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SHAWN PHILLIPS

 

 

Articolo di Emilio Aurilia

 

Di questo musicista texano che ha attraversato la pop music degli anni sessanta/settanta non se ne è mai parlato molto non avendo mai un suo brano scalato le classifiche e né se ne conosca uno in particolare capace di caratterizzarlo nel ricordo.

Nato il 3 febbraio 1943 (esattamente un anno e un giorno dopo di Graham Nash), Phillips si è formato nei folk club durante i primi anni sessanta assaporando quell’atmosfera suggestiva che contribuirà molto alla sua formazione. Viaggiando in India, come d’uso fra i musicisti del tempo per scoprire gli umori di quella terra che tanto li ha impressionati, ha provato molta passione per i suoni del luogo imparando a suonare il sitar come già avvenuto per George Harrison durante il soggiorno indiano insieme ai suoi Beatles.

Trasferitosi a Londra ha inciso  due album “I’m a loner” (1964)  e “Shawn” (1965) che, benché registrati presso la prestigiosa Columbia, non riscuotono successo.

Inizia allora una intensa collaborazione col cantautore scozzese Donovan per gli album “Fairytale” (1965), “Sunshine Superman”(1967) e i brani “Mellow Yellow” e “Season of the witch” per cui pare abbia contribuito alla composizione benché ciò, forse per ragioni burocratiche, non sia citato.

In séguito lascia Londra per trasferirsi in Italia a Positano da dove partiranno i prodromi per i suoi album più noti e validi “Contribution” e “Second Contribution” entrambi del 1970 e “Celebration” del 1971.

La mitica trasmissione radiofonica nostrana “Per Voi Giovani” di quegli anni ed in particolare per merito di Raffaele Cascone, ha provveduto a far conoscere anche da noi questo talentuoso cantante folk che con gli anni introdurrà nella sua musica elementi di jazz, avanguardia e addirittura funky con lunghi brani (“I don’t want to leave you, I just came to say good-bye” per es.), che lo distanzieranno un po’ dalla stereotipata figura del menestrello chitarra e voce cui facevamo cenno, a metà fra il suo antico amico Donovan e il drammatico recitativo di Leonard Cohen, restando comunque un personaggio da conoscere ed apprezzare.

 

 

 

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