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THE BEATLES (I)

 

Di Emilio Aurilia

 

Lo so; per una rubrica con questo nome avrebbero dovuto essere i primi nominati, ma sarebbe stato banale, per cui ecco, signore e signori, i baronetti!
Nascono nel 1960 appena adolescenti come Quarrymen suonando lo skiffle sotto la guida di John Lennon. Reclutato Paul McCartney, questi segnala al nuovo amico un suo compagno di scuola George Harrison, il più giovane dei tre non ancora diciassettenne. Accanto ai tre chitarristi la base ritmica della band comprende il pittore amico di Lennon, Stuart Sutcliffe al basso e Pete Best alla batteria.
Si esibiranno ad Amburgo dove l’artista Astrid Kirksherr, compagna di Sutcliffe, suggerirà il loro nuovo look a cominciare dalle acconciature mop. Durante l’esperienza tedesca fanno da spalla al cantante Tony Sheridan chiamandosi The Silver Beatles.
Tornati da Amburgo senza Sutcliffe, sarà McCartney a passare dalla chitarra al basso. Brian Epstein, negoziante di dischi, si trova in mano il singolo My Bonnie (realizzato con Sheridan) che lo impressiona e pretende pertanto di conoscere questi ragazzi interessanti, fissando una audizione ad Abbey Road con il compositore arrangiatore George Martin il 6 giugno 1962, dopo aver sostituito Best con Richard Starkey, conosciuto come Ringo Starr, batterista di Rory Storme & The Hurricanes, defezione quella di Starr da molti colleghi musicisti del tempo ritenuta una follia, data l’importanza rivestita dal gruppo del batterista al tempo. Da lì parte tutto.
Si presentano senza timidezza, tanto che Martin per farli sentire subito a proprio agio raccomanda di dire apertamente se ci sia qualcosa a loro non gradita o che li metta in difficoltà. George Harrison, pronto: “First of all, I don’t like your tie (Per prima cosa non mi piace la tua cravatta)!”
“Love me do” sarà il loro primo singolo che crea immediatamente qualche problema di natura tecnica poiché il pezzo dai forti accenti blues, presentando una decisa impostazione per l’harmonica suonata da Lennon, porta a mutare il ruolo di cantante solista che passa a McCartney, non potendo John cantare e suonare quello strumento contemporaneamente. Se con quel brano regna ancora qualche incertezza, è con “Please Please Me” e “She Loves You” che esplode quella che verrà definita Beatlemania: non solo musica, ma anche scelte di vestiario tipo giacche senza collo, stivaletti alla caviglia e camicie dal colletto piccolo e arrotondato, cominciano a dettare legge proponendosi ancora come un fenomeno insuperato! Due film in pochi anni (“A hard day’s night” ed “Help!”) in cui avranno la possibilità di proporre il loro materiale firmato dalla coppia Lennon-McCartney (col tempo si scoprirà quanto il binomio fosse più un fatto di natura contrattuale che non il risultato di autentica collaborazione fifty fifty) che condurrà la band a rinunciare progressivamente alla proposizione di cover nei loro album.
Si scoprono così, album dopo album, le prime canzoni con cui sono celebràti. Oltre a quelle che hanno fornito titolo ai due film: “I saw her standing there”, “All my loving”, “Twist and shout”, “If I fell”, “And I love her”, “I want to hold your hand”, “Eight days a week”, “Ticket to ride”, “Michelle”, “Girl”, “Yellow Submarine”, “Eleanor Rigby” e su tutte “Yesterday”, messa quasi come riempitivo nell’album Help, per diventare forse il loro brano più rappresentativo e che è stato consegnato all’immortalità.

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