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VERMI, CONFETTI E LITANIE Intervista all’autore Andrea Moretti

A cura di Riccardo Gramazio_Ricky Rage

Mentre giravo annoiato e accaldato per il web, mi è apparsa improvvisamente la feroce copertina dell’ultimo libro di Andrea Moretti. Attenzione rapita all’istante dallo scheletro cameriere in primo piano, schermo dello smartphone premuto sul link principale e via, ingresso diretto nell’opera. Vermi, confetti e litanie si è presentato proprio così, in maniera diretta, fottutamente pulp e cattivissima. A questo punto dovrei solo ringraziare gli algoritmi, considerando i miei gusti, la mia penna da romanziere, e per avermi dato la possibilità di conoscere Andrea, uno scrittore sopra le righe, ma al contempo con le idee chiare e con una visione piuttosto lucida del sistema, quasi a dispetto del contenuto estremo dei suoi racconti. Oh, e non è mica poco! Tra i suoi idoli letterari, beh, tanti nomi a me cari, gli autori giapponesi e il grande Oscar Wilde. Nelle sue pagine mondi splatter, pornografici e nauseabondi… Alt! Mi fermo qui, perchè è giusto che sia lui a spiegarci l’universo creato con ripugnante maestria, il come, il quando e il perché. Ammesso che esista poi un perché…

Bene, grazie per aver accettato il mio invito. Che dire, Andrea, la curiosità è stata ripagata e, adesso, è giunto il momento di raccontare un po’ quello che c’è dietro la tua ultima opera, questa tremenda e assurda antologia intitolata Vermi, confetti e litanie. Come è nato il progetto e come hai deciso di svilupparlo nel corso del tempo?

Grazie a te, Ricky, per avermi invitato. Sebbene la mia opera ti abbia stupito, devo confessare che il tutto è nato un po’ come una specie di scherzo: in un’atmosfera di totale goliardia. Era estate, parlando con i miei amici, quasi per gioco, decisi di scrivere una serie di racconti malsani, in cui allo splatter si mescolasse il pornografico: la sola regola è che fossero quanto più disgustosi e truculenti possibile. Volevo scrivere qualcosa di perverso e provocatorio e pubblicarlo sul web come puro divertissement letterario. Dopo aver scritto i primi racconti dal tono più leggero e scanzonato il progetto prese ad assumere delle sfumature più serie. La critica sociale, nei primi episodi velatissima, divenne sempre più esasperata nei racconti successivi, fino a sfiorare riflessioni di carattere storico e cosmogonico. Ne venne fuori un ibrido: un’opera di natura underground, ma che cerca, se ci riesca o meno lo deciderà il lettore, di elevarsi a qualcosa di più profondo.

Vermi e confetti creano un contrasto devastante, aggiungiamoci anche preghiere liturgiche rivolte a chissà quale entità e il gioco è fatto. In sostanza, fin dal titolo riesci a catturare l’attenzione. Cosa mi dici?

Inizialmente, il titolo era preso in prestito dal secondo racconto dell’antologia: Il diavolo dell’armadio. Ho sempre concepito le raccolte di racconti come album musicali. Da musicista, capirai il ragionamento: in una tracklist prendi quella che credi essere la traccia più rappresentativa ed ecco che hai trovato il titolo. Così feci con Purple cat, mio primo libro. In quest’ultimo caso, soprattutto su consiglio del mio editore, ho voluto cercare un titolo che fosse indipendente dai racconti ma che, allo stesso tempo, fosse capace di ricalcane l’essenza. Vermi, confetti e litanie perché queste tre immagini evocano in modo icastico gli elementi più caratteristici del libro. Vermi perché è disgustoso, confetti perché vorrebbe aspirare a una sorta di purezza introspettiva e litanie perché c’è un sottofondo di spiritualità. Il sottotitolo Apologia della degradazione fa invece riferimento alle velleità più filosofiche e intellettuali dell’opera. Da solo non avrebbe funzionato, perché sarebbe stato più adatto a un saggio filosofico; ma accanto al titolo principale funziona perfettamente.

