
Articolo di Emilio Aurilia
Tre soli album tra il 1968 e il 1972 per questa particolare formazione proveniente dalla Grecia (ma formatasi musicalmente a Parigi), come l’enfatica denominazione indica.
Vangelis Papathanassiou (tastiere, flauto, basso, vibrafono e altro) e Demis Roussos (voce, basso e chitarra) sono stati i fondatori cui poi si è aggiunto il batterista Lukas Sideras (l’unico tuttora vivente), tutt’altro che un semplice gregario avendo anch’egli contribuito al sound della band.
Il loro è un progressive rock votato più alla melodia come hanno sapientemente dimostrato i romantici singoli di successo (“Rain And Tears”, “I Want To Live”, “It’s Five O’ Clock”, “Spring, Summer, Winter And Fall”) pubblicati nei primi anni settanta i cui elementi erano sempre i medesimi: l’intrigante falsetto di Roussos a ricamare melodia e testo sull’avvolgente pastoso lavoro delle tastiere di Papathanassiou, autore di quasi tutti i brani, sapientemente elaborando talora schemi mutuati dalla musica classica.
Prima dello scioglimento pubblicano addirittura un doppio: “666” un ambizioso concept pomposamente impostato sull’Apocalisse di S. Giovanni.
All’indomani il bassista inizierà con il singolo “We Shall Dance” un’attività solista in pieno stile Aphrodite’s, che gli conferirà un gran successo conducendolo sempre più verso un pop melodico d’intrattenimento, anche da noi in Italia.
Il tastierista, semplificata la propria denominazione in Vangelis, alternerà una serie di dischi, alcuni molto interessanti fra tutti “Charriot Of Fire”, l’indimenticabile colonna sonora di “Momenti di Gloria”, al sodalizio “Jon And Vangelis” col vocalist degli Yes Jon Anderson.
