa perchè si è raggiunta la meta tanto cercata… prima di ripartire verso un altro obiettivo.

Intermezzo. Niente parole. Ascoltiamo Yes I Do… e qui si viaggia per un minutino abbondante.

Ho spiegato al mio team come volevo organizzare la scaletta (ndr, vedi prima) e mi mancava quell’intermezzo di pausa silenziosa e di meditazione prima di ripartire. Allora mi sono girato verso il mio chitarrista (e co-arrangiatore) Luca Pedroni e gli ho detto: «Ti ricordi del CD Buon Compleanno Elvis di Ligabue. C’era quel momento di intermezzo …come si intitolava? Ah, sì, Rane a Rubiera Blues! Vorrei fare qualcosa di simile.» Poi la sera prima che Luca registrasse Yes I do, gli ho detto: «Visto che il pezzo che segue in scaletta, Live In Freedom, ha un aria western e richiama nel titolo e nel testo quest’aria di libertà, liberi come il vento, sarebbe bello di avere in Yes I do quest’aria un po’ western». Poi ho aggiunto: «Per legare le due parti del CD sarebbe bello anche riprendere dei riff dei pezzi del CD. La sera stessa Luca a cominciato a pensare a qualcosa. In Yes I Do si riconosce nella sua prima parte uno dei riff di R U Still Dreamin’? al rallentatore. Luca ha fatto il resto della magia. Il lato western di Yes I do è venuto da Michele Guberti, co-arrangiatore, che ha subito pensato al vento.

Parlami della produzione, a questo punto. Con chi hai lavorato in studio e come sono andate in generale le cose?

Questo disco è ugualmente l’opera di 3 grandi artisti, musicisti e arrangiatori di grandissima qualità. Il primo è Luca Pedroni, immenso chitarrista col quale condivido l’amore per le sonorità che abbiamo trascritto nel CD. Amico da quando eravamo ragazzini, Luca ha fatto la quasi totalità degli arragiamenti partendo dalle mie versioni chitarra e voce. Un lavoro fenomenale dove Luca ha anche fatto tutte le parti di basso e ha cominciato a dare le idee delle batterie e dei suoni aggiuntivi.

Il secondo artefice del CD è Michele Guberti. Michele è uno di quegli artisti cristallini che non solo sanno suonare diversi strumenti, ma hanno quell’intuizione legata al genere musicale dell’artista con cui lavorano che gli permette di essere sempre pertinenti in ogni proposta di arrangiamento. Michele ha fatto tutte le parti di tastiere, suoni aggiuntivi e ha pensato alla quasi totalità delle secondi voci sulle quali mi ha guidato in studio. Il terzo artefice è il grandissimo batterista Michele Gilioli. Cosa dire di Michele, senza che ci conoscessimo eravamo destinati a trovarci perché il suo stile energico, preciso ed originale era quello che sognavo di trovare. Ed è arrivato con Michele, come per magia. Sono andato in studio a Ferrara al Natural Headquarter Studio con tutte le tracce arrangiate da Luca e c’è stata una simbiosi immediata. Michele ha capito subito il suono che volevo e ha saputo dare la dinamica giusta ai pezzi con rilanci, pause, momenti intensi come avevo in mente. Quando si è trattato di fare le batterie, Michele Guberti ha detto: «Ho il batterista che ci vuole: Michele Gilioli.» Michele Gilioli è come me un fan della prima ora degli Oasis, e ha quel tiro. Insomma, eravamo destinati a lavorare assieme e il destino ci ha fatti incontrare.