Sei racconti devastanti, disgustosi, che superano di gran lunga i limiti del blasfemo, se vogliamo, e che mettono a dura prova stomaco e immaginazione del lettore. Le immagini che hai saputo creare sono straripanti di schifezze varie e di eccessi. Da collega devo per forza complimentarmi con te: un mondo difficilissimo da concepire e, soprattutto, da narrare. Quanto ti sei impegnato per raggiungere territori letterari tanto estremi?

Grazie per i complimenti; non esageriamo, però, perché non vorrei alimentare aspettative troppo alte da parte dei lettori, anche se ovviamente fanno molto piacere. XD… Allora, diciamo che l’impegno è stato più che altro nella ricerca esasperata di immagini sconvolgenti, che toccassero la pancia del lettore. L’ho fatto con descrizioni che tentano di coinvolgere tutti e cinque i sensi: soprattutto il gusto, l’olfatto e la vista, quelli che, nelle scene splatter, incidono di più.

Dopo le prime sequenze strampalate, le altre sono venute fuori con estrema facilità… Come si dice? L’appetito vien mangiando, no? All’interno della narrazione, ho inserito intermezzi grotteschi, infarciti di humor nero; questo perché avevo la volontà di far divertire leggendo, oltre che di fornire qualche spunto di riflessione. L’elemento di pornografia hardcore non è tanto per eccitare, nessuna persona che abbia una libido sana si ecciterebbe con certa roba, quanto per inorridire e destabilizzare con elementi scatologici e blasfemi. Durante la stesura mi sono chiesto, probabilmente, se volessi scrivere un libro puramente splatter o aspirare a qualcosa di più. Ho caricato questo linguaggio di simboli storici ed esistenzialisti, accentuando l’elemento introspettivo e di critica sociale.

Privatamente ho provato appunto a definire il tuo libro porno-splatter. Cosa ne pensi? Anche perché non ricordo di aver mai letto contenuti simili, o meglio, così dannatamente spinti…

La definizione trovo funzioni benissimo. Mi piacerebbe poterti rispondere che non ne esistano di simili, ma qualche autore credo possa esserci. Certo, magari, formula e accostamenti sono diversi, perché io cerco di esasperare il lato grottesco e di satira sociale, con molti elementi di pornografia hardcore, blasfemia e pensieri filosofici e esistenzialisti. Mi vengono in mente Isabella Santacroce con il suo VM 18, Ellis con American Psycho, Palanhiuk con Soffocare e Cavie, per arrivare al buon vecchio marchese de Sade, che ha fatto scuola rispetto al genere. Anche dalla tradizione giapponese e da quella decadentista occidentale arriva qualcosa che associa la figura della donna a tratti sadici e dannati: pensiamo a Tanizaki, alla Giuditta di Klimt, alla Salomè di Wilde, che fra l’altro ha ispirato uno dei miei racconti. A ogni modo, ho provato a lasciare un segno distintivo, almeno nel genere; ed è bello che qualcuno vi abbia rilevato un elemento di originalità.

Addentriamoci, allora. I geni del pulp, del grottesco, dell’horror, del macabro o della bizzarro fiction, autori ai quali devo tantissimo anche io, sono sì presenti tra le pagine, ma Andrea Moretti ha una visione più che propria, direi unica. Troppo? Per questa volta è vietata l’umiltà!

Sì, “unica” magari è troppo. Però l’hai detto tu che per questa volta è vietata l’umiltà; quindi ti dirò che quanto viene espresso nel mio libro è una visione di totale corruzione e decadimento dei costumi sociali e morali, e di tutti i valori contemporanei. In Vermi, confetti e litanie vengono mostrati personaggi che sviliscono il loro ruolo sociale e rinnegano ogni senso di responsabilità, soccombendo a quelli che sono gli istinti più bassi e corrotti della natura umana. Carabinieri che si intrattengono con studentesse; industriali abbrutiti dal potere; frati che cercano la salvezza tramite il peccato. Insomma, non viene risparmiato nessuno. Qualcuno ci prova pure a cercare una salvezza, una qualche forma di redenzione, ma i vizi lo restituiscono immediatamente alla terra.