Varesino di nascita, ma come nome d’arte racconta, parigino d’adozione. Il rock nel sangue, eppure una pausa prima del ritorno. Nel frattempo altre attività. Lo so, ogni vita meriterebbe un volume di chissà quante pagine. Prova però a spiegarmi un po’ il tutto, a sintetizzare…

Due considerazioni quando ero ragazzo mi hanno fatto dire: «Non posso lanciarmi in una carriera di cantautore rock.» 1: La mia famiglia non aveva soldi per sostenermi e faceva già sacrifici per pagarmi gli studi della Laurea in Informatica à Milano. Io ci mettevo del mio guadagnado quattro soldi come maestro di tennis. Come dire ai miei: «Sapete cosa, affanculo la Laurea in Informatica perchè sogno di diventare il Liam Gallagher Italiano o come i Negrita?» Impossibilie! 2: Sapevo di avere il talento di scrivere canzoni e mettere intorno a me il buon team, però io non avevo mai studiato musica e quindo mi sentivo meno legittimo a lanciarmi in una carriera musicale.

In quel momento di vita non ho creduto abbastanza che fosse possibile.

La mia vita è andata verso mondo dell’informatica fino a farmi diventare Amministratore Delegato di aziende Software. In mezzo, moglie, quattro figli e una vita senza tregua. Alcuni dei miei musicisti dell’epoca, come Luca Pedroni, nel frattempo avevano fatto la loro bella strada nella musica. Nel 2017, dopo otto anni di vuoto assoluto dalla dissoluzione degli Oasis, Liam Gallagher è ritornato alla grande con il CD As You Were. Un quasi mircolo, quando tutti pensavano che non l’avremmo mai più rivisto su un palco. Liam è stato di grande ispirazione per due motivi. Il primo è legato a quello che vivevo, simile al ritiro di Liam: tanti anni lontano dalla musica anche se avevo sempre continuato a scrivere, con l’idea di cantare storie di vita Secondo, il titolo As you were, Come eri in italiano, mi ha risvegliatio come da una lunga letargia, ricordandomi come ero anni prima. Liam è ritornato senza denaturare chi era. Io, a differenza della sua storia, non sono mai stato conosciuto e ho per anni soppresso la mia vera natura di rocker. Il fatto di rivedere Liam Gallagher ritornare al successo, restando sè stesso, mi ha spinto a ritornare me stesso per realizzare quello che era ancora realizzabile: un CD rock energico e positivo, come quelli che amo.

Già che ci siamo, come vanno le cose a Parigi?

Nonostante la mia nazionalità francese acquisita da anni, la capacità di esprimermi in francese uguale a quella in italiano (e in inglese, la mia terza lingua, che parlo e scrivo correntemente), l’accento italiano, quello non se ne andrà mai. E, ahimé, la Francia è realmente il Paese meno amico degli italiani in Europa. Le difficoltà e contraddizioni del nostro Paese certamente non facilitano una considerazione migliore, ma italiani e francesi non vanno bene assieme da sempre. Io ho conosciuto una ragazza francese, lavorado a Parigi come espatriato per due anni. Mi ha amato con una tale intensità che per stare con lei sarei andato ovunque. Ed è quello che ho fatto. Ho lasciato il mio amato lago di Varese, amici, famiglia, e da anni vivo qui. Casa è dove hai la famiglia che ti ama. Quella che ho creato io è qui a Parigi, il resto è tra Gavirate in provincia di Varese, dove sono cresciuto e dove stanno ancora i miei genitori, e Cagliari dove vive mio fratello

Attività live. Come siamo messi?

In questo momento stiamo messi come tutti quelli che iniziano nella musica e non sono conosciuti. Cerco piccole sale dove cominciare a far girare live i miei pezzi. Proprio stasera ho concluso l’accordo con il luogo più in voga di Parigi per il Rock Live, il NO.PI (North of Pigalle) per cominciare a fare delle mezz’ore di concerti per far conoscere il CD. Altre date arriveranno e saranno pubblicate sul mio sito (menu Tour) e sugli altri social.

Progetti futuri?

Portare sui palchi Anotehr Dance, registrare il videoclip del singolo e finire di scrivere il secondo album WTF Human Nature (What The Fuck Human Nature)

Saluta i nostri lettori, allegando tutti i link di riferimento…

Cari ascoltatori di Meglio di Niente Network, un caro saluto da Parigi. Vi aspetto presto per incontravi in uno dei miei prossimi concerti. Aspettando quel momento, mi potete seguire qui:

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