Considera che sono una persona molto sobria, difficilmente mi glorio dei miei successi: se lo faccio, mi sento addirittura in colpa, quasi avessi la sindrome dell’impostore. Posso dirti, però, che ho dispensato tutto il mio impegno nella creazione di qualcosa che potesse risultare originale.

Come detto, il libro critica pesantemente la società moderna, una sorta di inferno di plastica privo di ogni minimo valore. I tuoi personaggi lo sanno, lo hanno capito, noi lo abbiamo capito. Penso per esempio alla splendida Salomé, ecco la citazione, e ai bastardi corrotti, protagonisti di uno dei migliori momenti dell’opera. Chiaro, tutto è a dir poco esasperato, ma quanto siamo lontani dal tracollo?

Sono felice che tu abbia citato Salomè come miglior racconto. Vi sono affezionato, anche se molti preferiscono gli episodi più goliardici. Quanto siamo lontani dal tracollo?

Dall’autore di un libro come Vermi, confetti e litanie immagino ti aspetti una profezia fatta di nichilismo viscerale. Guerre, riscaldamento globale, povertà, pandemie, l’onda nera che dilaga in Occidente. Non posso negare che stiamo vivendo un periodo di forte crisi, tale da scoraggiare ogni più rosea aspettativa.Tuttavia, voglio provare a essere positivo. La nostra è una fase di transizione: c’è una resistenza estrema da parte dei vecchi modelli di potere. È il motivo per cui il tracollo sembra sempre più vicino, e si registra un ritorno a modelli ideologici reazionari; ma questo è proprio perché mai come in questo momento certe forze si sono sentite tanto minacciate. Probabile che ci sarà un cambiamento da parte dei giovani, tanto criticati per il loro pensiero a favore della sostenibilità e dei diritti lgbt, che condurrà a un superamento di modelli sociali ed economici ormai tramontati.

Come sta rispondendo il pubblico?

Diciamo che è uno di quei libri che spaccano a metà i lettori. Le reazioni sono miste. Gli appassionati di horror underground, qualche critica, ovvio, c’è sempre, l’hanno apprezzato tantissimo; altri lo hanno bocciato sin dall’inizio, proprio per questa ricerca grottesca di scene stomachevoli. Altri, pur non apprezzando troppo i contenuti, hanno lodato le velleità più intellettuali dello scritto e la scorrevolezza. Qualcuno, ovviamente, ha rinunciato a leggerlo guardando soltanto la cover. Le reazioni più disparate, appunto.

Qualche passo indietro, ora. Parlami un po’ dei tuoi precedenti libri. Quali sono le principali differenze con Vermi, confetti e litanie?

Diciamo che al livello tematico ho sempre mantenuto una certa continuità nelle mie pubblicazioni.

La critica sociale è onnipresente: portata avanti ogni volta con un linguaggio diverso. Nel primo libro, Puple cat, ho tentato di usare l’horror per descrivere il disagio della generazione dei millennial e tutti problemi che li tormentano. Precariato, crisi esistenziale, rapporti liquidi. Nell’Eco dei sogni, affronto il passaggio dalla post-adolescenza all’età adulta, servendomi di un linguaggio fatto di introspezione e monologhi interiori. Il libro non è che un racconto di formazione, scritto della forma di pièce teatrale, che affronta le vicende di uno studente universitario in crisi, che vive una relazione tormentata con una ragazza. Ho poi partecipato a un progetto narrativo a più mani in cui ci si serviva di una tecnica letteraria particolare fatta di soli dialoghi: il nome è breathless ed è stata elaborata dalla scrittrice Elisa Averna. Anche qui, la sperimentazione viene asservita alla narrazione di dilemmi emotivi ed esistenziali: una donna in crisi di mezza età si osserva allo specchio e lotta coi suoi demoni interiori. Le differenze rispetto a Vermi, confetti e litanie? C’è sicuramente una continuità al livello di personaggi e tematiche sviluppate; quello che cambia è la forma, decisamente sopra le righe, e i temi che spingono in modo pesante verso il grottesco e la provocazione.

Situazione attuale in Italia, ma non solo. Migliaia di scrittori e pochi lettori, i numeri parlano chiaro. Cosa pensi di questa amara verità?

Penso che viviamo in un’epoca culturale incentrata sulla vanità e sul culto dell’immagine. Oggigiorno tutti desiderano scrivere un libro, e lo fanno non tanto perché nutrano il bisogno intimo di esprimere qualcosa, quanto perché li lusinga vedere il proprio nome in copertina. Il mercato ha intercettato questo bisogno, e con operazioni discutibili e manipolatorie, soprattutto sui social, tende a spingere chiunque a scriverne uno. I mezzi disponibili sono tanti; molti di più di quanto non fosse qualche anno fa. Prima si faticava veramente per trovare un editore free: ora è tutto più semplice, anche in virtù di alcune piattaforme di self publishing. Veniamo bombardati da campagne ADS in cui leggiamo ogni giorno: “Hai mai pensato di scrivere un libro?”, “Vuoi fare carriera? Scrivi un libro!”, “Hai mai pensato di rendere la tua vita un romanzo?”.

Come se scrivere un libro fosse uno sfizio da togliersi per lusingare sè stessi e non un mezzo per provare a migliorare il mondo esprimendo la nostra interiorità. Con gli strumenti AI è presumibile che, nei prossimi anni, si verificherà una sovrapproduzione di materiale narrativo e un abbassamento notevole della qualità di scrittura. Che dire? Vivremo sicuramente una situazione di impoverimento culturale e di appiattimento stilistico; ma questa sarà anche un’occasione per porre un freno a questa situazione e, in qualche modo, regolamentarla. Diventerà una giungla nella quale riuscirà a sopravvivere solo chi è veramente professionista della parola.

Stai scrivendo qualcosa di nuovo?

Non parlo mai dei progetti a cui sto lavorando. È forse l’unica cosa con cui mi sento di essere scaramantico. Mi piacerebbe avventurarmi in qualcosa di completamente diverso dal punto di vista stilistico, ma senza abbandonare la coerenza con i temi finora affrontati. Anche perché li sento dentro e non riuscirei mai a rinunciarvi.

Tre, anzi, facciamo cinque libri che ti hanno cambiato la vita?

Essendo cresciuto con gli autori classici giapponesi, non posso che adorare Confessioni di una maschera di Yukio Mishima, il più bel lavoro di introspezione mai realizzato nella letteratura, e Il sole si spegne di Osamu Dazai, emblematico della crisi valoriale vissuta dal Giappone nel secondo dopoguerra. Mi sento poi di consigliare Il giovane Holden di Salinger, perché non esiste autore che più sapientemente abbia saputo affrontare il tema dell’adolescenza; Tropico del cancro di Henry Miller, per la potenza dello stile, specie nei momenti più evocativi di scrittura automatica; infine, De profundis di Wilde, la più bella lettera d’amore che sia mai stata scritta.

Saluta i nostri lettori, senza dimenticare i link principali…

Ciao ragazzi e grazie per essere arrivati sin qui. Seguitemi sui miei canali social: il mio profilo Instagram https://www.instagram.com/andrea.moretti.9022/ e la mia pagina Facebook Purple cat, https://www.facebook.com/people/Purple-Cat/100064085981222/

I miei libri li trovate in libreria, su ordinazione, e nei principali store online: dell’ultimo, qualora foste indecisi, trovate l’anteprima su Amazon. Inoltre, nel sito letture fantastiche, trovate diversi miei racconti in lettura gratuita.

https://www.letturefantastiche.com/splendore_e_decadenza_delle_ciambelle_a_cono.html

https://www.letturefantastiche.com/the_corrado_christmas_horror_show.html

https://www.letturefantastiche.com/la_villa_dei_natali_perduti.html

https://www.letturefantastiche.com/corvaro_e_malina.html

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